Dal 7 settembre arriva il TG5 Breve LIS, il nuovo appuntamento del TG5 dedicato alle persone sorde, con un team di interpreti LIS scelti sulla base di competenze linguistiche, esperienza, qualificazione professionale e adeguatezza al contesto giornalistico televisivo.
Tutto molto giusto. Anzi, talmente giusto da far nascere spontaneamente una domanda: non sarebbe bello adottare gli stessi criteri anche per la selezione dei giornalisti?
Competenze linguistiche. Esperienza. Qualificazione professionale. Adeguatezza al contesto giornalistico televisivo.
Quattro requisiti che, messi uno dietro l'altro, sembrano quasi una provocazione. Non perché siano particolarmente severi, ma perché sono talmente ovvi da sembrare rivoluzionari quando vengono scritti nero su bianco.
Per un interprete che deve tradurre le notizie in televisione si chiede, giustamente, che sappia fare il proprio lavoro, che abbia esperienza e che sia preparato. Per chi quelle notizie le scrive, le verifica e le racconta, dovrebbe valere più o meno la stessa cosa.
Non servirebbe nemmeno inventarsi requisiti nuovi. Basterebbe copiare quelli già esistenti.
Naturalmente è solo una battuta. O forse no. Perché in un settore nel quale capita di vedere arrivare nuovi volti davanti alle telecamere, qualche volta ci si potrebbe domandare se, oltre alla faccia giusta, sia stata verificata anche la parte riguardante le competenze.
Del resto, se per tradurre una notizia serve conoscere bene la lingua, per raccontarla non dovrebbe essere necessario conoscere bene almeno la notizia?
Il nuovo TG5 Breve LIS nasce con un obiettivo serio e importante: rendere l'informazione più accessibile. E proprio per questo è curioso che, nel presentarlo, venga sottolineata così chiaramente l'importanza della professionalità di chi quel servizio lo realizzerà.
Una buona idea, insomma. Da estendere, magari, a tutto il giornalismo.



