giovedì 21 settembre 2017

Intervista a Chiara Spagnoli Gabardi, “Renaissance Woman” per la potente critica statunitense: l'arte come espressione di vita

(English version) Intervista di Andrea Giostra. Chiara è una pittrice italiana. Giovane ma non è estranea al mondo dell’arte statunitense prima, italiano poi, e internazionale infine. Dell’arte che fa scuola, crea cultura, riflessione, etica, morale pubblica. Dell’Arte che si appropria, o si ri-appropria se vogliamo e come vedremo nella nostra interessante conversazione, del concetto che Aristotele aveva del pensiero e della riflessione quando gli accadimenti della vita ci costringono a ragionare e a pensare “filosofando”.

Chiara è una cittadina del mondo, una cosmopolita come si dice oggi, che parla benissimo diverse lingue. Le sue opere sono state esposte in diverse gallerie tra Europa e America. È una stella nascente dell’arte visiva.
Chiara Spagnoli Gabardi definisce i suoi quadri “Calembours Materici”, ovvero giochi di parole con tecnica mista, dedicandosi contemporaneamente ad altri campi creativi. Da questo punto di vista si potrebbe definire Chiara un’artista di stampo rinascimentale dall’eclettismo creativo, o una Fenomenologa dell’Arte Contemporanea. Oppure, ancora, per tornare ai nostri tempi con il filosofo ed economista francese Serge Latouche, un’artista che possiede un tocco pittorico e creativo “eco-friendly”.
Difficile da racchiudere in una semplice definizione. Molto più facile ammirare le sue Opere, farcele raccontare, e ascoltare le sue parole in questa bella chiacchierata a due, dopo aver fatto una piccola presentazione dell’artista.

Chiara, oltre ad essere una giovane Artista di grande talento, è anche una scrittrice poliglotta e quindi non soffre di certo di analfabetismo idiomatico. La sua formazione culturale e accademica è multiforme. Dopo aver frequentato una scuola britannica a Milano, si è laureata in Scienze Politiche, frequentando successivamente un Master universitario in sceneggiatura e produzione cinematografica. Durante questa formazione, ha inoltre frequentato dei corsi tra New York e Los Angeles al “Lee Strasberg Theatre and Film Institute”, istituto che celebra oltre 45 anni di lavori concentrati soprattutto nella formazione di attori e di artisti della settima arte. Oggi Chiara esprime la sua anima artistica da diverse prospettive creative ed intellettuali: critico cinematografico, sceneggiatore, giornalista ed editorialista per diverse testate europee e statunitensi, della carta stampata, online, ed emittenti radio-televisive. Chiara è inoltre docente presso l’Università I.E.D. di Milano, dove insegna “Phenomenology of Contemporary Arts”.
I suoi quadri conosciuti come “Calembours Materici”, riescono a sedurre l’amante dell’Arte sperimentale e innovativa, attraverso i giochi di parola che prendono vita su tela.

Ciao Chiara, benvenuta e grazie per la tua disponibilità nel fare una chiacchierata con me sulla tua arte e sulla tua professione. La prima domanda che ti pongo è quella di chiederti di presentarti ai nostri lettori: Chi è la Chiara-Donna?

Grazie Andrea di esserti interessato alle mie ultime vicende pittoriche. Ho avuto il privilegio di nascere nel paese della bellezza, l’Italia, e di cimentarmi all’estero, tenendo a mente la femme indépendante di Simone de Beauvoir, che attraverso il lavoro e la auto-realizzazione ha la possibilità di liberare la propria espressione artistica. Sono una donna che esplora continuamente la propria complessità, come disse Oriana Fallaci “Essere Donna è così affascinante, è un’avventura che richiede un tale coraggio una sfida che non finisce mai”.

Chi è invece la Chiara-Artista?

Curiosa con un’anima fanciullesca. La sindrome di Peter Pan e lo spirito di Lewis Carroll non mi abbandonano mai e sono la mia chiave per scrutare, e talvolta dileggiare, alcuni aspetti della nostra società. Sono guidata dal senso di meraviglia e cerco di convogliarla nella mia arte.

