domenica 23 aprile 2017

NOEMI COGNIGNI, ATTRICE, MODELLA, PRESENTATRICE, IN UNA PAROLA, UN’ARTISTA POLIEDRICA A FATTITALIANI: FACCIO CIÒ CHE MI EMOZIONA FARE. L'INTERVISTA

Ho incontrato Noemi a Napoli qualche settimana fa. Noemi è una donna giovane, bellissima, attrice, modella, presentatrice, in una parola un’Artista poliedrica con un’esperienza professionale e umana variegata e completa che ne fa una Donna capace di adattarsi a qualsiasi performance artistica.
Noemi è una Donna molto colta ed intelligente, di quelle che conoscono bene il sacrificio e lo studio serrato di chi è assetato di sapere e di conoscenza, perché sono quelli gli strumenti per essere una spanna al di sopra della spietata concorrenza di chi esercita la sua professione. Anche se spesso in Italia può essere un’arma che si ritorce contro la Donna-Artista! Ma Noemi non può fare a meno della cultura e della conoscenza! Il nostro Paese, lo sappiamo tutti molto bene, non è un Paese meritocratico, ma un Paese partitocratico: se “appartieni” a qualcuno vai avanti; se meriti il successo, non vai avanti! S'è la vie en Italie!
L’humus artistico di Noemi è Napoli, la sua città, dove ha fatto la sua gavetta artistica e le prime esperienze professionali; città alla quale è visceralmente legata come tutti i napoletani, e come tutti i meridionali lo sono alla loro terra!
Noemi si è poi perfezionata nelle migliori scuole italiane: nel 2013 all’Accademia Artisti di Rita Statte e Carlo Principini di Roma; nel 2014 frequenta una Master-Class con Ivana Chubbuck Studio a Roma, che è una prestigiosissima Scuola di recitazione che ha sede a Los Angeles e che hanno frequentato moltissime Big Star Hollywoodiane. La Ivana Chubbuck Studio insegna e trasmette una tecnica di recitazione completa, moderna e innovativa che sta formando insegnanti e attori in tutto il mondo, che diventano portatori di un sapere recitativo e della Tecnica che oramai è conosciuta a livello planetario come la “Ivana Chubbuck Studio”. Sempre nel 2014 partecipa al Workshop con Roberto Bigherati.
Dopo l’intensa ed approfondita formazione, Noemi ha partecipato come attrice protagonista, come co-protagonista, oppure, con una parte da attrice, in più di trenta produzioni audiovisive, cortometraggi, video-clip, dei quali ci parlerà nella nostra intervista-conversazione.
Noemi ha inoltre realizzato diversi spot pubblicitari per diversi Brand, come protagonista ed è stata autrice e protagonista di diversi eventi di Alta Moda e di Spettacolo: anche di questo ci parlerà.
Noemi ha maturato anche una solida esperienza teatrale, che l’ha vista collaborare con grandi nomi del Teatro partenopeo, quali Dalia Frediani al Teatro Bellini di Napoli, città per eccellenza del Teatro d’autore. Non è un caso che il Teatro più antico del mondo sia stato creato a Napoli nel 1737, ed è il famosissimo e bellissimo “Teatro di San Carlo”, progettato e costruito dall'architetto Giovanni Antonio Medrano, Colonnello Brigadiere spagnolo di stanza a Napoli, e da Angelo Carasale, già direttore del San Bartolomeo, dove in quasi trecento anni, si sono esibiti gli Artisti più famosi e conosciuti al mondo. È troppo lungo l’elenco di quelle che oggi chiameremmo Big Star; basta ricordare gli Artisti del XX e XXI Secolo per avere un’idea di quella che è la Cultura Teatrale della città della quale si dice “Vedi Napoli e poi muori!”, nel senso che il rischio è la “Sindrome di Stendhal”; Stendhal che rimase vivo solo perché vide Firenze e non Napoli!
E allora, solo per citare alcune Big Star degli ultimi tre secoli, ricordiamo solo una piccola componente di loro: Toscanini, Stravinskij, Bernstein, Sawallisch, Gui, Santini, Fricsay, Scherchen, Cluytens, Mitropoulos, Muti, Abbado, Busoni, Gavazzeni, Boulez, Sinopoli, Mehta, Tate, Giulini, Celibidache, Karajan, Furtwängler, Böhm.
E poi c’è la storia centenaria del Teatro delle compagnie napoletane, da Raffaele Viviani ai fratelli De Filippo, da Totò a Massimo Troisi, dai fratelli Giuffrè a Ninno Taranto, da Mario Merola a Nino D’Angelo, da Roberto De Simone a Massimo Ranieri, solo per citarne alcuni, perché la lista è infinita.
