La musica come rifugio, identità e compagna di viaggio fin dall'infanzia. Con il nuovo singolo “I believe in love”, scritto a quattro mani con Tiziano Mion, Chiara Pastò porta un messaggio di luce, speranza e fiducia nei sentimenti in un momento storico complesso e frenetico. Tra le influenze dei grandi della canzone italiana e le voci iconiche del soul internazionale, l'artista si racconta a cuore aperto, ripercorrendo la nascita del brano, il concept del videoclip e le direzioni future del suo percorso.
Il
tuo nuovo singolo arriva con un’identità sonora e lirica molto definita: da
quale urgenza emotiva o scintilla creativa ha preso vita questo brano e che
momento del tuo percorso artistico e personale fotografa?
“I believe in love” è un brano che è rimasto per un po’ di tempo nel cassetto del suo autore, Tiziano Mion. Ad un certo punto, guardando alla situazione mondiale che stiamo vivendo, abbiamo sentito il bisogno di riprenderlo in mano, perché il suo messaggio ci è sembrato più attuale che mai. Insieme abbiamo lavorato sul testo e sulla melodia.
Questa canzone nasce dal desiderio di invitare le persone a credere ancora nell’amore, nonostante tutto ciò che accade intorno a noi. Ci sono momenti in cui è difficile vedere il bello delle cose, ritrovare la serenità o guardare al futuro con fiducia. Credo, però, che proprio in questi momenti sia importante fermarsi, ritrovare la pace dentro di noi e riscoprire quei sentimenti che ci aiutano a sentirci vivi e vicini agli altri.
Il mio augurio è che questo brano possa arrivare a chi lo ascolta e lasciare un piccolo segno, magari offrendo un momento di conforto, di riflessione o semplicemente un po’ di speranza.
A livello personale, questa canzone rappresenta anche una tappa importante del mio percorso artistico. Mi sento felice ed entusiasta di essermi avvicinata alla scrittura musicale e di poter dare voce, attraverso le canzoni, a emozioni e pensieri in cui credo profondamente.
Il
videoclip non si limita ad accompagnare la musica, ma ne amplifica la
narrazione. Qual è il concept visivo alla base delle immagini e come si
intreccia con il messaggio del testo?
Il videoclip, nato da un’idea mia e di Tiziano Mion e successivamente diretto e realizzato da Elia Pellegrini, è una parte integrante del progetto musicale, perché contribuisce a dare immagini e profondità al messaggio della canzone.
La storia inizia in una città caotica, dove le persone sembrano non vederti, ti passano accanto senza prestare attenzione. È un ambiente che rappresenta quella frenesia quotidiana in cui rischiamo di sentirci invisibili, sopraffatti e distanti da noi stessi. Poi salgo su un autobus, faccio partire la mia canzone e mi isolo dal caos esterno per entrare nel mio mondo interiore.
Per me la musica ha sempre avuto proprio questo ruolo: è uno spazio in cui rifugiarmi, ritrovare me stessa e riconquistare quella pace e quella serenità che a volte la vita quotidiana sembra toglierci.
Un altro luogo in cui riesco a ritrovare questo equilibrio è la natura, in particolare il mare e l’acqua, che hanno per me un significato molto speciale. Per questo ho voluto che nel videoclip fossero presenti anche questi scenari, realizzati con il contributo di strumenti di intelligenza artificiale, per dare forma visiva a quel senso di libertà, quiete e armonia.
Il videoclip si intreccia così con il messaggio di “I believe in love”: credo che per riuscire a vedere la bellezza che ci circonda e vivere in modo più sereno anche il rapporto con gli altri, sia importante partire da noi stessi. Quando riusciamo a ritrovare il nostro equilibrio, anche il mondo esterno può apparirci diverso perché impariamo a guardarlo con occhi nuovi. Ed è proprio questo il messaggio che mi piacerebbe arrivasse a chi guarda il videoclip, oltre che a chi ascolta la canzone.
Ascoltando
la tua scrittura emergono sfumature ricche e mai banali: quali sono i
riferimenti d’ascolto, italiani o internazionali, che hanno plasmato il tuo
gusto e come convivono oggi nella tua musica?
Sono sempre stata una persona molto curiosa dal punto di vista musicale e mi è sempre piaciuto esplorare generi e sonorità diverse, lasciandomi ispirare da artisti molto lontani tra loro. Credo che questa curiosità abbia contribuito a rendermi un’artista eclettica, a cui piace sperimentare e fondere stili differenti, senza sentirsi necessariamente legata a un’unica identità sonora.
Tra gli artisti italiani che amo e che apprezzo particolarmente ci sono Mango, Pino Daniele, Mina e Lucio Battisti, interpreti e autori che, ciascuno a modo proprio, hanno saputo distinguersi per sensibilità, personalità e capacità di trasmettere emozioni attraverso la musica e le parole.
A livello internazionale, mi affascinano voci straordinarie come quelle di Etta James, Ella Fitzgerald, Whitney Houston, Prince e Beyoncé. Credo che tutti questi ascolti, così diversi tra loro, convivano oggi nel mio modo di vivere la musica e di avvicinarmi alla scrittura.
Mi piace pensare che la mia identità musicale sia proprio questo: un percorso aperto, in continua evoluzione, nel quale la curiosità e la libertà di sperimentare mi permettono di cercare ogni volta un modo autentico e personale di esprimermi.
Spesso
l'esigenza di scrivere e cantare nasce da un momento preciso o da un bisogno
profondo di espressione: quando hai capito che la musica non sarebbe stata solo
una passione, ma la tua lingua naturale?
Ricordo di averlo sentito fin da quando ero piccola. La musica è sempre stata un linguaggio in cui mi sono riconosciuta, qualcosa che sentivo profondamente mio, in modo del tutto naturale. Non c’è stato un momento preciso in cui ho capito che sarebbe stata parte della mia vita: è una consapevolezza che, in qualche modo, mi ha sempre accompagnata. Credo che sia qualcosa di innato, una forma di espressione che ho sempre sentito appartenermi e attraverso cui riesco a raccontare ciò che a volte le parole da sole non riescono a esprimere.
Guardando
al panorama musicale contemporaneo, c’è una voce o una penna con cui sentiresti
una sintonia tale da voler condividere una collaborazione o un palco?
Ci sono
diversi artisti, sia italiani che internazionali, che stimo e apprezzo molto e
con cui mi piacerebbe avere l’occasione di collaborare. Credo che il confronto
tra sensibilità e mondi musicali diversi possa essere sempre una grande fonte
di ispirazione e arricchimento artistico.


