di Mariano Sabatini
È ovvio che oggi
Luciano Rispoli in Rai, in questa Rai che ha totalmente smarrito il senso di sé
e della sua etica, non avrebbe nessuno spazio. Tra gossip, diete e cronacaccia
nera quale spazio potrebbe avere il gentleman della Tv? Prova ne sia la totale
distrazione rispetto a quanto ha dato e ha fatto per il servizio pubblico. Una
cosa di cui un certo pubblico pensante, non così residuale, si duole molto.
Imperdonabile.
Ma che belle
parole!!!
è l’espressione che riporta
immediatamente alla memoria l’inconfondibile voce fonda e adenoidale del celebre
anchorman, una voce allenata da decenni di mestiere alla buona dizione e alla
ancor migliore educazione. Pronunciava quell'espressione esultando, sull’onda
del sincero entusiasmo e della stima, dopo le dissertazioni linguistiche del
professor Beccaria nel mai dimenticato Parola
mia, quiz sulla lingua italiana che furoreggiò negli anni Ottanta su Rai1. Per
rendersi conto di come il modo di dire sia rimasto nella memoria dei
telespettatori e nel tessuto connettivo del paese – come l’allegriaaaa del collega Mike Bongiorno - basta farsi un giro sui
canali social e leggere le tante citazioni sui giornali. Dieci anni fa, Rispoli
ci lasciava e quest’anno avrebbe compiuto 94 anni, essendo nato il 12 luglio
1932 a Reggio Calabria.
Figlio di un
ufficiale e di una aristocratica calabrese, visse negli anni dell’infanzia e
della prima giovinezza, per le esigenze lavorative del padre, a Gorizia,
Vercelli e Bologna. Prima di stabilirsi a Soverato, negli anni liceali, e
quindi a Roma. Fu un compagno di studi alla Sapienza, constatando la sua
straordinaria facilità comunicativa, a consigliargli di impiegarsi alla Rai che
stava nascendo.
Una vita di passione
bruciante per la radio e il piccolo schermo, quella di Rispoli, che vi si
dedicò fin dal 1954 (anno di inaugurazione delle trasmissioni ufficiali),
quando in seguito a un severo concorso pubblicò per radiocronisti prese a
indossare la tuta con il marchio Rai e a girare l’Italia con le mitiche
Tele-radiosquadre. Il provino finale glielo fece Vittorio Veltroni, papà di
Walter.
Come il collega Enzo
Tortora prima di lui, Rispoli allestiva sulle piazze delle nostre regioni con i
talenti reperiti sul posto spettacoli di varietà, poi diffusi in ambito locale.
Questo aiutava il pubblico a conoscere il mezzo, spingendolo alla sottoscrizione
dell’abbonamento. Una bella palestra di velocità e improvvisazione che poi il giornalista
e conduttore avrebbe avuto modo di utilizzare nei futuri programmi in diretta,
prima radiofonici e poi televisivi. Fu proprio la radio la palestra
professionale che gli diede un mestiere solido in grado di sostenerlo fino alla
fine. Radiostop, Il vostro juke box, Il
vostro spettacolo i suoi primi programmi, dopo il debutto con La radio per le scuole, che gli impresse
il caratteristico imprinting pedagogico. Ma il primo successo (con centinaia di
lettere di ammiratrici) arrivò per Rispoli con Il buttafuori, programma satellite di Gran gala condotto da Delia Scala, in cui faceva esibire quei
dilettanti trovati nella provincia italiana che gli suggerirono l’idea del
format della Corrida, su cui il
collega Corrado costruirà la sua carriera. Luciano Rispoli ebbe infatti
trascorsi come capostruttura radiofonico nel settore Rivista e Varietà, con
intuizioni e innovazioni in grado di cambiare il volto di questo mezzo, allora
molto più popolare della Tv.