È questa matrice culturale ed esperienziale della Noemi Donna e Artista, che, come direbbe Martin Heidegger (1889-1976), considerato il maggior esponente dell’esistenzialismo ontologico e fenomenologico del XX Secolo, potremmo drasticamente sintetizzare con la frase: «L’essere umano è frutto del suo ambiente vitale, di dove è nato e cresciuto!».
La matrice ambientale-culturale di Noemi è straordinariamente ricca e prolifica di Vera Arte, ed è per certi versi fantastica!
È questo che mi lascia pensare che la nostra intervista-conversazione sarà estremamente appassionante ed intrigante intellettualmente e culturalmente, oltre che artistica e creativa.

Ciao Noemi, Benvenuta e Ti ringrazio subito per avermi concesso questa intervista per il nostro Magazine. Ho fatto una lunga presentazione che ha riguardato Te, ma che al contempo ha riguardato la Tua incantevole città, con tutte le sue contraddizioni – come la mia d’altra parte! - perché sei un'Artista che ha già fatto un'esperienza professionale straordinaria, che chiaramente ci racconterai in questa chiacchierata.
E allora passiamo alla prima domanda che prendo in prestito da un tuo famosissimo concittadino:«… è stata tutta una vita di sacrifici e di gelo! Così si fa il teatro. Così ho fatto! Ma il cuore ha tremato sempre tutte le sere! E l’ho pagato, anche stasera mi batte il cuore e continuerà a battere anche quando si sarà fermato» (15 settembre 1984, Taormina). Noemi, ascoltando queste parole di Eduardo de Filippo che disse nel suo ultimo discorso pubblico a Taormina, cosa ti viene in mente, cosa pensi della figura dell’Artista da questa prospettiva defilippiana, se vogliamo?
Caro Andrea grazie a te soprattutto per la splendida introduzione. È verissimo. Quando De Filippo diceva queste cose, io non ero ancora nata, ma certe cose non cambiano mai. È una vita di sacrifici, enormi molto spesso. Si sacrificano gli affetti, si sacrifica il proprio tempo libero, si sacrifica una parte di sé, se vogliamo. Il gelo non è solo metaforico; se non sei un artista famoso spesso lavori in condizioni allucinanti, ma nonostante tutto chi sceglie davvero di regalarsi completamente a quest’Arte, non può farne a meno, non c’è altra strada che assecondare i propri istinti. La cosa più bella è immaginare che ciò che facciamo si imprimerà nella nostra storia, che chi ti ha ascoltato porterà comunque, anche se inconsciamente qualcosa di te. Ecco, perché batte il cuore anche dopo la morte, perché la memoria non smette mai di vivere.
Noemi, se ti dovessi presentare ai nostri lettori come Donna, cosa diresti loro di Te?
Beh, Andrea, direi che sono una donna un po’ atipica innanzitutto. I miei amici spesso mi chiamano: Mario il camionista! si tratta solo di un modo diverso di vivere la femminilità. Sono estroversa, curiosa, molto determinata nei miei obiettivi. Difficilmente mi abbandono ai sentimentalismi. Amo la dinamicità e chi lavora su sé stesso, le persone coraggiose insomma. (Sorride!).
Per completare questa domanda, Noemi, che tipo di Artista Ti definiresti? Cosa diresti ai nostri lettori della Donna-Noemi-Artista?
Io semplicemente faccio ciò che mi emoziona fare. Artista è chi vive la strada e non disdegna gli ambienti alti. Artista è chi crede di poter cambiare le cose fattivamente, con le proprie mani. Artista è chi si sporca e assapora il senso della realtà. Artista è chi si pulisce, perché sceglie; sceglie di essere migliore ed emoziona la gente senza spiegare. Ecco, questo è per me il vero artista, dall’artigiano di bottega al grande tenore. Non credo al momento di potermi definire artista, io mi sto ancora cercando. Diciamo che sono un’appassionata, della vita innanzitutto.
Sappiamo tutti, Noemi, che vivere nel mondo dello Spettacolo in genere – cinema, teatro, TV, etc... - soprattutto all'inizio della carriera non è facile per nessuno e spesso bisogna fare altri lavori. Tu, Noemi, hai fatto altre esperienze lavorative prima di dedicarti a tempo pieno alla tua professione?
Io ho iniziato a lavorare a sedici anni come cameriera, e fondamentalmente da allora non ho mai smesso, anche se si è trattato di esperienze circoscritte. Sono stata baby sitter, ho lavorato nei pub, nelle discoteche, ho fatto i doposcuola, poi comunicazione agli eventi, e poi da lì ho maturato anche la giusta esperienza per condurre eventi e serate, concerti e sfilate, televisione. Spesso mi capita di collaborare a progetti nell’ambito artistico, nella gestione e nell’organizzazione. Tutto fa esperienza.
