Si è spento oggi a Roma.
La notizia della scomparsa è stata comunicata dalla moglie Caterina Varzi e dai figli Bonifacio e Beatrice. Con lui se ne va uno degli autori più provocatori, discussi e riconoscibili del cinema italiano.Il cinema italiano perde uno dei suoi registi più anticonformisti. Tinto Brass, all’anagrafe Giovanni Brass, è morto questa mattina a Roma, all’età di 93 anni. A darne notizia all’ANSA sono stati la moglie Caterina Varzi e i figli Bonifacio e Beatrice. Per volontà della famiglia, i funerali si svolgeranno in forma strettamente privata.
Nato a Milano il 26 marzo 1933, Brass ha attraversato oltre mezzo secolo di storia del cinema, costruendo un percorso artistico caratterizzato dalla provocazione, dalla ricerca formale e da una visione personale del rapporto tra corpo, desiderio e libertà. Il suo nome è diventato soprattutto sinonimo di cinema erotico, ma ridurre la sua carriera a questa sola definizione significherebbe trascurare una produzione molto più articolata.
Dagli esordi d'autore alla scoperta dell'erotismo
Prima di diventare il regista che il grande pubblico avrebbe identificato con l'erotismo cinematografico, Brass aveva esplorato linguaggi e generi differenti. Dopo un'esperienza alla Cinémathèque française di Parigi, si era avvicinato alle nuove correnti del cinema europeo, entrando in contatto con un ambiente culturale attraversato dalla Nouvelle Vague.
Tra i suoi primi lavori figura Chi lavora è perduto (1963), opera d'esordio che già lasciava intravedere il suo spirito irriverente e anticonvenzionale. Seguirono film come Il disco volante, Col cuore in gola e L'urlo, nei quali il regista sperimentò forme narrative e soluzioni visive lontane dai modelli più tradizionali.
La sua filmografia avrebbe poi assunto una fisionomia sempre più riconoscibile, facendo dell'eros uno strumento di racconto e, al tempo stesso, di provocazione nei confronti della morale e delle convenzioni sociali.
Da “Salon Kitty” a “La chiave”: i film che hanno fatto discutere
Il successo e la notorietà internazionale arrivarono con opere che alimentarono dibattiti, polemiche e confronti sulla rappresentazione della sessualità al cinema. Tra i titoli più conosciuti figurano Salon Kitty (1976), Caligola (1979), La chiave (1983), Miranda (1985), Paprika (1991), Così fan tutte (1992) e Monella (1998).
Con questi film Brass costruì un immaginario inconfondibile, nel quale il corpo femminile, il desiderio e la trasgressione occupavano il centro della scena. La sua cifra stilistica mescolava ironia, gusto per l'eccesso e una costante attenzione alla provocazione, suscitando reazioni contrastanti tra pubblico e critica.
Per alcuni fu un autore capace di rompere tabù e sfidare l'ipocrisia; per altri, un regista controverso nella rappresentazione della donna e della sessualità. In ogni caso, il suo cinema non lasciò quasi mai indifferenti.
La malattia e il ritorno al centro dell'attenzione
Nel 2010 Brass era stato colpito da un'emorragia cerebrale, un evento che aveva segnato profondamente la sua vita e dal quale aveva affrontato un lungo percorso di recupero. Negli anni successivi aveva continuato a essere legato al cinema, pur dovendo fare i conti con condizioni di salute sempre più delicate.
Nel 2026 era tornato al centro dell'attenzione in occasione della Mostra del Cinema di Venezia, dove era stato celebrato con il Premio Pietro Bianchi e con la presentazione della versione restaurata in 4K di Col cuore in gola. Il regista non aveva potuto partecipare personalmente all'appuntamento a causa delle sue condizioni fisiche, ma aveva fatto arrivare un messaggio al pubblico.
Un riconoscimento importante per un autore che, nel corso della sua carriera, aveva saputo costruire un universo cinematografico immediatamente riconoscibile.
L'eredità di un regista fuori dagli schemi
Tinto Brass lascia una filmografia che continua a dividere e a suscitare discussioni, ma che rappresenta una pagina significativa della storia del cinema italiano. Il suo rapporto con l'erotismo, la libertà individuale e la trasgressione ha contribuito a definire un genere e un immaginario, portando sul grande schermo temi che per lungo tempo erano rimasti ai margini del racconto cinematografico.
Al di là delle polemiche e dei giudizi contrastanti, Brass è stato un autore fedele alla propria idea di cinema, capace di trasformare la provocazione in una firma artistica. Con la sua scomparsa si chiude una stagione di autori che hanno fatto del linguaggio cinematografico uno spazio di sperimentazione e di rottura delle convenzioni.
La notizia della morte e i dettagli sulla famiglia e sui funerali sono confermati dall'ANSA; anche Quotidiano Nazionale ha riportato l'annuncio.