Chiara, hai trascorsi diversi anni a New York per il tuo lavoro di artista e giornalista. Qual è stata la spinta che ti ha portato al cuore dell’Arte Contemporanea? E cosa ricordi dei primi anni di soggiorno in America che vuoi condividere con i nostri lettori?

Ho iniziato a viaggiare fin dalla tenera età e questo mi ha permesso di non aver mai un approccio reverenziale verso l’estero. Perciò l’America, in particolare New York, è stata una tappa che ho voluto fare per ampliare la mia esperienza professionale e mettermi alla prova lontano da casa. Indubbiamente la Grande Mela è stata scelta in quanto fulcro delle nuove tendenze artistiche e sono stata felice di poter realizzare diverse mostre a Manhattan e avere avuto degli splendidi riscontri, sia dal pubblico sia dai media. Vivere in America fortifica e permette di rivedere l’Italia con altri occhi. Il nostro è un paese eccezionale, che dovrebbe lavorare sulla propria autostima e al tempo stesso aiutare le nuove generazioni ad esprimere la loro professionalità.

Che età avevi quando hai iniziato ad imparare le tecniche per esprimere la tua pulsione artistica?

Sono un’autodidatta. Fin dal liceo realizzavo nature morte a matita, carboncino e olio. Ma la mia gioia maggiore era quando sperimentavo con la materia. Ho poi iniziato la mia produzione artistica su tela all’università mentre studiavo tutt’altro, Scienze Politiche. Nel corso degli anni i quadri sono aumentati e sono stata spronata da amici e parenti a realizzare la mia prima mostra. Da allora il mio stile si è definito con i miei giochi di parole con tecnica mista, chiamati “Calembours Materici”.

Sai bene, Chiara, che per essere artisti occorrono gli strumenti per esprimere il proprio talento. Nel Rinascimento italiano erano i Maestri d’Arte a trasmettere le tecniche e la maestria nell’uso degli strumenti con cui operare e creare, con i quali modificare la realtà e trasformare il noto in nuovo. Chi sono stati i tuoi Maestri d’Arte?

Non ho avuto una figura di mentore che mi abbia introdotto all’arte e al desiderio di coltivarla. Mi sono lasciata guidare da alcuni movimenti artistici come la Pop-Art, il Ready Made, l’Arte Povera e il Dadaismo. Alberto Burri è l’artista che mi ha ispirato a giocare con la materia, anche se i miei primi esperimenti pittorici hanno seguito l’action painting e il dripping di Jackson Pollock. Il Rinascimento Italiano mi ha sempre ammaliato per i capolavori che ha creato e gli artisti che ha promosso. All’epoca il mecenatismo era vissuto come virtù civica, mentre oggi sono pochi i privati dediti a valorizzare gli artisti. Del Rinascimento amo la figura del “polimata”, l’artista che si cimenta in più campi. Leonardo Da Vinci n’è l’emblema, ma abbiamo anche esempi più moderni come la bellissima e talentuosa Hedy Lamarr: attrice versatile che sdoganò il nudo femminile nel cinema degli anni ‘30, donna politicamente impegnata che lasciò il primo marito filo-nazista e inventrice geniale a cui dobbiamo l’esistenza del Wi-Fi.

Qualsiasi professione, quando fatta bene, ha bisogno di un periodo di “gavetta”. Tu, Chiara, cosa ricordi dei tuoi primi anni di attività artistica, della cosiddetta gavetta, dove si lavora tanto e si guadagna pochissimo o nulla? E quali sono state le difficoltà che hai dovuto affrontare e superare?

Come diceva Eduardo De Filippo “gli esami non finiscono mai”, quindi la mia gavetta prosegue. La ricerca per il mio percorso artistico, giornalistico e di docente comporta uno studio continuo. Per quanto riguarda le difficoltà remunerative delle professioni creative, l’aspetto positivo è che seguendo più progetti contemporaneamente, si sviluppano capacità di multitasking e si ha la possibilità di spaziare creativamente.

