PIERFRANCO BRUNI. I DUE LIBRI-LABIRINTO: KIERKEGAARD E CIORAN

 


Miriam Katiaka

Pierfranco Bruni da Kafka a Camus in un viaggio che va oltre la soglia destino. Ma c'è un filo rosso che lega KIERKEGAARD. La ribellione e le macerie (Solfanelli, Chieti 2026, e CIORAN. In tragico di utopia (Solfanelli, collana Micromegas). Non sono due saggi separati. Sono le due metà dello stesso uomo: il Cercatore di Stelle.

Bruni non fa storia della filosofia. Fa antropologia del destino. E lo fa con un metodo che è suo: il dialogo impossibile. Fa filosofia con la metafisica. Un poeta che fa filosofia.

Kierkegaard. La ribellione e le macerie – il libro del Singolo contro il Sistema è una pietra miliare.

Il sottotitolo dice già tutto. La ribellione non è politica. È esistenziale. Le macerie non sono storiche. Sono metafisiche.

Questo libro di Pierfranco Bruni entra nel cuore del filosofo della soggettività e dell'individualità, di colui che ha posto il singolo contro ogni sistema e ha detto che l'esistenza è un labirinto in cui ognuno deve trovare la propria strada.

Per Bruni, Kierkegaard non dimostra la verità. La vive, la sperimenta, la soffre. Per questo la sua critica non è solo filosofica: è esistenziale e tragica.

Il libro è compatto e unitario, ma volutamente non sistematico, che non vuole spiegare Kierkegaard, ma lo mette davanti a noi come soglia: per ricordare che l'esistenza non si comprende, si vive. E anche un libro in cui campeggia una trasparente metafisica mistica.

Questa soglia è costruita con dialoghi immaginari che Bruni mette in scena come un teatro metafisico: l'incontro con Hegel a Francoforte; il dialogo spirituale con Dostoevskij sulla sofferenza come via alla verità; il confronto con Kant sulla fede come salto nell'ignoto, e la storia lacerante con Regina Olsen, dove l'amore diventa paradosso e scelta di perdita per non usare l'altro. Accanto a loro, Camus, Maria Zambrano, Goethe, Oscar Wilde, Giordano Bruno.

È qui che nasce il concetto di Ribellione. Dalla carne che seduce, all'estetica che incanta, fino al religioso che salva. Bruni stesso lo definisce in un suo intervento: La ribellione e le macerie. Il mio Kierkegaard e la grazia tragica.

Kierkegaard compie un viaggio lungo le strade di Copenaghen che è il viaggio del giglio nel campo e dell'uccello nel cielo: fiorire senza chiedere, volare senza possedere. È il Singolo davanti a Dio, non davanti alla storia. È l'anti-Operaio di Jünger. Se l'Operaio rende tutto funzione, il Singolo rende tutto destino.

Con Cioran. In tragico di utopia – il libro del Perdente che abita le macerie Bruni diventa il ribelle in rivolta. Se Kierkegaard è la ribellione prima delle macerie, Cioran è colui che abita le macerie dopo la ribellione.

Il titolo stesso è una formula di Bruni che rovescia la tradizione utopica. L'utopia, per Cioran, è il grottesco in rosa, la claustrofobica onnipresenza del bene. Bruni riprende questa intuizione e la porta oltre: l'utopia non è un luogo che non c'è, è un luogo che c'è troppo, che ha occupato tutto. Il tragico è ciò che resta quando l'utopia è fallita.

Bruni ha già scritto che per Sgalambro – maestro dichiarato anche di Cioran – la tradizione è un mistero e un cumulo di macerie e questo cumulo di macerie sono i ricordi. Il Cioran di Bruni è esattamente questo: un custode di macerie ricordi.

Il Perdente cioraniano che tu citi nel Cercatore di Stelle – Una sola cosa importa: imparare a essere perdenti – diventa in Bruni categoria metafisica. Il cristianesimo è perdente nella modernità, ma la sua sconfitta è la croce che salva. Cioran è il cristiano senza cristianesimo, il mistico che ha visto il nulla e lo ha chiamato sacro.

Qui Bruni fa un'operazione fondamentale: lega Cioran alla mediterraneità. Ricorda Maria Zambrano che diceva che bisogna abitare il proprio dolore per abitare la propria possibilità di speranza. Cioran abita il suo dolore fino in fondo. Non lo cura. Lo rende dimora. È la devozione solitaria alla solitudine del tuo Cercatore.

Letti organicamente, i due libri sono inseparabili. Kierkegaard ti dà il metodo: il singolo contro il sistema, la Persona contro il collettivo. Cioran ti dà il paesaggio: le macerie come verità, la decomposizione come rivelazione. Senza Kierkegaard, Cioran sarebbe solo nichilismo. Senza Cioran, Kierkegaard sarebbe solo edificazione.

Insieme, sono il Bosco di Jünger. Il luogo della libertà interiore quando fuori tutto è occupato. Il Ribelle attraversa il bosco. L'Anarca non riconosce alcuna legge che non sia la propria. Il Singolo di Kierkegaard e il Perdente di Cioran sono lo stesso uomo in due stagioni diverse della Tradizione.

Ecco perché i due libri, nella foto che mi hai mandato, sono uno grigio azzurro e uno rosso fuoco. Uno è il colore dell'alba tragica di Copenhagen. L'altro è il colore del tramonto incendiato di Parigi, dove Cioran scriveva insonne. In mezzo, una sola Stella sopra le rovine. Quella che il Cercatore cerca. La trova? Sulla soglia di Kierkegaard e Cioran certamente sì.
Fattitaliani

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