Salvo Lupo nel 1° ep “Cu avi lingua passa u mari” canta e racconta la devozione verso i propri ideali. L'intervista di Fattitaliani



di Giovanni Zambito -  Con il suo primo EP, “Cu avi lingua passa u mari”, disponibile dal 23 settembre 2026, il cantautore siciliano Salvo Lupo trasforma cinque storie di coraggio e resistenza in un racconto musicale che attraversa epoche e generazioni. Da Peppino Impastato e sua madre Felicia Bartolotta a Pippo Fava, da Rita Atria alle sorelle Pilliu, i brani restituiscono voce a figure che hanno sfidato le ingiustizie difendendo i propri ideali. Interamente scritto in siciliano, l’EP intreccia sonorità ispirate agli anni in cui si svolgono le vicende narrate con arrangiamenti contemporanei, facendo della lingua e della musica strumenti di memoria e impegno civile. Il titolo, che significa «chi ha lingua attraversa il mare», racchiude il senso di un progetto che vuole contrastare il silenzio, la rassegnazione e l’indifferenza. In questa intervista con Fattitaliani, Salvo Lupo racconta la genesi del disco, il legame con le proprie radici e la necessità di riportare al centro storie capaci ancora oggi di scuotere le coscienze.

Hai detto che i protagonisti delle cinque storie ti hanno quasi “tuppuliato alla porta”. Quando hai capito che queste figure – Peppino e Felicia Impastato, Pippo Fava, Rita Atria e le sorelle Pilliu – potevano diventare un unico racconto musicale? C’è stata una storia che ti ha coinvolto più delle altre?

Per prima cosa è venuta l’urgenza di raccontarle. Mi sono reso conto che, a prescindere dagli anni che separano queste vicende, esiste un filo che le lega. Per me, questo filo è la devozione verso i propri ideali, la pratica per realizzarli quotidianamente. Credo che tutte le cinque storie mi abbiano coinvolto allora stesso modo. Ognuna di queste mi ha emozionato e avvicinato alle figure raccontate.

“Cu avi lingua passa u mari” significa letteralmente “chi ha lingua attraversa il mare”. Perché hai scelto proprio questo proverbio come titolo dell’EP? Che cosa rappresenta per te quella “lingua”: la parola, il siciliano, la musica o forse la possibilità di rompere il silenzio?

Il detto di per sé indica la capacità di sapersi districare in situazioni difficili servendosi delle proprie doti oratorie. Ho scelto questo titolo perché lo strumento principale per combattere le ingiustizie, nelle vicende di cui parlo, è la parola. Peppino Impastato creò una radio per denunciare le malefatte dei mafiosi locali; Pippo Fava fondò un giornale. In questo caso per me la ‘lingua’ è stata la possibilità, attraverso la musica, di mettere di nuovo una luce su queste storie.

Hai scelto di scrivere tutti i brani in siciliano. Quanto è stata importante la lingua originale di queste storie nel raccontarle? Pensi che il dialetto possa oggi essere anche uno strumento di resistenza culturale, capace di parlare a un pubblico che va oltre la Sicilia?

Per me il dialetto è un modo di esprimermi e di rimanere legato alle mie origini. In queste storie è stato essenziale perché mi ha permesso di esprimere stati d’animo con poche parole. In generale, se si pensa che questa lingua porta con sé tracce dei popoli che hanno vissuto la Sicilia, diventa uno strumento di resistenza culturale e più romanticamente uno strumento di resistenza verso chi oggi pensa sia meglio chiudere le frontiere e non accogliere; alcune tradizioni, usi o cognomi siciliani sono per esempio influenzati dalla cultura araba. Penso che la cultura si crei dall’apertura amorevole verso ciò che non conosciamo, non dalla chiusura.

Ogni brano ha sonorità ispirate all'epoca in cui si svolgono i fatti narrati, dagli anni ’70 fino alla storia più recente delle sorelle Pilliu. Come hai lavorato sul rapporto tra passato e presente? Volevi che l'ascoltatore avesse quasi la sensazione di “entrare” nell'epoca raccontata?

Insieme al mio produttore Oscar Mapelli, abbiamo cercato di stare in bilico fra sonorità contemporanee che strizzassero l’occhio alle sonorità dell’epoca dei fatti narrati. È stata una ricerca stilistica che abbiamo volutamente ricercato per ricordare, in qualche modo, i suoni degli anni in cui si svolgono le vicende narrate.

L'EP parla di mafia, ma anche di libertà, potere, ideali, coraggio e soprattutto di resistenza. Cosa significa per te oggi fare musica di impegno civile? E come si può parlare di questi temi senza trasformare una canzone in una semplice lezione di storia?

Per me l’impegno civile non scinde dalla mia persona quindi la mia musica ha in sé questo ‘germe’. Per parlare di questi temi penso che si debba essere sinceri, prima di tutto verso sé stessi e verso quello che si vuole raccontare. La chiave che ho cercato di utilizzare è stata quella dell’umanizzazione delle figure narrate, ho provato ad immedesimarmi in ciò che stavano provando. In questo modo ho cercato di rendere queste vicende meno descrittive. Ho cercato di dare precedenza ai sentimenti di rabbia, paura, tristezza o coraggio che sicuramente possono legarci di più ad una persona vissuta in un’altra epoca.

Viviamo, come scrivi tu, in una società che rischia la rassegnazione e l'indifferenza. Che cosa vorresti che rimanesse nell'ascoltatore dopo i cinque brani? Una domanda, una rabbia, un ricordo, oppure soprattutto la voglia di reagire?

Spero che sorga la curiosità di approfondire queste figure e smuova le coscienze. Vorrei che tutti e tutte noi riacquisissimo una certa idea di società, di collettività e di ritrosia verso le ingiustizie che credo stiamo perdendo. Tutto ciò forse è abbastanza ambizioso, ma come diceva Rita Atria “Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognare. Forse se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo”. 


Voce e chitarre: Salvo Lupo
Synth e tastiere: Oscar Mapelli
Basso: Ivo Barbieri
Batteria: Andrea Cocco
Cori: Sarah Stride
Fisarmonica: Andrea Lentullo
Tastiera: Nicolò Barozzi
 
Mix: Oscar Mapelli
Master: Simone Pavan
 
Foto: Sindhi Annamaria Santoro
Illustrazione: Tw Illustrart
Progetto grafico: Sindhi Annamaria Santoro


BIO:
Salvatore Lupo è un cantautore siciliano che da ormai qualche anno vive a Milano. Inizia la sua carriera musicale suonando nelle band milanesi Lambrate Noise Exp. e Vinci e i Lupi, con le quali pubblica alcuni singoli, facendo concerti tra Milano e provincia. Nel 2023 inizia a lavorare al progetto Salvo Lupo in cui, lasciandosi ispirare dal cantautorato siciliano, propone inediti scritti prevalentemente in dialetto. “Testa rutta” è il primo singolo pubblicato, che ha anticipato l’uscita dell'EP “Cu avi lingua passa u mari”.

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Fattitaliani

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