Nel 1965 convinse la dirigenza che Bandiera gialla (il titolo gli venne suggerito dall’uso sulle navi degli appestati) poteva essere per Renzo Arbore e Gianni Boncompagni un modo per conquistare il pubblico dei giovani; nel 1966 varò programmi come Gran varietà, dove si esibirono i più grandi nomi del teatro e del cinema, e due anni dopo appunto La Corrida. Quindi nel 1969 aprì l’accesso al pubblico attraverso i telefoni, grazie all’invenzione di Chiamate Roma 3131 (suo anche questo titolo, ispirato a una commedia di Macario), in cui la gente comune poteva raccontarsi a Franco Moccagatta, Boncompagni e Federica Taddei. L’uso del telefono su cui ancora oggi si fonda la radio moderna, come molta televisione attuale.
Rispoli si segnalò
anche come impareggiabile talent scout facendo esordire, tra gli altri, nelle
vesti di autori il giovane giornalista Maurizio Costanzo (Canzoni e nuvole di Nunzio Filogamo) e l’allora pubblicitario Paolo Limiti (La maga Merlini di Elsa Merlini), alla
conduzione Paolo Villaggio con Il sabato
del Villaggio, Raffaella Carrà in Raffaella
col microfono a tracolla e il futuro difensore civico Antonio Lubrano, a
cui affidò Il prisma. E poi Dina
Luce, Paola Saluzzi, Livia Azzariti, Rosanna Lambertucci, tutti lanciati da
Rispoli. Eppure, tanto lavoro e abnegazione, per il quale Fiorello ha più volte
proposto che gli fosse intitolata la sala A di via Asiago, non gli sono stati
riconosciuti: <<Ho un pessimo ricordo di Radio Rai, per l’incontro
estremamente spiacevole con alcuni dirigenti, che mi hanno fatto amare meno un
mezzo per il quale ho dato moltissimo>> dichiarava Rispoli. Nonostante ne
fosse l’inventore e lo avesse difeso dall’allora direttore Leone Piccioni, nel
venticinquennale di Chiamate Roma 3131
non lo menzionarono neppure. Cosa che gli fece forse affermare: <<Amo di
più la televisione, mi sembra più completa, costringendoti a usare tutti gli
strumenti della comunicazione: la voce, la gestualità, gli sguardi… A favore
della radio c’è la giusta convinzione che stimoli la fantasia. Ma io preferisco
la televisione>>.
Quello che poi, per
il grande pubblico, sarebbe diventato affettuosamente “zio” Luciano (ben prima
di Mara Venier) fece il suo debutto in video nel lontano 1961 con Piccola ribalta. E proprio in quegli
anni aveva incontrato l’amore della sua vita, una piccola, vivacissima ragazza
di nome Teresa, adocchiata dalle finestre dell’ ufficio Rai in via del
Babbuino. Mentre lei lavorava di fronte, all’istituto dell’Inam.
Benché Rispoli fosse
ardentemente appassionato del suo lavoro - fonte tra l’altro di mille distrazioni
- rimase sempre fedele all’idea di un matrimonio “per tutta la vita”.
<<La mia vita familiare è molto serena - dichiarava – ho tre figli
meravigliosi e una moglie molto attenta alla loro crescita ed educazione. Tutto
il tempo che mi resta dopo il lavoro lo dedico a loro, più di quanto facciano
altri padri, forse per questo il critico Sergio Saviane disse che sono “un uomo
tutto casa e televisione”>>. Una definizione in cui si riconosceva.
Dopo aver lanciato il
talk show italiano - L’ospite delle due,
nei pomeriggi domenicali di fine austerity del 1975, fu il primo programma per
il quale si usò il termine - Rispoli innovò il genere invitando gli ospiti a
tavola. Nasceva così Pranzo in Tv,
era il 1983, una serena e distesa conversazione tra personaggi più o meno
famosi, durante un vero pasto servito davanti alle telecamere. Scandaloso per i
critici dell'epoca. E a ben vedere fu lui e non Maria Latella a inventare il
dinner talk.