Conoscerai benissimo, Noemi, un’antica credenza secondo la quale “la fotografia ruba l’anima”. Oliviero Toscani, che di fotografia un po’ se ne intende (sorrido!), in una recente (2016) intervista rilasciata ad Assisi presso il Convento di San Francesco dov’era per visitarlo, ha detto che «Forse è per questo che tante persone che sono troppo fotografate rischiano di diventare vuote dentro. Tante top model, tanti uomini famosi sono vuoti», la fotografia, continua Toscani in questa intervista, di fatto ruba «il luogo della libertà, l’energia che ci fa vivere e andare avanti» e quindi, da questa prospettiva, chi scatta una foto deve sentirsi addosso una responsabilità pesante come un macigno. «La responsabilità – sostiene Toscani – è nel capire che la fotografia ritrae le persone per quello che sono. Per questo bisogna stare attenti a documentare con serietà. Io posso dire che mi domando sempre se ho sufficienti cultura e capacità per raccontare e testimoniare il tempo che sto vivendo».
Tu, Noemi, sei anche una Modella, oltre che Attrice, e di shooting fotografici, di shooting moda e di scatti da fotografi professionisti ne avrai ricevuti a migliaia. Quello che sostiene Toscani, secondo me, è una grande verità! Ma Tu, che vivi dall’altra parte dell’obiettivo questa esperienza, cosa vedi dalla prospettiva “filosofico-umanistica” del Toscani Grandissimo fotografo contemporaneo, che per certi versi dice qualcosa di inquietante?
Non ci trovo nulla di inquietante Andrea. È meravigliosa questa dichiarazione, non a caso parliamo di uno dei più grandi fotografi del contemporaneo. Fotografare non significa descrivere. Fotografare vuol dire rubare un’emozione. Anche nel buio c’è un’emozione, ma solo i più grandi possono capirne il segreto. Oggi spesso si va nel senso contrario, cioè si lascia passare il messaggio che è bello ciò che è perfetto, è bello ciò che è finto. Ma tutti noi sappiamo bene che è finto perché il “perfetto” non esiste. Perciò viene meno la dinamica del racconto, la dinamica del trasporto. Non ci si può innamorare di un fantoccio. È sempre una questione di rispetto d’altro canto, chi fotografa cattura tutto quello che è disponibile in quel momento, chi si lascia fotografare dice sempre qualcosa ma non tutti sono bravi a decifrarne la verità.
È verissimo quello che dici Noemi! Ma quello che sostiene Toscani, secondo me, ha una prospettiva diversa, e che se vogliamo semplificare si può tradurre con: «Il fotografo ruba l’anima dell’Artista. In cambio dà all’Artista l’“immagine” che ferma il suo tempo e lo rende immortale!». È questo che leggo nelle parole di Toscani. E tutto questo, Noemi, mi ricorda fortemente il “Faust” (1808) di Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832), che è l’Opera drammatica più famosa e più conosciuta in tutto il mondo scritta da Goethe; e rappresenta uno dei racconti più importanti della letteratura mondiale di sempre. Riprendo quest’Opera di indiscussa levatura culturale ed intellettuale perché sono convinto che Toscani voglia proprio dire questo. L’Artista si rende partecipe – per certi versi si intrufola! - nella lotta infinita tra Dio e il demònio, che poi è la battaglia tra i vizi e le virtù, tra la gloria e la mediocrità, tra la ricchezza e la povertà, tra la fama terrena e l’anonimato che ti rende invisibile a tutti gli altri uomini che popolano la terra, tra la “morte-alla-memoria-umana” e “l’immortalità-foscoliana”. Ecco, Noemi, io vedo questo nelle parole di Toscani. Tu cosa ne pensi di questa mia interpretazione-prospettiva culturale?
Per quanto riguarda la fotografia, non c’è bisogno di essere artista per necessitare un’immortalazione o assecondare un bisogno di fermare il tempo. Lo facciamo regolarmente tutti i giorni ricordando o scrivendo il diario ad esempio. Vero è che l’artista si rende portavoce di un tempo e assume le responsabilità del cambiamento, per questo si necessita che sia impresso nella memoria cartografica o non solo. Da qui mi riallaccio alla tua osservazione sull’artista che fa da tramite, da mediatore del tempo, attraverso un lacerante contrasto nella propria interiorità e l’espediente esteriore, fra le proprie ombre che ti legano al terreno e l’agognata luce di cui si è alla ricerca. È un meraviglioso conflitto tutto umano. In fondo è artista chi contempla la propria umanità ed umanità è comprensiva di luce e ombra.
Molti Artisti che ho intervistato sostengono che “Non arrendersi mai e guardare sempre avanti e mai indietro!” è quello che deve fare un Vero Artista. Tu cosa ne pensi di questa frase?