Saprai come tutti, Chiara, che nel mondo dell’Arte ci sono moltissimi giovani talenti che purtroppo non riescono ad esprimersi compiutamente e ad avere successo. Spesso vengono ingaggiati ed incastrati da artisti senza scrupoli che ne fanno i loro “Nigger”, come si usa dire in gergo, ovvero dei giovani artisti che devono realizzare centinaia di opere nello stesso stile dell’artista che glieli ha commissionati senza però averne nessun riconoscimento, se non quello di qualche soldo per vivere. Un fenomeno che inizia nei paesi anglosassoni (U.S.A., Inghilterra, Australia), ma che adesso si sta sviluppando anche in Europa, e in Italia da un po' di anni a questa parte. Quando eri una giovane artista hai mai ricevuto questo genere di proposta? Qual è la tua idea rispetto a questo fenomeno in larga diffusione?

Il fenomeno si può collegare anche al fatto di essere un’artista donna, se si pensa alla canzone del 1972 di John Lennon, con la Plastic Ono Band “Woman is the Nigger of the World”, che denunciava la condizione di asservimento della donna. Per fortuna né come artista in erba, né come donna ho vissuto questa situazione sulla mia pelle. Mi viene in mente invece una pièce teatrale di Dacia Maraini che è stata rappresentata a New York, e raccontava la storia di una giovane artista. La pittrice una volta raggiunto il successo veniva schiacciata dal cinismo dell’industria culturale, che le imponeva di riprodurre sempre le stesse opere. In effetti nel mercato dell’arte bisogna essere riconoscibili, io ho trovato un fil rouge tra i miei quadri, utilizzando il linguaggio come segno distintivo del mio stile variegato.

Chiara, se per un motivo qualsiasi dovessi lasciare l’Arte, cosa ti piacerebbe fare? Quali pensi siano gli altri tuoi talenti?

Sono una narratrice di storie e cerco di raccontarle attraverso diversi mezzi di comunicazione, che sia critica, scrittura creativa, o arte visiva. Non potrei fare altro. Tempo addietro avevo realizzato un cortometraggio ispirato ai miei quadri. Sarei contenta di creare altri vasi comunicati tra le varie discipline nelle quali lavoro. Oppure potrei far riferimento a uno splendido dialogo del film di Truffaut, “Jules et Jim”, in cui i protagonisti si confrontano su che mestiere scegliere e uno di loro risponde “Il curioso” e gli viene detto che non è una professione, ma lui spiega: “Non è ancora un mestiere. Viaggi, scriva, traduca, impari a vivere dovunque, e cominci subito. L’avvenire è dei curiosi di professione”.

Recentemente Chiara, hai esposto a Bologna alla Galleria Farini in una bellissima collettiva, insieme a tanti artisti famosi e dov’era presente un illustre Critico d’Arte. Ci racconti questa tua ultima esperienza? Come è stata?

Si tratta della collettiva “Arte a Palazzo In Mostra con I Grandi Maestri” che ha segnato il IV Anniversario della Galleria Farini Concept. Un mio quadro era esposto assieme alle opere di autori quali Warhol, Festa, Angeli, Schifano e altri artisti contemporanei. Grande plauso va al Gallerista Roberto Dudine, per la straordinaria organizzazione nella splendida cornice del cinquecentesco Palazzo Fantuzzi, e ai suoi collaboratori Monica Tanaglia, Grazia Galdenzi, Camilla Faccini e Azzurra Immediato. Il catalogo della mostra farà parte della collezione della Biblioteca di Storia dell’Arte ed Estetica dell’Università Carlo Bo di Urbino. Durante il vernissage c’è stata la partecipazione straordinaria di TV Capodistria, per realizzare un servizio esclusivo sull’evento, e come ospite d’onore è venuto il Professor Vittorio Sgarbi, che ha osservato tutte le opere con grande attenzione e al quale ho strappato un sorriso genuino con il mio “Pop-Porn”.