Ma il grande successo
popolare lo investì tra il 1985 e il 1988, grazie alle varie fortunatissime
edizioni di Parola mia, quiz sulla
conoscenza della lingua italiana, perfetto mix tra divulgazione e
intrattenimento. Alle 18.45 milioni di italiani si fermavano per giocare con
etimologie, significati e belle pagine della letteratura lette da grandi
attori. Un trionfo di gradimento e di ascolti per Rispoli e la sua partner
dell’epoca, Anna Carlucci. Eppure il rapporto con la Rai si andava logorando:
la dirigenza non corrispondeva al conduttore calabrese quello che avrebbe dovuto
in ordine alla sua dedizione verso l’idea alta di servizio pubblico; che pure
proseguì con programmi fortunati come La grande corsa, Una grande occasione,
Argento e oro (dove ora c'è, figuriamoci, Salvo Sottile), La Rete.
La scarsa responsività dei dirigenti tuttavia lo portò, dopo trentasette anni,
ad accettare la proposta di collaborazione con Telemontecarlo, dove propose
programmi di prima serata come Ho fatto
13!!! e La più bella sei tu, e
poi il pomeridiano e serale salotto del Tappeto
volante, a cui presero parte migliaia di personaggi della cultura, della
politica e dello spettacolo. Affiancato da Melba Ruffo e dalla cantante Rita
Forte, e poi da Roberta Capua e Samantha De Grenet, finalmente Rispoli aveva la
visibilità e i riconoscimenti di un’intera carriera improntata al buon gusto,
alla misura e alla civiltà. Dopo la fine del rapporto con Tmc, avendo tenuto
vivo l'idea di terzo polo fino alla nascita di La7 nel 2000, Rispoli tornò in
Rai con Tappeto volante (su Raisat Album), Casa Rispoli (Rai1) e
la ripresa di Parola mia su Rai3-Rai Cultura, affiancato dalla
scrittrice Chiara Gamberale, “sgabello intelligente” come ebbe a definirla il
direttore Giovanni Minoli. Un certo tipo di pubblico colto e misurato ancora
rimpiange il presentatore calabrese, colonna portante e padre fondatore della
migliore Rai. Aveva un'idea di televisione che non rubasse il tempo ai
telespettatori, valori solidi, in cui Luciano Rispoli ha continuato a credere
finché si è spento, nella sua villetta vicino al mare di Roma, circondato dalla
famiglia e dai nipotini.
Oltre a Fiorello che
non smette di chiedere l'intitolazione di uno studio per lui e ora trasmette La
Pennicanza per sua iniziativa dallo “studio Luciano Rispoli”, soltanto
Pierluigi Diaco ha dato a Rispoli quel che è di Rispoli, inaugurando tre anni
fa una targa sul palco delle esibizioni del suo Bellamà (Rai2).
Programma in cui, tra l'altro, continua a far apprezzare le sue doti canore
l'elegante Rita Forte.
In occasione del
novantennale dalla nascita ho racchiuso in un libro la vita e la carriera di
questo piccolo grande genio della comunicazione e non poteva che intitolarsi: Ma
che belle parole! Luciano Rispoli Il fascino discreto della radio e della Tv,
edito da Vallecchi Firenze. La discrezione è oggi purtroppo deprezzata moneta.
I messaggi di posta elettronica che ho mandato all'Ad Giampaolo Rossi, alla
direttrice di RaiPlay Elena Capparelli, al capostruttura del daytime Angelo
Mellone sono rimasti lettera morta. L'unico che mi ha risposto è stato Fabrizio
Zappi di Rai Cultura e Storia: hanno annunciato uno speciale ma non so se sia
il solito “coccodrillo” pieno di errori che mandano da anni. Adriana Pannitteri
ha invitato Rita Forte e il sottoscritto per uno spazio carino del suo Tg2
Storie. Si tratta però di iniziative non istituzionali. Il presidente Giorgio
Napolitano ritenne di nominare Rispoli commendatore al merito e questa Rai, ne
dobbiamo tristemente prendere atto, continua a calpestarne la memoria. Così
come ignora quella parte, non così irrilevante, di telespettatori che in
Rispoli continuano a ravvisare il simbolo di una Tv che non rubava il loro
tempo, non ne abusava. Un uomo tutto casa e televisione.



