(trailer) Remi Gangarossa è un regista e professionista della finanza con sede a Los Angeles e Chicago, il cui lavoro si orienta verso progetti ambiziosi e non convenzionali. Collezionista di memorabilia da tutta la vita, è anche cofondatore del Monroe Preservation Group, che ha partecipato agli sforzi per ottenere il riconoscimento della casa di Marilyn Monroe a Brentwood come monumento storico.
Due eventi FYC a Hollywood
Un cortometraggio senza dialoghi, che viaggia nel tempo e mostra oggetti autentici appartenuti a Monroe, girato nei luoghi in cui lei stessa ha vissuto, ha superato i 17,1 milioni di visualizzazioni del trailer e osa affrontare il messaggio che l'ha accompagnata davanti a ogni specchio: «Non sei abbastanza».
Dopo un decennio trascorso a seguire le orme di Marilyn Monroe, il regista Remi Gangarossa porta il suo cortometraggio live-action di 23 minuti, Marilyn's Dark Paradise, nella stagione dei premi, nell'anno del centenario della nascita di Monroe.
Nel mese di novembre si terranno a Los Angeles due eventi FYC dedicati al cortometraggio.
Il 10 novembre alle 17:30, presso l'AMC Century City (Auditorium 10), si svolgeranno una proiezione FYC, una sessione di domande e risposte (Q&A) e un ricevimento VIP in onore del centenario di Marilyn Monroe, in occasione dell'American Film Market.
Raccontato senza dialoghi e accompagnato da una colonna sonora originale, il film segue un viaggiatore nel tempo che stringe amicizia con Marilyn Monroe nel tentativo di comprendere cosa significhi essere «abbastanza», ma che è vincolato da regole che gli impediscono di riscrivere la storia.
Sotto la dimensione fantastica si nasconde una domanda tanto universale quanto personale: e se il giudice più crudele che Monroe abbia mai dovuto affrontare non fosse stato il mondo intorno a lei, ma quella voce interiore che le sussurrava, ancora e ancora, «non sei abbastanza»? Il film si muove all'interno di questa speranza impossibile: il desiderio di salvare qualcuno che amiamo, di essere salvati a nostra volta e il doloroso dubbio che tutto questo sia davvero possibile.
Per Gangarossa, quella domanda sarebbe diventata, con il tempo, inseparabile dalla sua stessa vita.
«Ho iniziato questo film durante il capitolo più oscuro della mia vita, nel 2016, seduto accanto a mio fratello Tony dopo che era stato investito da un automobilista ubriaco. In quel momento ho imparato cosa significhi amare qualcuno con tutto sé stessi e rimanere comunque impotenti di fronte a ciò che gli sta accadendo.
Ho terminato il film e, in seguito, sono stato investito anch'io da un automobilista ubriaco. La storia, iniziata al fianco di Tony, si è conclusa con me che imparavo cosa significa rialzarsi», racconta il regista.
Le ricerche di Gangarossa sulla storia di Monroe hanno portato la produzione in luoghi di grande impatto visivo, direttamente legati alla sua vita e alla sua carriera. Il film incorpora oggetti appartenuti all'attrice e anni di ricerche storiche, per ancorare la sua premessa immaginaria al mondo ampiamente documentato di Monroe.
La troupe ha girato dietro le Cascate del Niagara, finché l'acqua non ha danneggiato le telecamere, e ha individuato l'esatta area desertica del Nevada in cui Monroe girò Gli spostati (1961). «Lì il vento sembrava passare tutta la giornata cercando di far sprofondare le nostre attrezzature nel terreno», ricorda Gangarossa.
L'impegno di Gangarossa per l'accuratezza storica si è esteso fino ai minimi dettagli: ha impiegato quasi sette anni per ricercare e ricostruire meticolosamente la casa di Monroe a Brentwood, raggiungendo un livello di autenticità straordinario.
Ha identificato con precisione il modello originale dell'antica applique da parete della camera da letto e gli stessi tappi per le orecchie che si trovavano sul comodino di Monroe durante la sua ultima notte, nell'agosto del 1962. Anche l'abito da orfanotrofio indossato dalla giovane Norma Jeane è stato rifatto sei volte, fino a ottenere una replica fedele dell'originale.
Gangarossa ricorda gli sforzi straordinari compiuti in nome dell'autenticità:
«Sono volato da Buffalo a Brentwood il 4 agosto per registrare il suono dei grilli, perché volevo che quella notte fatidica avesse il suono giusto. Non ero soddisfatto della registrazione. Così ho aspettato un anno, sono tornato in volo il 4 agosto successivo e ci ho riprovato. I grilli erano un po' restii a firmare le liberatorie, ma alla fine hanno ceduto», racconta scherzosamente.
L'artista tributo a Marilyn Monroe Gang Monroe interpreta l'attrice, catturando in un solo fotogramma le contraddizioni dell'icona: vulnerabilità e forza, glamour e insicurezza, umorismo e solitudine. Al suo fianco compaiono Addelyn Workman, nel ruolo della giovane Norma Jeane, e Gangarossa, in quello del Viaggiatore del Tempo.
In assenza di dialoghi, ogni emozione si affida alle interpretazioni, ai dettagli d'epoca, alla cinematografia di Rob Watt e a una colonna sonora originale che il pluripremiato compositore Jason Pelsey ha impiegato più di cinque anni a creare. Una musica che, come afferma Gangarossa, «non sovrasta mai Marilyn. La ascolta».
Per dare forma alla rappresentazione di Monroe nel film e garantire l'accuratezza storica dei periodi visitati dal suo personaggio, Gangarossa ha collaborato con storici, autori, archivisti e collezionisti. Tra questi figura Gary Vitacco-Robles, professionista della salute mentale e autore della biografia in cinque volumi ICON: The Life, Times and Films of Marilyn Monroe, il cui lavoro ha contribuito a collocare le vicende familiari dell'attrice in un contesto emotivo e storico più completo.
Alcuni degli oggetti mostrati nel film provengono dalle collezioni di Gangarossa, Schreiner e Peter Gonzalez; altri, invece, dall'archivio privato di Fortner, The Marilyn Monroe Collection.
«La mia speranza è che il pubblico esca dalla visione conoscendo Marilyn come una donna dotata di molta più forza, ambizione e intelligenza di quanto la mitologia che la circonda abbia lasciato trasparire. E forse, in qualche aspetto della sua personalità, riconoscerà anche una propria voce interiore, quella che dice: “Non sei abbastanza”. Mi auguro che gli spettatori se ne vadano chiedendosi se quella voce stesse davvero dicendo la verità», conclude Gangarossa.