Chiara, vuoi descrivere ‘Pop-Porn’ ai nostri lettori, che potranno vedere in foto mentre leggono questa intervista?

“Pop-Porn” è un dileggio dell’odierno culto del cibo, divenuto il protagonista assoluto di programmi televisivi e del mondo virtuale. La spettacolarizzazione del cosiddetto Food Porn ovvero l’ossessione per il cibo attraverso la proliferazione di immagini sui social media all’interno della cultura pop, ha sorpassato l’interesse per le raffigurazioni di soggetti erotici. Questa è la forma di voyeurismo che appartiene alla generazione dei Millennials, conseguentemente un seno ricoperto di pop-corn diventa l’emblema della pornografia contemporanea.

Molto interessante Chiara. Mi piace molto il tuo concetto e quello che esprime questa Opera, stimolante filosoficamente direi, più che artisticamente. In fondo l’arte deve riappropriarsi di questo obiettivo, di questo nobile scopo, la riflessione, il pensiero, un po’ come nell’antica Grecia diceva Aristotele nel Protreptico o Esortazione alla filosofia del 350 a.C.: «Chi pensa sia necessario filosofare deve filosofare e chi pensa non si debba filosofare deve filosofare per dimostrare che non si deve filosofare; dunque si deve filosofare in ogni caso o andarsene di qui, dando l'addio alla vita, poiché tutte le altre cose sembrano essere solo chiacchiere e vaniloqui». Oppure come teorizzò magnificamente nel secolo scorso Gilles Deleuze (1925-1995), la funzione filosofica della settima arte è quella di creare etica e morale pubblica. Insomma, Chiara, per dirla con Serge Latouche, penso che l’Arte oggi debba recuperare questa sua nobile funzione culturale e morale, abbandonando la “gabbia” commerciale da obsolescenza programmata, come tu stessa sottolineavi, dove i cinici mercanti d’arte l’hanno rinchiusa. Ma detto questo, ho letto la bellissima analisi di Pop-Porn, che vorrei condividere con i nostri lettori, scritta da Azzurra Immediato della Galleria Farini di Bologna:

«Pop-porn è l’irriverente titolo dell’opera presentata dalla giovanissima artista meneghina Chiara Isabella Spagnoli Gabardi, in occasione della XIX Collettiva Internazionale di Pittura, Scultura e Fotografia del progetto Arte a Palazzo.
Facendo un salto a ritroso nel tempo, il titolo di questo lavoro ricorda un brano del 2008 di un duo leccese che, proprio grazie alla provocazione semantica del testo e del concetto legato a quella pubblicazione, scalò le vette delle classifiche musicali, divenendo ciò che oggi si suol definire un “fenomeno mediatico.” Se del duo pop Il Genio non abbiamo avuto più notizie, al contrario, di Chiara Isabella Spagnoli Gabardi, il mondo del contemporaneo, dell’arte considerata “giovane” e di sperimentazione, ne parla e ne apprezza le vocazioni.
L’artista, nonostante la sua giovane età guarda alla lezione dei grandi maestri delle avanguardie, in particolare, alcuni dei quali ritrova esposti in Palazzo Fantuzzi, accanto alla propria opera, maestri di cui Ella ha interiorizzato la spinta innovativa e di rottura con gli accademismi e ne ha fatto il proprio filone di ricerca personale. Fondamentale ruolo è quello che ha assegnato alla materia, non solo come pigmento, ma viva e tridimensionale materia che fisicamente compartecipa alla costruzione reale dei suoi lavori, attraverso l’uso delle tecniche del collage e dell’assemblage e che permette all’artista di giocare, nel senso più pieno del termine, con il mondo di oggi. L’analisi che la Spagnoli Gabardi porta avanti è, invero un ricorso carico di sinergie che opera dal basso pur traendo spunto da una visione colta.
Il reale che l’artista milanese decifra, emergente dalla dimensione dell’esperito e del vissuto, ma anche da ciò che tutt’intorno accade probabilmente derivato anche dalla formazione in Scienze Politiche che Ella ha alle spalle si nutre di ironia e sarcasmo, ad oggi, probabilmente, una delle vie da seguire per affrontare il contemporaneo in maniera oggettivamente corretta. Ecco dunque che, concettualmente vicina al poverismo e al dada, un’opera come Pop-Porn racchiude in sé meraviglia, stupore, dell’artista ma anche quelle che deriveranno dall’istante fruitivo.
L’assemblage di quelli che sembrano “innocui” pop-corn-assumono, invece, l’aspetto di un seno femminile, trattano tuttavia, non secondo canoni del nudo classico e neppure secondo gli stilemi delle avanguardie pittoriche. Il pop assume la valenza della cultura o coltura, in questo caso?! popular e lo fa alla maniera del ready made più ironico, quello del cibo, del “tutto e subito” mentre, la nudità rimanda al significato voyeuristico del porno, privo ciononostante, di qualsivoglia volgarità. Ai coetanei dell’artista non mancherà un pensiero rivolto a quel fenomeno social fotografico denominato #foodporn che rimanda ad una sorta di ossessione che fa del “cibo da mangiare con gli occhi” divenuto protagonista di alcuni social su cui condividere fotografie. In tal modo, la nostra artista sembra quasi osservare in maniera ampia tutto ciò che accade in questo nostro tempo, sempre di corsa, verso dove non si sa e che bulimicamente afferra tutto ciò che capita, senza coglierne il significato vero e profondo.
L’ironia fatta propria dalla Spagnoli Gabardi è la medesima di cui non poteva fare a meno Massimo Bontempelli nella sua analisi del Novecento, un sarcasmo salvifico, che permette di restare ancorati alla ragione, pur permettendole di sognare; un’ironia che esce dai ranghi dell’ovvietà tout court, banalità per certi versi, mondo sicuro di certe menti asfittiche mancanti di ogni tipo di coraggio. L’artista lombarda, al contrario, il coraggio di rompere gli schemi, di andare oltre, di provocare mediante le proprie opere ce l’ha e lo dimostra nelle diverse tematiche che affronta con il suo lavoro.
Pop-Porn si traduce, pertanto, in espediente narrativo e dialogico, sardonico, in grado di raccontare una storia che è odierna ma anche senza tempo, che interroga lo spettatore senza porlo in difficoltà ma quasi cercando un complice per sorridere insieme di questa nostra vita, in cui ogni elemento permette di aprire seriose riflessioni.»

Bellissima! Complimenti Chiara. Cosa ci dici a proposito di queste interessantissime stimolazioni che la Immediato sollecita nella sua analisi?

Penso che oltre ad essere molto lusinghiera, coglie tutte le sfumature del mio stile e del pensiero che c’è dietro la realizzazione di questo quadro. L’approccio giocoso di ‘Pop-Porn’ racchiude un’attenta osservazione della nostra contemporaneità e ho molto apprezzato che citasse anche il riferimento musicale al duo leccese, Il Genio. Amo l’intersecarsi dei sensi e delle arti, mi affascina come il fenomenologo Merleau-Ponty abbia esplorato la sinestesia, e il modo in cui corpo e mente costituiscano un’unica entità nella percezione. Per altro anche Walt Whitman con la sua poesia ci diceva che non abbiamo un corpo, bensì Siamo un corpo e che ferendolo si trafigge l’anima di una persona. Trovo di grande ispirazione quando c’è una sorta di sinestesia o fusione tra diverse discipline creative, quello che Wagner chiamava Gesamtkunstwerk e che oggi viene definita cross-pollination o cross-fertilisation.

Chi volesse conoscere le tue Opere, dove può vederle? Quali saranno i tuoi prossimi appuntamenti espositivi?