Sono molto contenta tu mi abbia fatto questa domanda. Forse sono una nota stonata io, ma non condivido. Bisogna sempre guardarsi indietro - anche quando camminiamo, il passo che facciamo verso l’avanti è seguito da quello che abbiamo fatto prima. Perché dovrebbe essere diverso? Guardarsi indietro ti dà la possibilità di misurarti con ciò che sei adesso, se dimentichi il punto di partenza finisci col dimenticare anche la tua mèta. Io credo che il passato sia la nostra ricchezza da cui attingere con esperienza e maturità. Questo non vuol dire vivere nel passato, che è un’altra cosa. E a volte non basta guardare indietro, a volte c’è bisogno proprio di fermarsi. Solo uno stupido non si interroga su sé stesso e sui propri dubbi. Fermarsi non significa arrendersi, ma significa recuperare le forze e diventare più forti di prima. Chi dice che chi si ferma è colui che s’arrende? Chi non si arrende è proprio colui che riflette ed impara dai propri errori; chi non si arrende è colui che ha fede di riuscire. «Non è importante come si cade, ma come ci si rialza.» (cit.).
Anche questa è una grande verità, Noemi! Ma anche in questo caso la prospettiva che io vedo in questo “aforisma”, se vogliamo definirlo così, è qualcosa di diverso da quello che tu hai detto, nel senso che innanzitutto è vero quello che Tu dici, bisogna imparare dall’esperienza, che il nostro miglior modo per imparare e crescere, il nostro miglior maestro di vita, non c’è alcun dubbio che sia l’esperienza che facciamo sulla nostra pelle; questo per dire che però non bisogna mai lasciarsi condizionare negativamente dai nostri fallimenti; che invece, se superati, ci hanno certamente reso più forti e più consapevoli della nostra forza e delle nostre potenzialità! Non è forse vero ciò che dicevano gli antichi latini: «Non destruit quod me fortiorem facit!», ossia «Chi non mi distrugge, mi rende più forte!»? Ma è anche vero un’altra importante verità, che è poi diventata un aforisma, ed è quella di Geoffrey Chaucer (1340-1400), divenuto famosissimo per uno dei suoi bellissimi Poemi, “I Racconti di Canterbury” (1478); Chaucer che fa dire ad uno dei protagonisti di un altro suo importante Poema, “Troilo e Criselide” (XIV sec.) «Guai a chi è solo, perché se cade, non ha alcuno che lo soccorra.».
E allora, Noemi, non guardare mai indietro, ha questa accezione metaforica, come d’altra parte viene anche scritto nella Bibbia (Genesi, 19, 15-29), quando gli Angeli di Dio dicono a Lot di fuggire dalla sua città per crearsi un “futuro migliore” (lo interpretiamo così il senso, ovviamente semplificando molto!) «Fuggi, per la tua vita. Non guardare indietro e non fermarti dentro la valle: fuggi sulle montagne, per non essere travolto!».
Ecco quello che intendevo con la mia domanda Noemi. Tu cosa ne pensi da questa prospettiva?
Queste sono sfumature di un preconcetto. Tu mi hai chiesto se fossi fra quelli che pensano che non guardare mai indietro corrisponda a una sorta di mantra. Io non la penso così. Per quanto mi riguarda guardare indietro comporta un’analisi coraggiosa di quello che siamo e di quello che rappresentiamo, nell’arte e nella vita, nei sentimenti e nel perdono. Ho infatti specificato che guardare indietro non vuol dire vivere nel passato.
Ottima risposta, Noemi! (sorrido!).
Avrai sicuramente letto, Noemi, qualcuna delle mie interviste e saprai che sono un appassionato di Fëdor Michajlovič Dostoevskij, che secondo me è il più grande scrittore del profondo dell'animo umano della storia dell'Uomo. In uno dei suo romanzi più noti, “Memorie dal sottosuolo”, pubblicato in Russia nel 1864, ad un certo punto del racconto scrive della “Teoria dell'Umiliazione”. Negli anni novanta alcuni ricercatori americani che si occupano di comportamento umano e di psiche, ne prendono spunto per elaborare una teoria psico-dinamica che sinteticamente possiamo tradurre così: «Sono più le umiliazioni che subiamo nella nostra vita a farci crescere umanamente e spiritualmente e a farci vivere meglio. Sono le umiliazioni che subiamo che ci insegnano a sbagliare sempre meno. Si impara dalla propria esperienza di vita e dai propri errori, soprattutto quando sono gli altri a farceli notare e magari ridono apertamente di noi!».
Ogni uomo e ogni donna, nella sua crescita di vita e nella sua carriera professionale, subisce certamente delle umiliazioni che lasciano sempre un segno soggettivo, profondo ed importante al contempo per diventare più forti e più consapevoli delle proprie qualità e dei propri limiti. Nella tua carriera artistica, Noemi, le tue “umiliazioni professionali” - se così possiamo definirle! - soprattutto quelle giovanili, Ti hanno lasciato dei segni che ti hanno dato più forza e più determinazione per proseguire il tuo percorso professionale e per farti diventare quell'Artista che sei oggi con le tue certezze e con la tua indiscussa preparazione e competenza esperienziale?

