martedì 12 settembre 2017

Ascolta le mie voci, 10 racconti di Emanuele Cislaghi. La recensione di Fattitaliani

Emanuele Cislaghi, "Ascolta le mie voci", Ed. Giraldi, Bologna, 2008.
Recensione di Andrea Giostra - Emanuele Cislaghi, inizia la sua raccolta di racconti brevi - di novelle oniriche? - con un bellissimo incipit del poeta e cantautore bresciano Omar Pedrini, tratto dal brano “Il giardino di Daria” dove, alla fine del pezzo, quasi nascostamente, Pedrini recita una poesia per coloro che metaforicamente vogliono andare altre al brano cantato e suonato, e non si fermano all'“apparenza della fine” di quello che si vede o si sente. Questa la breve poesia di Pedrini, riportata, come detto, come incipit di apertura del libro da Cislaghi: «C'è un lungo fiume di dolore / che attraversa il tempo, / Nel suo letto / scorrono il fuoco dell'arte / e i cadaveri dei suoi figli maledetti.»
Dopo aver letto la breve raccolta dei dieci racconti di Cislaghi, penso che non ci possa essere migliore “pre-fazione” per far comprendere al lettore qual è la natura di questo libro. Non è casuale che abbia scritto “pre-fazione”, e non come si scrive normalmente senza il trattino! Proprio per far comprendere che nel libro c'è una parte di comprensione della “struttura letteraria”; e una parte dello scrivere di Cislaghi che ha a che fare con una sorta di “fazione”, di una “gruppo informale” di scrittori, che si distaccano dallo scrivere comune e diffuso, popolare direi! … intraprendendo una strada tortuosa e pionieristica.
La narrazione e la scrittura sono sofisticate, eccentriche, oniriche, proiettive, neo-ermeneutiche, destrutturanti, stupefacenti, disorientanti, innovative, sperimentali, che stimolano la curiosità del lettore, che incoraggiano alle riflessione ed alla comprensione solipsistica, ma soprattutto sono narrazioni “libere”: nell'accezione del sostantivo che ha a che fare con l'Arte letteraria moderna, che è quella di lasciare al lettore ampi spazi di libertà per essere trascinato in significanti e riflessioni che appartengono a lui che legge e che non hanno nulla a che vedere con colui che ha scritto!
Da questo punto di vista i racconti sono destinati a lettori “professionisti”, nel senso che sono destinati a quei lettori che leggono per passione e bisogno intellettuale insieme, e che non possono fare a meno di leggere storie perché altrimenti entrerebbero in una dimensione psico-patologica di astinenza tanto dolorosa quanto intellettualmente insopportabile. I cosiddetti “divoratori di libri” che hanno un bisogno fisiologico e insieme neurofisiologico di leggere per nutrire quotidianamente il loro spirito e la loro mente!
I lettori “comuni”, quelli cioè che leggono perché nella lettura trovano … sminuendola assai! … uno dei loro strumenti per distrarsi dalla realtà, per rilassarsi, per sorridere, per sognare ad occhi aperti avventure altrimenti irrealizzabili, che amano introiettare pigramente nella loro mente un prodotto confezionato che non lascia alcun margine di meditazione e medi-azione perché tutto è stato detto e scritto …. Ebbene, questi lettori non troverebbero interessante la lettura di Cislaghi perché non sono attrezzati culturalmente, intellettualmente e rischiano un'agorafobia letteraria che li disorienterebbe in un'angoscia di perdita dei loro consolidati ed affidabili punti di riferimento rassicuranti: “Datemi un libro ben confezionato!”. Non è un libro per questo genere di lettori che purtroppo sono la maggioranza ed amano le storie e i racconti che una volta letti, “periscono per sempre e cadono nell'oblio” con la fine dell'ultima pagina!

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di ANDREA GIOSTRA