I quadri, le mostre, e la rassegna stampa dei miei lavori sono visibili sul sito www.chiaraspagnoliart.com. Non ho ancora programmato altre esposizioni. Poco prima del vernissage bolognese sono stata alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica a Venezia, dove ero in giuria per la sezione dei film delle Giornate degli Autori, in rappresentanza di Fedeora (Federazione dei Critici Cinematografici d’Europa e del Mediterraneo). Ho avuto quindi poco tempo per dedicarmi alla realizzazione di altri quadri. Ora finalmente mi sto dedicando alla creazione di nuovi Calembours Materici.

Chiara, raccontaci qual è la tua “Poetica” nell'Arte che crei, nell'accezione di Aristotele che la usò per la prima volta in uno scritto intorno al 330 a.C. e che analizzava l'Arte, in tutte le sue forme espressive, distinta dall'Etica e dalla Morale, introducendo due concetti fondamentali: la “Mimesi” e la “Catarsi”, concetto successivamente, alla fine dell'800, ripreso da Freud nell'elaborazione della Psicoanalisi.

Per Aristotele l’arte è essenzialmente imitazione, ma contrariamente a Platone non la condanna: esalta l’arte come rappresentazione della natura. Nel realizzare i miei quadri non attingo a questo concetto di armonia e simmetria, influenzata dal razionalismo pitagorico. Anche perché la matematica non è il mio forte e riuscirei sicuramente a sbagliare il calcolo della sezione aurea! Ma il mio apprezzamento nei confronti della natura risiede nell’adottare un approccio sostenibile. Tutti i materiali che utilizzo sono di scarto e cerco di dare loro una nuova espressione e funzione. Per quanto riguarda la Catarsi come purificazione delle emozioni, la mia mente vaga alle riflessioni di Edmund Burke sul Bello e sul Sublime. La forza generatrice viene messa a confronto con quella distruttrice, che costituisce qualcosa di orrendamente affascinante. Credo che su questa lunghezza d’onda l’arte debba essere libera di scatenare turbamenti e introspezioni. La mia Poetica è quella di addolcire, nella forma, quel Sublime che ci terrorizza, per innescare un momento di riflessione ma anche di sdrammatizzazione.  

Ti ho raccontato, Chiara, della mia grande passione adolescenziale per la letteratura russa, ed in particolare per Fëdor Michajlovič Dostoevskij (1821-1881) del quale ho letto tutto, che considero il vero padre della psicologia del profondo e che ispirò tantissimo Sigmund Freud nel concepire la psicoanalisi. Uno dei romanzi di Dostoevskij che amo di più è “Delitto e Castigo” (1886), dove si possono leggere queste parole: «Se avessi voluto aspettare che tutti fossero diventati intelligenti, sarebbe passato troppo tempo...Poi ho capito anche che questo momento non sarebbe arrivato mai, che gli uomini non cambieranno mai e che nessuno riuscirà a trasformarli e che tentar di migliorarli sarebbe fatica sprecata!». Dall’altra parte dell’Europa, a Palermo, sul grande frontale del Teatro Massimo, aperto al pubblico nel 1897, è incisa questa frase: «L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire». Qual è la tua riflessione leggendo queste due bellissime frasi?

Dostoevskij ci disse anche che “La bellezza salverà il mondo”. Penso che l’Arte giochi un ruolo importante in questo contesto, ancor più della filosofia, poiché non viene solleticato solamente l’intelletto ma la reazione fisica del nostro corpo, quando interagisce con l’opera, attraverso i sensi. Non mi riferiscono solo alla vista, all’udito, all’olfatto, al gusto e al tatto; ma anche a tutti gli altri che sono stati scoperti successivamente, come la percezione del dolore, della temperatura, dell’equilibrio, del movimento, del tempo, del prurito, dell’orientamento, della consapevolezza corporea. Ognuno di questi influenza il nostro momento esperienziale dell’arte.