È una domanda molto complicata questa. Non tutti abbiamo la stessa concezione dell’umiliazione. Umiliazione deriva dalla parola umile, ed è forse in questa ottica che vanno colte le parole del grande maestro russo. Essere umili significa saper accettare la condizione in cui si è in quel momento, significa avere un approccio sempre disponibile di fronte al giudizio degli altri anche se spesso crudele (le risate di chi ad esempio ti crede pazzo o pensa che non ce la farai mai); da questo punto di vista le “umiliazioni“, per quanto facciano male, sono costruttive per te stesso, anche se accetti in quella fase di essere un sottomesso perché chi ti umilia spesso è colui che vuole insegnarti qualcosa. Diverso è invece chi ti sfrutta, chi ti fa del male volontariamente, chi ti mortifica, (da mors, appunto, il nulla, la negazione). Le persone che vogliono annientarti, che vogliono negarti di essere ciò che sei, molto spesso sono quelle che sanno che non saranno mai come te. Converrai con me che quindi qui non c’è reciprocità come nel primo caso, non c’è scambio, ma solo volontà di negazione. Anche queste persone qui servono. ma non bisogna frequentarle.
Mi piace molto quello che hai detto Noemi! È vero anche che l’umiliazione ha diverse declinazioni che poi dipendono da come le subisce e le gestisce: la “vittima”. Ma è un po’ tornare al discorso che facevamo prima sulle “cadute”! È importantissimo cadere nella vita, perché è da lì che impari! Ma è ancora più importante come ti rialzi!
Noemi, ti ricordi quando hai deciso di fare l'Artista? Che età avevi? Cosa pensavi allora, da ragazzina sognatrice, del mondo della Moda, del Teatro, del Cinema, dello Spettacolo, della TV, dell'Arte in generale?
Io ricordo che pensavo di poter essere mille personaggi contemporaneamente. Quando ero bambina guardavo di fila tre quattro cartoni animati con tanto di travestimenti. Poi giocavo a fare la maestra, il poliziotto, la poverella. Insomma, io credo che il segreto sia nella fantasia. Chi immagina alla fine crea. Ti meraviglierai, ma tante cose che poi si sono avverate nella mia vita le avevo già vissute nella fantasia da bambina. Il seme del nostro “destino” non si sa mai quando viene fuori. La mia predisposizione è stata chiara già nei primissimi anni della mia vita, (scrivevo, ballavo, cantavo, recitavo), ma poi ho fatto altri studi ed il seme è maturato solo alla morte di mio padre, avvenuta cinque anni fa. È allora che inspiegabilmente, l’ho sentita come mia ragione di vita. Forse a volte i traumi salvano e fanno capire tante cose.
Le perdite affettive, genitoriali soprattutto, sono devastanti, ma ti fanno crescere con una velocità sorprendente! Mi dispiace per tuo papà, ma se ti ha lasciato quello che dimostri con la tua tenacia, con il tuo talento, con la tua determinazione, con la fede che nutri verso le tue qualità umane e professionali, verso le tue aspettative, allora, insieme alla tua mamma, è stato un Grandissimo papà, e penso che ne andrai fiera di averlo avuto come padre! Alla fine non ci resta che il ricordo. E se il ricordo è così poderoso e positivo, allora quell’uomo, che è tuo papà, continua a vivere dentro di te!
Noemi, quando hai deciso di fare l'artista e di dedicare tutta la tua vita all'Arte, e ne hai parlato ai tuoi genitori, cosa ti hanno detto? Ricordi che età avevi? Sono stati tuoi alleati oppure hanno cercato in tutti i modi di dissuaderti?
(Sorride divertita!) … come detto precedentemente, se ho fatto poi altri studi è perché non ci credevo abbastanza. E non ci credevo abbastanza perché nessuno ci credeva, e i miei genitori non mi hanno indirizzato verso uno studio corretto. Da ben intenderci, non è che non credevano in me, ma non credevano in “questo mondo” come tanta gente oggi si ostina a chiamarlo. È un ambiente che spaventa, molto spesso a ragione. Ho lottato tantissimo, ma in fin dei conti credo di aver fatto la cosa giusta (ogni tanto me lo chiedo ancora) e credo che mio padre, oggi, sarebbe fiero di me.
Non ho alcun dubbio che sarebbe fiero di una figlia come Te! Anzi, a dire il vero ne sono certo, e da lassù Ti osserva con orgoglio!
Hai dei modelli di Artista ai quali ti ispiri? Se sì, chi sono e perché?
