LA POESIA DI TINDARO NIOSI, NEL QUOTIDIANO LA BENEDIZIONE E LA QUÊTE

 


di Tìndara Rasi*

Tìndaro Niosi è un poeta e uno scrittore messinese originario di Montagnareale, borgo alle pendici dei Nebrodi tirrenici, che a passi lenti e misurati si sta facendo largo tra miriadi di autori. Le sue parole sono messaggi scritti al mondo, dense e grevi, ma anche ricche di raffinata letizia e votate alla semplificazione nonostante la portata di taglio mistico e gnoseologico.

Eversivo e controcorrente sotto questo punto di vista, Niosi si è lasciato ispirare dalle sue molteplici esperienze di vita migrabonde, come avrebbe detto Montale - dallo studio della filosofia e della teologia in giovanissima età, all’approccio alla vita religiosa, dal volontariato in Romania alla poesia - trasferendo nella scrittura una grande attenzione per ciò che si nasconde dentro la normalità, senza alcun tentativo di benaltrismo. Dalle arti liberali ha scelto materie del trivium come la dialettica (filosofia) e del quadrivium come la musica, convergendole a man bassa verso la sua scrittura, con cognizione piena.

È da questo intento che nasce Benedetta quotidianità, pubblicato nel 2026 da Carthago Edizioni e già giunto alla terza ristampa, con curatela di Alexandro Max Cantello, e contributi di Guido Guidi Guerrera e Carmelo Zaffora.

«La mia liturgia non si svolge dentro le chiese, ma dentro la quotidianità», afferma Niosi, lontano comunque dal mostrarsi come guru o maestro spirituale, ma concentrato invece su una purificazione di lessico e pensiero pienamente ascetica e alchemica. Ed è proprio questa la chiave che ci propone con il suo ultimo libro di prosa e poesia: cercare il divino là dove apparentemente non c’è nulla di straordinario, nei luoghi attraversati, nell’incontro con persone, nella memoria rarefatta, nelle ferite e nelle contraddizioni dell’esistenza.

«È il nostro sguardo a cambiare la realtà», scrive l’autore. Una frase che riassume la sua logica costruita sulla capacità di trasferenza da ciò che sembra ordinario a qualcosa di inatteso. La bellezza anche per Niosi nasce dalla crepa. Bisogna «poter sublimare quello che è in antitesi apparente con la bellezza, trasformando il piombo in oro», dice.  Ma non si ferma a questo detto comune. Suggerisce di fare anche altro, di prosternarsi e creare nuovi hapax legomenon tra realtà terrene ricondotte a quel logos primigenio che è ragione “attendibile” – nel senso di categoria epistemica relazionale - e fondamento universale, principio intellettivo di purezza ideativa, bellezza trascendente con la B maiuscola. Nella varietà delle microstorie trascritte, l’intentio operis – la strategia interna del testo di Niosi – conduce a quel fine esatto.

Il libro si muove così, in pienezza, tra poesia e prosa, memoria e riflessione, spiritualità e concretezza. La stessa parola poetica di alcune sillogi di Niosi antecedenti a questo libro, e che qui traspare in filigrana chiara, viene spesso disancorata dalle costrizioni metriche, diventando invece neuma: un segno che non impone una melodia, ma che ne suggerisce discretamente l’andamento.

Anche le parole spazio e cammino sono topos centrali nei suoi scritti. I luoghi vanno camminati, infatti, non possono essere semplicemente osservati: devono essere attraversati con saggezza, investendovi la pienezza della ‘substanzia’ carnale e psichica.

Il clinamen, la deviazione che rompe una traiettoria deterministica in molte opere e nella vita in generale, è la giusta metafora dell’intero percorso dell’autore che ha spesso cambiato direzione, attraversando areali e tradizioni, senza mai rimanere prigioniero di una sola forma. La luce mistica delle cupole che varia di ora in ora è la sua elaborazione di tutta la vita.

C’è dunque in Niosi, poeta e scrittore teofilo, una tensione costante verso qualcosa che sfugge e tuttavia si lascia intravedere, come un asintoto: l’eterno è inarrivabile ma non è necessariamente lontano, perché — come recita una delle parole poste in dialogo con il libro — «l’eternità è già qui sulla terra se si ama se stessi, gli altri e il cosmo come un Tutto».

Benedetta quotidianità è dunque un invito a non avere «lo sguardo annoiato nella vita». A tornare a vedere l’ecumene intero nella sua unitarietà. A camminare nel tutto. E a riconoscere, sotto «l’involucro pessimo», quella «invisibile meraviglia» che forse era già lì senza che ce ne avvediamo.

Il volume è disponibile presso Carthago Edizioni al link https://www.carthago.it/product/benedetta-quotidianita/

BIOGRAFIA DELL’AUTORE

Tìndaro Niosi è uno scrittore pluriedito e poeta, originario di Montagnareale (ME). Dopo gli studi universitari in filosofia e teologia presso il seminario cattolico, ha fatto parte dei Frati Minori Rinnovati di Pettineo e dell’Arca di Lanza del Vasto, comunità gandhiana di ispirazione cristiana.

A Bucarest ha praticato l’esicasmo ortodosso.

Tra le sue opere poetiche figurano Kairòs kai topos (Kimerik, 2010), premiato al Premio Rodolfo Valentino nel 2011; Novus cantus (Yorick, 2012), dedicato al tema della follia; e Ditirambi meridionali (BookSprint, 2019), raccolta di brani e poesie sulla Sicilia. Parole di un ex monaco è invece un memoir pubblicato da Amazon nel 2020 e presentato a Taormina in occasione del Gran Galà della Cultura e della Legalità, patrocinato da Nicola Gratteri. 

*giornalista, scrittrice, critica letteraria

 

Fattitaliani

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