"La
tenerezza del serpente" conclude la trilogia del subconscio
Il film La tenerezza del serpente
(The Serpent’s Caress) di Samantha Casella in due mesi ha già vinto più di
cento premi ai vari festival internazionali. Tra i premi più prestigiosi
spiccano i trionfi al Production Bridge Awards di Venezia (Miglior Film
Originale e Miglior Regia Europea), al Neon On di Toronto (Best Cast,
European Film) agli European Indie Film Critics Awards di Bruxelles
(Miglior Film Europeo dell'Anno e Miglior Regia Indie), oltre ai prestigiosi
riconoscimenti per il Miglior Film e la Miglior Attrice Protagonista ottenuti
nei circuiti internazionali di Parigi (Paris Film Awards), New York
(New York Movie Awards), Londra (Royal Society Of Television And Motion Picture
Awards), Berlino (Berlin Motion Picture Awards),
e Los Angeles
(International Gold Awards).
“Dopo Katabasis, che è risultato
essere il film italiano che ha vinto più premi in assoluto nel 2025, con La
Tenerezza del Serpente ho cercato di far comprendere che il viaggio nel
subconscio può essere veicolato agli spettatori. Infatti, l’intera trilogia
vive di costanti tematiche simboliche” commenta Casella. La Tenerezza del
Serpente attinge a piene mani dalla cosmologia orfica e dal mito di Ananke,
dea della Necessità che regola l’Universo. Componenti mitologica e simbologia
ciclica dell’Uroboro hanno inciso sulla costruzione intima,
emotiva e psicologica del personaggio della protagonista, interpretata dalla
Casella, combattuta tra il peso del destino e il senso di colpa. “La
Tenerezza del Serpente attraversa epoche, spazi temporali, forse vere e proprie
dimensioni. Sofia è perennemente in bilico tra il mondo reale che la rende una
donna imperfetta, incline a debolezze e sentimenti; e un universo primordiale
che l’ha
scelta, “toccata”, coperta di
oscurità". Nel cast oltre a Samantha Casella ci sono Bruno
Ballotta (The Equalizer 3, la serie tv Those
About to Die),
Francesca Rettondini, Laura Trotter.
La
Trilogia del Subconscio iniziata con Santa Guerra e proseguita con Katabasis,
si chiude con La Tenerezza del Serpente: "Il trauma come motore, la ferita
dell’anima
come innesco di eventi che muovono la protagonista nella circolarità del tempo:
viene ripreso il mito dell’Uroboro, serpente che si mangia la coda e
definisce la natura ciclica del tempo. Anche questo capitolo conclusivo, come i
precedenti lungometraggi, sviluppa una sequenza non lineare e immagini
archetipiche o citazioni colte da Holbein e Dostoevskij. Una narrazione
brillante e bilanciata da una tensione drammatica sullo sfondo di contesti
simbolici e visionari. "Io credo che tutte le storie portino in grembo la
stessa identica storia. Cambiano i luoghi, i tempi, le forme, ma le gioie, i
dolori e tutto ciò che accende il cuore degli esseri umani raccontano sempre la
stessa cosa. Le domande che contano veramente nella vita sono pochissime, e
sono le stesse per ognuno di noi".
Samantha
Casella non ama nascondersi dietro al simbolismo, ma lo affronta e usa come un
ponte, bilanciando le tensioni e sfaccettature di un animo che può rappresentare
storia collettiva. "Per questo penso che i miei film, per quanto
visionari, stratificati e a tratti ostici, conservino sempre una forte e
pulsante umanità".
L’apprezzata regista
ricopre anche il ruolo interprete della protagonista, una duplicità che
Samantha assolve con profondità e al contempo senso pratico.
"Inizialmente, un po’ come era successo con Katabasis, temevo che il
ruolo da attrice potesse togliere energie e concentrazione alla mia regia.
Credo sia un timore naturale, a maggior ragione nei miei film, dove curo
personalmente anche la fotografia e quindi il controllo visivo deve essere
totale. La gestione di questo doppio ruolo è stata stancante, ma priva di
ostacoli. I miei film nascono da una mia urgenza profonda e, in un modo o nell’altro, assorbono ogni
parte di me”.