Sì certo, Andrea, tutti ne hanno, ma l’ispirazione deve essere ispirazione, non fotocopia, per questo evito di focalizzarmi troppo sul singolo, anche perché spesso non è tanto l’attore che stimi, ma l’uomo che c’è dietro.
Sofia Loren è sicuramente una di queste. Una donna eccezionale.
Robbie Williams è un altro e non sono miei idoli per la loro bravura attoriale, per quanto siano stati eccelsi, ma per il loro carisma, il loro coraggio.
In generale credo che chiunque lasci un’impronta importante credo meriti di essere ricordato.
Io non mi ispiro solo agli attori, spesso volgo lo sguardo altrove, a un Mandela, a un Gandhi, a un Gibran, a chiunque abbia lanciato messaggi importanti per l’umanità. Credo debbano essere questi i nostri punti di riferimento. Nel dettaglio, ho sempre apprezzato chi si mettesse in gioco completamente senza troppi schemi limitanti. Io condivido l’impostazione americana a tutto tondo, un artista si cerca, si mette alla prova, non esclude una cosa anche se sceglie. Ecco, in America ad esempio gli attori sono spesso ottimi performers, cantanti, gestiscono sé stessi con un controllo diverso.
Sai benissimo Noemi, che l’approccio all’Arte ed alla recitazione in particolare, è quasi agli antipodi tra quella europea e quella hollywoodiana! Tu poi sei napoletana ed hai dentro il tuo DNA “geni” preziosissimi che nulla hanno da invidiare a quelli delle Big Star Hollywoodiane! Ma questo ci porterebbe troppo lontano! (sorrido!)
Noemi, saprai meglio di me che per un'Artista che vuole affermarsi, un'Artista di successo, che dedica la maggior parte del suo tempo con passione, dedizione e determinazione alla sua Arte, è molto difficile gestire la propria vita privata con quella professionale. Tu come riesci a gestire la tua vita affettivo/sentimentale con il lavoro che fai? Hai avuto in passato o anche di recente delle esperienze che ti hanno creato delle difficoltà?
È estremamente complicato perché chi lavora con le proprie emozioni, con le proprie paure, con i propri segreti, è sempre a caccia di emozioni nuove, è sempre esagerato nelle proprie modalità espressive. Chi ama interpretare in particolare ha bisogno di continui stacchi dalla realtà, di vivere un mondo quasi parallelo, ha bisogno di solitudine e lavoro su sé stesso continuo che spesso ti mette a nudo dinanzi ai tuoi mostri, alle tue pulsioni. Allo stesso tempo chi si dedica all’arte con tanta energia ha un necessario bisogno di amare ed essere amato. È questo continuo contrasto ad essere difficile da comprendere per chi non ha la stessa dedizione; il non sapere scindere ciò che è persona da ciò che è personaggio.
Sono stata molto innamorata e non rimpiango quello che ho sentito. La probabilità di fallire è alta ma sono fiduciosa che sia possibile. Anzi sono sicura che sarà così.
È vero quello che dici, ma resta il fatto che tutti i grandissimi artisti hollywoodiani amano dire: “to become a great artist you have to choose: either work or love” (per diventare un grandissimo artista devi scegliere: o il lavoro o l'amore). Tu, Noemi, cosa ne pensi di questo detto statunitense?
L’amore è il motore della vita, una cosa non esclude l’altra. Come dicevo prima, amare significa crescere insieme, superare i contrasti. Amore è desiderio, non bisogno. L’eccezione alla regola esiste sempre. Sarebbe da folli immaginare che un uomo debba scegliere di fronte alla felicità; l’universo ci dà le chiavi per qualsiasi cosa, se lo crediamo.
Noemi, se adesso qui, mentre parliamo, si avvicinassero due bambini di dieci anni e ti chiedessero sfacciatamente: «Noemi, ci spieghi cos'è l'Arte?». Cosa risponderesti loro?
«Per sfuggire al mondo non c'è niente di più sicuro dell'arte e niente è meglio dell'arte per tenersi in contatto con il mondo.» Questa è una citazione meravigliosa di Goethe che mi rispecchia enormemente. Fondamentalmente arte è creazione.
Questa, Noemi, è un’altra delle mie domande ricorrenti, che faccio sempre, così come quella tratta dal Romanzo breve di Fëdor Michajlovič Dostoevskij. È una domanda che prende spunto dalla mia città, Palermo. Nel grande Frontale del Teatro Massimo di Palermo, famoso perché costruito da due dei più grandi architetti del XIX secolo, Giovan Battista Filippo Basile e il figlio Ernesto Basile, è incisa questa frase, voluta dal suo mecenate e mentore Camillo Finocchiaro Aprile, allora Ministro della Giustizia e delle Poste del Regno d’Italia. La frase e questa: «L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire».
Tu, Noemi, leggendo questa frase, cosa Ti viene in mente che vuoi condividere con me, con i nostri lettori?
