martedì 5 luglio 2016

Immigrati in Italia: sono 5 milioni, in aumento dell'1,9%

In Italia gli immigrati sono 5 milioni 14 mila, l’8,2% della popolazione residente, con una lieve predominanza delle donne. I dati si riferiscono al 1° gennaio 2015 e rispetto a un anno prima  fanno registrare un aumento di 92 mila unità, cioè dell'1,9%. Lo afferma il rapporto Caritas-Migrantes 2015 dal titolo "La cultura dell'incontro", presentato oggi a Roma.

La provenienza
Se si guardano i permessi di soggiorno (quasi 4 milioni), per quanto riguarda la provenienza si distinguono i cittadini del Marocco (13,2%), dell’Albania (12,7%), della Cina (8,5%) e dell’Ucraina (6,0%). Se invece consideriamo le aree geografiche si nota che la quota maggiore riguarda i Paesi dell’Europa centro-orientale (30%), seguiti in ordine decrescente, dall’Africa settentrionale (20,7%), l’Asia centromeridionale (13,9%) e l’Asia orientale (13,4%).
La distribuzione geografica
Quasi il 60% degli immigrati vive nel Nord, mentre questa percentuale scende al 25,4% nel Centro, con un ulteriore calo nel Mezzogiorno (15,2%). In tre regioni del Nord ed una del Centro è concentrata più della metà dell’intera popolazione straniera presente in Italia (56,6%). In particolare, si tratta della Lombardia (23,0%), del Lazio (12,7%), dell’Emilia Romagna (10,7%) e del Veneto (10,2%). Nel Mezzogiorno va sottolineato che la Campania ospita il 28,6% del totale degli stranieri residenti in quest’area.
I nuovi cittadini
Nel 2014, questi sono gli ultimi dati disponibili, ci sono state quasi 130 mila acquisizioni di cittadinanza italiana da parte di cittadini stranieri, un valore in forte crescita rispetto all’anno precedente (+29,0%). E’ da notare che la maggior parte di queste acquisizioni riguarda minorenni: quasi il 40% di quelli che sono diventati cittadini italiani nel 2014 ha meno di 18 anni (39,4%). Inoltre, si osserva un picco di acquisizioni all’età di 18 anni, che in gran parte (oltre il 75%) riguarda stranieri nati in Italia, i quali possono chiedere di diventare italiani sulla base dell’attuale normativa, prima del compimento del successivo anno di età. Anche qui, tra le nazionalità prevalgono la marocchina e l’albanese.
Il lavoro e la povertà
Nel secondo trimestre 2015 su un totale di 4.067.145 persone straniere in età da lavoro, vi sono 2.360.307 occupati (che costituiscono il 10,5% del totale) di cui il 66,7% extra Ue. Va anche sottolineato che l’88,5% degli occupati stranieri è dipendente (nel caso degli occupati italiani, la percentuale scende a 74%). Ma quello che preoccupa è la differenza retributiva con gli italiani: mentre un italiano guadagna in media 1356 euro netti al mese, uno straniero ne percepisce 965. Inoltre, più del 41% dei lavoratori stranieri sono considerati poveri, ovvero hanno una retribuzione inferiore a 2/3 del salario mediano calcolato su base oraria.
La scuola
Nell’anno scolastico 2014/2015, gli alunni stranieri nelle scuole italiane sono stati 814.187, il 9,2% del totale degli alunni. Rispetto al 2013/2014, vi è stato un aumento di oltre 11 mila unità. Le regioni con le presenze maggiori sono Lombardia, Campania, Lazio ed Emilia Romagna.
Galantino: no a lettura ideologica del Vangelo
Per mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, "alla lettura integralista dell'Islam da parte di alcuni, si va facendo strada una lettura integralista e quindi ideologica del Vangelo, fino ad arrivare a quello che due giovani hanno fatto ieri sul Lungomare del Porto d'Ascoli: due bengalesi, che vendevano fiori, pestati a sangue perché non hanno saputo recitare il Vangelo. Non c'è niente di peggio di una religione ideologizzata, anche un Vangelo. Vigiliamo su questo anche all'interno della Chiesa".
Cultura dell’incontro
Per mons. Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, e mons. Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, "solo ponendo al centro della riflessione l’uomo, non come individuo singolo, ma in dialogo con l’altro” è “possibile creare la società civile del domani, quella che è in grado di ‘integrare, dialogare e generare’ – riprendendo le parole illuminanti di Papa Francesco – ovvero di essere dinamica nella promozione di un’accoglienza non solo geografica ma soprattutto culturale nell’assoluta certezza che il tutto è più delle parti e anche della loro semplice somma”. (A cura di Alessandro Guarasci, Radio Vaticana, Radiogiornale del 5 luglio 2016 )

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