Durante il Congresso Cardiacto, le sessioni di cardiologia interventistica in diretta hanno rappresentato uno strumento didattico fondamentale.
“Sono stati mostrati dei casi dal vivo di chiusura dell’auricola sinistra, di trattamenti di un’occlusione cronica dall’Egitto e un caso di riparazione percutanea valvolare mitralica” spiega Italo Porto, Professore Ordinario di Malattie Cardiovascolari e direttore della Cardiologia presso l’ospedale Policlinico San Martino Irccs di Genova.
“L’utilità dei casi live – continua Porto - è quella della condivisione delle esperienze pratiche tra i cardiologi interventisti. Io lo sono e vedere come lavorano gli altri è molto importante. L’interventistica in diretta è utile anche dal punto di vista educational perché anche i cardiologi non interventisti hanno possibilità di entrare insieme a noi nei laboratori di emodinamica, vedere la complessità tecnica e discutere delle indicazioni che sono tanto importanti quanto la tecnica. Si è generata molta discussione sull’esperienza degli operatori per determinate procedure.
E’ un bell’esempio di lavoro di team”.
Intervista video al prof. Italo Porto
I progressi nella cardiologia interventistica. Di questo ha parlato all’interno di Cardiacto, Antonio Colombo, Senior Consultant in Cardiologia Clinica, Interventistica e Unità di Terapia Intensiva Coronarica (UTIC) presso l'Humanitas Research Hospital di Rozzano (Milano) e Professore straordinario presso Humanitas University.
Tecniche mini-invasive cambiano il trattamento delle malattie delle valvole cardiache. Oggi, grazie allo sviluppo della cardiologia interventistica strutturale, una parte sempre più ampia di patologie può essere affrontata con tecniche mini-invasive, che consentono di ridurre il trauma chirurgico e favorire un recupero più rapido.
Intervista video al Prof. Antonio Colombo
https://youtu.be/Jxw2QRvnwC4
Cardiacto 2026, Cecchi: “Nuove opzioni farmacologiche per il trattamento della cardiomiopatia ipertrofica”
Nella prima giornata del Congresso Cardiacto Franco Cecchi, Professore Associato di Malattie Cardiovascolari all’Università degli Studi di Firenze, ha affrontato il tema della cardiomiopatia ipertrofica e la cura con i nuovi farmaci.
“La cardiomiopatia ipertrofica sarà sempre più diagnosticata – commenta Cecchi - perché non è una malattia rara. E’ presente soprattutto nella popolazione adulta e giovane, non tanto nei bambini. Prima avevamo solamente farmaci convenzionali che in parte riuscivano a moderare i sintomi. Oggi abbiamo finalmente dei farmaci che agiscono veramente sul difetto che è alla base della cardiomiopatia ipertrofica e riescono a modulare, a ridurre la potenza del cuore. I pazienti migliorano nettamente, migliorano i loro parametri ecocardiografici e soprattutto biologici. Il primo lavoro che ha dimostrato i benefici è uscito poco tempo fa e quindi ne sentiremo parlare e saranno messi a disposizione dei cardiologi e in futuro anche dei medici di famiglia”.
Intervista video al prof. Franco Cecchi a Cardiacto 2026
https://youtu.be/2wbq7cZBs-w