Proprio perché l’arte è anzitutto creazione rivela la vita. Chi crea appartiene alla realtà e struttura la realtà, la plasma e la modifica attraverso la propria anima e le proprie predisposizioni. L’arte crea collegamento fra i popoli perché attraverso di essa non solo si costruisce ma si consolidano i sentimenti.
Mi piace questa tua lettura, Noemi. Molto interessante!
Sigmund Freud, Noemi, ha scritto diversi saggi sull’Arte … lo saprai di certo! Ma il concetto basilare era sempre lo stesso: «L’Arte è l’espressione più poderosa del profondo dell’animo umano. Attraverso l’espressione artistica possiamo sapere chi siamo veramente dentro la nostra anima!» Non è proprio una citazione! Ma è quello che ne ho tratto io da tutte le letture freudiane fatte sui temi dell’Arte! Tu cosa ne pensi Noemi?
Forse dovresti sapere che sono una junghiana sebbene non mi occupi di psicologia. Diciamo che allontanandomi dal mondo della psicoanalisi ho trovato le mie verità in HillmanJodorowski,Steiner, che non erano psicoanalisti, ma che utilizzavano nelle loro analisi e nella loro pratica di vita un elemento che accomuna anche Freud: l’inconscio e il subconscio, e fra di loro avevano in comune l’archetipo, l’arte come espressione di un subconscio collettivo immaginario che si esplicita nelle singole diverse modalità e competenze. C’è un libro meraviglioso di Alejandro Jodorowski, “Cabaret Mistico” (2006), che coglie, secondo me, l’aspetto più dirompente del fare arte e dell’essere artista. Artista è chi sceglie di esserlo, è chi asseconda sé stesso, non esistono particolari conoscenze. Sicuramente Freud è stato lo spunto di riflessione maggiore, ma sosteneva anche che esiste un legame fra creatività e psicopatologia. Del resto lo stesso Jung e molti altri lo hanno sostenuto. Jung, proprio attraverso l’utilizzo dell’archetipo, ha poi limitato il processo individuale. Io credo che l’artista si cerca e sviluppa da sé un proprio ideale di chi o cosa vuol essere o rappresentare, e si cerca, appunto, individuando un percorso non sempre lineare, ma anzi contraddittorio, nell’arte.
Junghiana!!! Bene! Comunque, appassionata di psicanalisi! Pochi sanno che Jung fu un fedelissimo allievo di Freud, uno dei migliori. Anche se poi prese una strada diversa fondando la “psicanalisi” appunto. Mentre Freud è stato il rivoluzionario della psicologia terapeutica, che chiamò “psicoanalisi”, con la “o” (sorrido!). Pochi conoscono queste sfumature. Ma fermiamoci qui nel parlare di psicologia, altrimenti prendiamo una strada discorsiva interessante ma infinita! (sorrido!).
Le tue, Noemi, sono delle bellissime e interessanti osservazioni! Se tutti gli artisti, sceneggiatori e produttori d’arte italiani avessero il dieci percento della tua cultura umanistica e artistica, certamente il nostro Paese sarebbe ancora oggi tra i più importanti nel mondo dell’Arte internazionale … così come lo è stato nei millenni fino alla tarda metà del XX secolo! Non ho ecceduto quando ti ho presentato come una Donna di grande cultura! Ed ecco che viene fuori la tua parte intellettuale, e di grande lettrice e divoratrice di sapere! Mi solleciti tantissime riflessioni e tantissime cose da dire. Ma andremmo “fuori tema”, come si dice, e allora sono costretto ad “inibirmi intellettualmente”, per rimanere nell’intervista (sorrido!), e quindi procediamo con la nostra conversazione sull’Arte!
Noemi, se volessi raccontarci quali sono le Opere che hai realizzato, alle quali hai partecipato, che ricordi con affetto ed orgoglio, che ami di più fino a questo momento della tua vita artistica, cosa ci diresti? Quali sono e perché proprio queste tra le tante attività artistiche che hai maturato fino ad oggi?
La mia risposta, Andrea, non si rifà tanto a quello che concretamente ho realizzato finora, forse a quello che ho creduto e al quale credo, e che potrebbe realizzarsi. Sono molto fiera di me perché non ho avuto paura di buttarmi a capofitto in ciò che sentivo mio e mi attraeva, ma del quale ero anche intimorita. Sono fiera di aver accolto nella maturità le mie predisposizioni e le ho assecondate quando le ho comprese; non le ho invece categorizzate.
Ricordo col sorriso i concorsi di bellezza all’estero, i primi cortometraggi e i video per il web, le conduzioni sportive al fianco di Raffaele Auriemma, la preparazione a dei ruoli intesi.
L’opera più importante compiuta però resta la mia vita. Avrei potuto veramente abbattermi per quante ne ho passate, ed invece non ho mai smesso di vedere la luce.