Per rimanere su Sigmund Freud, un’altra mia grande passione letteraria anche per le sue pubblicazioni cliniche e psicodinamiche, saprai di certo che scrisse diversi articoli e saggi sull’Arte. Il concetto dominante era sempre lo stesso: «L’Arte è l’espressione più poderosa del profondo dell’animo umano.» Non è proprio una citazione, ma è quello che ne ho tratto dalle letture freudiane. Molti anni dopo, Jackson Pollock (1912-1956), disse queste parole: «Tutti noi siamo influenzati da Freud, mi pare. Io sono stato a lungo junghiano. La pittura è uno stato dell'essere. La pittura è una scoperta del sé. Ogni buon artista dipinge ciò che è.» Qual è la tua prospettiva esperienziale ed artistica rispetto alle parole che ti ho appena letto?

L’arte si trova tra il reale e il possibile. La fantasia dell’artista assume una forma concreta, in cui l'opera d’arte diventa veicolo di verità, che ci permette di riflettere e confrontarci. L’arte assume importanza nel momento in cui ci aiuta a raccogliere il significato delle cose, come sintetizzò Paul Klee “L’arte non deve rappresentare il visibile, ma rendere visibile l’invisibile”.

È verissimo quello che dici in riferimento a Paul Klee. In qualche modo esprime lo stesso concetto freudiano, nel portare in coscienza ciò che invece rimarrebbe sommerso per sempre nel profondo dell’animo umana, generando una dirompete pulsione vitale e creativa nell’artista.
Se ti venisse chiesto di spiegare cos'è l'Arte a dei bambini, con parole semplici, cosa racconteresti?

L’Arte si vive.

Se invece dovessi spiegare cos’è la Cultura e a cosa serve nel mondo dell’Arte?

La Cultura è un patrimonio di conoscenze sviluppato nel corso del tempo, non a caso la parola deriva dal verbo latino “colere” che significa “coltivare.” In termini odierni può estendersi a tutto ciò che è popolare ed è diventato di “culto” e nell’ambito artistico influisce fortemente la Weltanschauung delle persone. Questo in qualche modo forgia il modo di fruire un’opera d’arte secondo il circolo ermeneutico di Heidegger: le opere d'arte non sono semplicemente rappresentazioni del mondo, ma producono una comprensione condivisa di una comunità. Ogni volta che una nuova opera viene aggiunta a qualsiasi cultura il significato di ciò che è, per esistere, viene modificato intrinsecamente.

Se dovessi scegliere un colore tra il rosso e il blu, quale sceglieresti? E perché?

Li amo entrambi. I colori caldi e freddi sono complementari. Non si può scegliere tra gli uni e gli altri, sarebbe come scegliere tra la luce e l’oscurità, il suono e il silenzio, il movimento e la staticità.

Se dovessi scegliere un fiore, quale sceglieresti? O meglio, se un ammiratore volesse regalarti un mazzo di fiori dopo una tua performance, che fiori ti piacerebbe ricevere?

Il mio fiore preferito è l’orchidea. Amo la sua eleganza essenziale e delicatezza.

Chiara, per finire la nostra chiacchierata, mi piacerebbe che ci raccontassi qual è il tuo sogno nel cassetto che oggi vorresti realizzare e che ti porti dentro fin da bambina?

Come Shakespeare credo che “siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”, intrecciamo pensieri e sensazioni, in un dormiveglia tra etereo e materia. Tessiamo le nostre aspirazioni che quando si concretizzano, inevitabilmente si sfilacciano e si attorcigliano in maniera non programmata. Il mio telaio si è articolato in modi che non avevo nemmeno immaginato. Continuo ad elaborare il mio canovaccio e seguire le ristesure che la vita mi propone, osservando come si sviluppa il mio Arazzo di Bayeux.

Grazie Chiara per essere stata con me e per averci raccontato della tua arte e della tua vita di artista. Il mio in bocca al lupo è molto sentito e spero di incontrarti presto per un’altra chiacchierata o per una tua bellissima personale. Grazie ancora e alla prossima…

Grazie a te Andrea per questo meraviglioso volo pindarico tra arte e filosofia.

Link utili per approfondimenti sull'Arte di Chiara Spagnoli Gabardi:
http://www.azzurraimmediato.it/

di ANDREA GIOSTRA