giovedì 12 ottobre 2017

Giuseppe Vultaggio, recensione di una bella antologia di un Valente Poeta Siciliano "Senza pritisi"

di Caterina Guttadauro La Brasca - La lettura di questa Silloge mi ha colpito e particolarmente emozionata. Io e l’Autore abbiamo le stesse radici, la lingua con cui si esprime mi è familiare e leggerla mi riporta alle origini.
Diciamo, fin da subito, che questa raccolta di “storie” è per me un’antologia poetica perché corposa, intensa e divisa dallo stesso Autore in Poesie Religiose, umoristiche, dedicate, fuori dalle rime. I versi scaturiscono dal sentire mentale e sentimentale di un siciliano doc. Basterebbe solo questo per farsi assalire dalla voglia di leggerli.Una precisazione: alcuni pensano che le poesie scritte in vernacolo siano di serie B, non è così. La lingua siciliana, l’espressionismo vernacolare è un modello linguistico alternativo di ampia divulgazione, che affonda le sue radici in millenni di Storia e ben si sposa con la Poesia, questa fantastica Arte basata sull’importanza del ritmo, dei suoni e del significato semantico dei termini. Le parole dell’Autore giungono senza eccessivo sforzo, i suoi versi ci prendono per mano e ci conducoo dove lui vuole, dandoci la consapevolezza della potenzialità dell’anima. Questa silloge non ha solo un significato poetico ma storico ed educativo, ogni poesia è una piccola storia e questo ne scandisce il valore. L’Autore inizia dichiarandosi incantato e orgoglioso di tutto ciò che quotidianamente vede intorno a sé e sente che non c’è forma più appropriata del siciliano per esprimere la gratitudine alla sua Terra e offrirla ai lettori è, a mio parere, un tentativo di divulgazione letteraria. Le parole armonizzano tra loro fino a raggiungere l’acme nelle ultime quartine. I temi decantati in ogni poesia sono quelli che attraversano il percorso della nostra vita e sono espressi con una semplicità disarmante.Talvolta si avverte il bisogno di fermarsi e rileggere quei versi, rispettosi di tutti.Anche questo rimarca il valore di Giuseppe, che non giudica, non critica, parla “senza pritisi” e forse non sa che questa peculiarità lo rende unico, l’umiltà che pervade i suoi versi è una rarità. Egli ha rispetto dell’uomo, dei suoi sentimenti e dei suoi comportamenti, anche quando non lo approva. Sono versi educativi, dicevo prima. Certo, parlano di natura, del suo mare, del suo paese, si visualizzano quasi come dei dipinti le albe e  i tramonti, le notti animate  da chi va per mare, butta le reti e resta ad aspettare. E quanto sentimento evoca l’immagine di quell’albero antico, simbolo di forza e di continuità, che attraversa i giorni e le stagioni con un simbolo d’amore scolpito sulla corteccia. L’Autore dice anche che non si ritrova talvolta, in questo nostro tempo, dove la gentilezza, la creanza, il rispetto sono desuete,. Nessuno cede più il posto ad un anziano, ad una donna portatrice di vita e questo lo induce a rimpiangere il passato.Si chiede dove si possono ritrovare i valori in un mondo che tende al minimalismo contraendo  le parole e i concetti che vengono trasformate in sigle. Quindi anche spunti di autocritica, di educazione civica ormai evaporata nel tempo. Non si può tralasciare l’aspetto religioso di questa Antologia. L’incipit è d’eccezione, sono le parole in cui si concentra il valore di Don Pino Puglisi, come uomo e come prete e che purtroppo possiamo solo ricordare ed emulare.Giuseppe dice, attraverso i suoi versi, che il Dio in cui crede è quello dei suoi Padri e lo invoca sempre con una fiduciosa aspettativa. Si sfiora anche il valore della maternità nel senso più puro fino ad invocare Maria, la madre per antonomasia alla quale dedica una poesia/preghiera. Descrive, arricchiti di cenni storici, anche le tradizioni del suo paese, i riti della Settimana Santa, la Via del dolore, la sacra rappresentazione che ne scandisce i tempi con dei quadri che vengono  avvolti di rispetto e riverenza, manifestando così la sua profonda religiosità.Parla dei più grandi valori, esalta la generosità che genera la vita, parla anche di chi la nega e la distrugge, del terrorismo che è l’opposto della pace e dell’amore. A seguire le poesie dedicate, un bisogno affettuoso che Giuseppe trasforma in versi dolci come quelli dedicati alla figlia, confortanti quelli che parlano della perdita del padre e altri con cui manifesta stima e amore amicale. Il lettore troverà spunti per riflessioni e considerazioni, immagini e azioni in cui si ritroverà e questo per Giuseppe Vultaggio sarà un obiettivo raggiunto, perché come dice Bertold Brecht: “se una poesia su un campo di papaveri ti ha insegnato a guardare meglio i papaveri, ha già adempiuto ad una grande funzione.”


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