Sei una donna forte, Noemi, questo si capisce subito. E poi hai degli esempi di vita che hanno radicato dentro di te dei valori e dei principi che ti fanno superare qualsiasi ostacolo! La famiglia per te è importante, come lo è per tutti i meridionali. Ed è spesso quella la nostra vera forza! Se un meridionale non ha una famiglia, è come se fosse un’ameba!
Vuoi dirci, Noemi, qualcosa di quello a cui stai lavorando in questi ultimi mesi? In queste ultime settimane? Dove e quando potranno vederti i tuoi fan, i tuoi follower, i tuoi ammiratori, e insieme a loro, i nostri lettori?
Questo è un momento estremamente delicato, che sto cercando di gestire senza troppa ansia e aspettativa. Diciamo che sicuramente sono in preparazione su dei ruoli importanti e che sto perfezionando il mio inglese.
Ma a Napoli siamo tutti più o meno scaramantici … preferirei non anticipare nulla! (sorride!).
Non posso che darti ragione!
Vuoi dirci, Noemi, qual è il tuo fiore preferito, quello che ami ricevere da un Uomo che volesse farti la corte oppure da un Uomo che volesse omaggiarti con un bellissimo mazzo di fiori per il tuo talento dopo aver assistito ad un Tuo spettacolo, così come si faceva nel ‘900? E perché proprio quel fiore?
Come ti dicevo, Andrea, sono una donna un po’ fuori dal comune ... diciamo che a fiori e vezzi femminili preferisco di gran lunga una proposta per un weekend di trekking o andare al bowling, ma se proprio si tratta di fiori ... i miei preferiti sono i girasoli. Li trovo allegri, non banali.
Adesso so che composizione inviarti! (sorrido divertito e sorride pure Noemi!).
Se dovessi scegliere un colore tra il rosso e il blu, quale sceglieresti?
Il rosso senza ombra di dubbio, è il mio colore preferito.
È il colore della passione! Non so se lo sapevi! Sei una donna passionale ed empatica! E per un’Artista sono delle qualità indispensabili!
Un'ultima domanda Noemi, che amo molto e che faccio sempre a tutti gli artisti con cui converso. È una domanda che ci porta d'emblée a quando eravamo bambini, pieni di sogni e di belle speranze: qual è il tuo sogno nel cassetto che fin da bambina ti porti dentro e che oggi vorresti realizzare?
Hehehehehehe, meglio non dirlo! I sogni non si dicono mai, sennò non s’avverano (sorride!) … quello che posso dirti sicuramente è che mi sono sempre detta che qualsiasi cosa avrei fatto nella mia vita, qualsiasi fosse stata la mia stella, non avrei vissuto senza intensità. Credo che trasferire coraggio e forza d’animo in questi periodi sia sicuramente la cosa più importante che si possa compiere per sé stessi e per l’umanità.
Da buona napoletana, Noemi, chiaramente la superstizione non va mai punzecchiata! Eduardo De Filippo diceva sempre, a proposito della superstizione, «Non è vero, ma ci credo!». Forse tutti i meridionali la pensiamo come lui! (Sorrido!).
Grazie Noemi per essere stata con me per questa bella intervista. Sono molto contento e molto soddisfatto di averti ascoltata nel raccontare la tua vita di Donna e di Artista. Non mi resta che augurarmi di rivederti per una nuova ed interessante conversazione e non posso che farti il mio in bocca al lupo per tutto quello che di bello farai nella tua professione e nella tua Arte.
Grazie e a presto.
Caro Andrea, ringrazio te e la redazione per questa intervista non scontata ed attenta a ciò che veramente conta per un artista, ma soprattutto per un essere umano. Ho trovato le tue domande estremamente interessanti e mai casuali anche quando mi hai chiesto del colore preferito. Il colore preferito dice molto di noi anche se oggi preferiamo arrovellarci il cervello di contorsionismi sterili che non portano da nessuna parte. La semplicità è l’arma vincente in tutte le cose e la semplicità non per forza non deve essere raffinata.
Raffinata come la tua intervista e la tua intelligenza. Un grande augurio per il tuo successo ma soprattutto un grande augurio all’uomo che sa osare (Noemi Sorride, ci salutiamo con un bacio sulla guancia e riprendiamo ognuno la sua strada uscendo dalla Caffetteria dove abbiamo accompagnato la nostra conversazione con un eccellente caffè napoletano!).

Per chi volesse conoscere più da vicino Noemi Cognigni ecco alcuni link da consultare per conoscere la sua bellissima Arte:
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Official Facebook Page:
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Accademia Artisti:
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Ivana Chubbuck Studio:
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I lettori che volessero conoscere l'autore dell'intervista, Andrea Giostra, potranno consultare la sua Official Facebook Page:
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