Massimo Amore, “Endless Desire” e il valore autentico della musica

Con “Endless Desire”, Massimo Amore torna a raccontarsi attraverso la musica strumentale, affidando al sax contralto il ruolo di voce principale di un brano sospeso tra synth-pop e atmosfere ambient. Una composizione elegante, costruita con un approccio volutamente “old school”, nel quale esperienza, ricerca sonora e tecnologia convivono senza rinunciare alla centralità dell’esecuzione.

Pianista, compositore, arrangiatore e produttore musicale attivo dagli anni Ottanta, Amore porta nel suo lavoro una formazione solida e un’idea precisa del fare musica: gli strumenti vanno suonati, interpretati e conosciuti, mentre la tecnologia deve rimanere al servizio della creatività. Un principio che ritroviamo anche in “Endless Desire”, registrato nel suo studio utilizzando sintetizzatori hardware e incidendo le diverse parti direttamente in audio.

In questa intervista per Fattitaliani, Massimo Amore racconta la nascita di “Endless Desire”, il suo modo di comporre e arrangiare, la ricerca dei suoni e il rapporto con gli strumenti, ripercorrendo anche una carriera iniziata negli anni Ottanta e spiegando cosa, ancora oggi, considera essenziale nel lavoro di un musicista.


Da quale idea musicale è nato “Endless Desire”: da una linea melodica, da un suono o da un’atmosfera che avevi già in mente?

In linea generale le composizioni, linea melodica, nascono dall’invenzione/ combinazione di sequenze Armoniche e nell’adoperare suoni stimolanti di piano acustico o piano elettrico, poi una certa sensazione di benessere interiore contribuisce a creare la melodia principale che in un primo step viene inventata con la voce e poi tradotta in note.

Hai scelto il sax contralto come voce principale del brano. Quali caratteristiche timbriche ed espressive ti hanno portato verso questo strumento?

Il sax contralto a livello di preset sul Synth è lo strumento che più si avvicina alla voce umana e poi è un suono che mi ha sempre affascinato e si confà al genere e al mood del brano.

Nel pezzo convivono orchestra, sintetizzatori ed elementi ambient. Come hai lavorato sull’equilibrio tra queste diverse componenti?

Riuscire a inserire gli strumenti nello spazio sonoro con la giusta collocazione nella stereofonia è un’operazione molto tecnica e difficile da concretizzare, si usano processori audio tipo compressori, equalizzatori, panpot e riverberi fondamentalmente però entrare in dettagli tecnici sicuramente non basterebbe un libro, quindi mi limito a grandi linee a elencare gli ingredienti.

Per la registrazione hai scelto un approccio “old school”, incidendo in audio senza ricorrere a MIDI o virtual instrument. Perché era importante lavorare in questo modo?

A mio avviso per far suonare bene un brano si deve adoperare il computer come se fosse un registratore a nastro incidendo le tracce in diretta suonando da cima a fondo le varie parti dell’arrangiamento, solo così il brano suona con il corpo e la trimensionalità giusta con la tecnica della Vecchia scuola quando, appunto, c’erano i grandi nastri con tante piste per ogni strumento.

Hai utilizzato quattro sintetizzatori molto diversi tra loro: Korg Kronos 2, Yamaha Montage 7, Pro 3 Sequential e OB-6 Oberheim. Come li hai distribuiti all’interno dell’arrangiamento?

Diciamo che con kronos ho fatto: pianoforte, archi, basso e batteria, le chitarre sono del montage 7 Percussioni congas ancora kronos , e il sax è un preset del montage 7.

Quanto cambia il tuo modo di comporre quando lavori a un brano strumentale, dove melodia, armonia e timbro devono raccontare senza l’aiuto delle parole?

Fondamentale è il tipo di arrangiamento e come si incastra con la melodia principale, le parole potrebbero convivere in un secondo momento, la musica è il mare, le parole sono le barche che galleggiano sopra il mare, se il mare, con il suo impeto, con le onde, non ci fosse: le barche sarebbero ferme, da qui l’importanza della musica per coloro che ad oggi non ne valorizzano l’essenza.

Il videoclip associa la musica alla ricerca continua del benessere materiale e a un desiderio che sembra non esaurirsi mai. Il concept del video era già presente durante la composizione oppure è nato successivamente?

Nasce successivamente come un’idea di voler adattare la musica a quel tipo di situazione, ovviamente durante la lavorazione del video mi sono immaginato uno storyboard che potesse in qualche modo far riflettere tutti coloro che inseguono le cose materiali, tra cui il denaro per ottenerle.

Sei attivo come pianista, compositore, arrangiatore e produttore dagli anni Ottanta. Quanto della tua formazione e del tuo modo di lavorare di allora ritrovi ancora oggi in una produzione come “Endless Desire”?

Sono un tradizionalista e pertanto rispetto e vado avanti con il modo classico di comporre e di realizzare la composizione e l’arrangiamento. La genuinità dei suoni, i vecchi sapori, rispecchiano la vera essenza della natura, ovviamente inserire dei suoni più moderni potrebbe dare un colore in più, ma le fondamenta sono fatte da suoni tradizionali.

Dopo tanti anni di attività e un’evoluzione tecnologica enorme nel modo di produrre musica, cosa continui a considerare insostituibile nel lavoro di un musicista in studio?

L’approccio vero verso lo strumento, lo strumento va suonato, bisogna interpretarlo, bisogna sperimentare, ricercare, riflettere molto, ma tutto deve essere frutto della mente umana, della propria preparazione, del proprio studio.


Fattitaliani

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