
GIOVANNI SESIA, Fiore. Cm. 90x120
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GIOVANNI SESIA, Sorridi. Cm.150 x 90 |
Il titolo SORRIDI nasce proprio dal sorriso di uno dei soggetti fotografati. Un’espressione enigmatica, della quale non conosciamo l’origine e che non possiamo interpretare con certezza, ma che continua, a distanza di decenni, a rivolgersi direttamente allo spettatore. È un’immagine capace di contenere insieme mistero, fragilità e vitalità. Quel sorriso non cancella la sofferenza suggerita dalle fotografie, ma introduce una possibilità di relazione, ricordandoci che dietro ogni immagine d’archivio esiste una persona.
Accanto ai grandi ritratti, la mostra presenta una nuova serie di nature morte dedicate ai fiori, tra calle, gigli, rose e stelle alpine, insieme a melograni e zucche. Sono soggetti nei quali l’artista osserva il continuo trasformarsi della vita: la fioritura e l’appassimento, la maturazione e il decadimento non vengono presentati come momenti opposti, ma come parti di un unico ciclo.
Se i volti custodiscono una memoria individuale, i fiori e i frutti ne restituiscono una dimensione più universale. La natura diventa un altro spazio nel quale il tempo si manifesta, ricordandoci che ogni forma vivente è destinata a trasformarsi e che ogni fine contiene, potenzialmente, una nuova rinascita. |
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GIOVANNI SESIA, Senza titolo, 2026. Tecnica mista su base fotografica cm. 70x100 |
La riflessione prosegue attraverso alcuni oggetti e interventi scultorei che trasformano elementi quotidiani in metafore della memoria e dell’assenza. Una sedia con la camicia dell’artista, entrambe fuse in bronzo, rende permanente la traccia di un corpo che non è più presente. La sedia conserva il luogo dell’assenza, mentre la camicia suggerisce l’impronta invisibile di chi l’ha indossata. Il bronzo, materiale associato alla durata, fissa nel tempo un gesto domestico e intimo. Altre sedie, segnate dalla ruggine e attraversate da sottili scritture bianche, lasciano invece che sia il tempo stesso a intervenire sulla materia. L’ossidazione diventa una forma di trasformazione, mentre le parole sembrano affiorare come ricordi incompleti. Una giostra recuperata da un rottamaio introduce il tema della ciclicità. Il suo movimento circolare richiama il continuo ripetersi dell’esistenza e trova un’eco nell’antico simbolo dell’ouroboros, il serpente che si morde la coda, immagine di un ciclo nel quale fine e principio tornano a coincidere. La cassaforte ricostruita in legno assume invece il valore di un archivio simbolico. Non custodisce beni materiali, ma ciò che l’artista considera più fragile e prezioso: ricordi, esperienze e frammenti di vita minacciati dalla cancellazione del tempo. Lo stesso principio appartiene ai piccoli cubi rivestiti di foglia d’oro, sulle cui superfici compaiono fiori, nature morte e frammenti di volti. L’oro conferisce a queste immagini una dimensione quasi sacrale: non un lusso decorativo, ma il riconoscimento del valore di ciò che normalmente rischia di essere dimenticato. Come piccole reliquie contemporanee, i cubi conservano frammenti sottratti simbolicamente all’oblio.
A sintetizzare il significato della mostra è il curatore Alberto Mattia Martini: “L'intera mostra sembra così costruirsi come un grande archivio di tracce. Ogni opera conserva qualcosa che rischiava di andare perduto: un volto, una scrittura, un fiore, un oggetto, un’emozione, un ricordo. Non è tanto la memoria a essere rappresentata, quanto il modo in cui essa continua a manifestarsi attraverso ciò che rimane. In questo senso Sorridi non è una mostra sulla follia. È una riflessione sulla dignità della persona, sul tempo e sulla responsabilità del ricordare, e quindi sulla vita”.
SORRIDI mette così in relazione fotografie, pittura, natura e scultura attraverso un unico filo conduttore: la possibilità di preservare una traccia quando la storia personale e collettiva rischia di dissolversi. Ogni opera diventa un luogo di passaggio tra ciò che resta e ciò che scompare, tra la presenza e l’assenza. La mostra non cerca di ricostruire il passato, ma di interrogare il modo in cui il passato continua a manifestarsi nel presente. I volti recuperati dagli archivi, le scritture quasi cancellate, i fiori nel loro naturale processo di trasformazione e gli oggetti segnati dal tempo appartengono a un unico racconto: quello della fragilità dell’esistenza e, allo stesso tempo, della sua capacità di lasciare segni.
Per l’artista la memoria non appare dunque come qualcosa di immobile da conservare, ma come una materia viva, incompleta e mutevole. Una memoria che riaffiora attraverso ciò che rimane e che trova, nel sorriso enigmatico di un volto anonimo, la sua immagine più intensa: un gesto semplice capace di attraversare il tempo e di stabilire ancora oggi un incontro con chi guarda. |
Giovanni Sesia nasce a Magenta (Milano) nel 1955. Dopo aver frequentato l’Accademia di Brera a Milano inizia a realizzare dipinti caratterizzati dall’accentuato cromatismo e dal segno forte. In seguito, la sua pittura si sviluppa sulla ricerca tonale e sul contrasto tra luci e ombre lavorando tra astratto gestuale e suggestioni figurative. È in questo periodo che si avvicina alla fotografia quale mezzo tecnico da affiancare all’espressività pittorica. L’artista riesce a raggiungere un perfetto equilibrio fra i due linguaggi espressivi, senza farne prevalere l’uno sull’altro e in modo che l’uno aiuti l’altro a superare il proprio limite. La svolta è alla fine degli anni ’90 quando viene in possesso di un vecchio archivio fotografico di un ospedale psichiatrico in abbandono. Le immagini scelte da Sesia evocano la storia e la memoria e questa tendenza lo ha portato a privilegiare sempre più volti, luoghi e oggetti. La fotografia diviene per l’artista un pretesto su cui si innesca tutto il suo istinto e la sua ricerca artistica e l’equilibrio che l’opera trasmette è dato dalle pennellate e dalla grafia, segni che creano una sinergia tra spazi pieni e vuoti, ma in perfetta combinazione tra loro. Dalle antiche lastre trovate nei manicomi, alle vecchie immagini rinvenute, agli scatti da lui eseguiti, i soggetti scelti appaiono al tempo stesso lontani e familiari ed hanno la forza di penetrare nell’anima e di chiedere di non essere dimenticati. Sesia li riscatta dall’oblio e li offre a colui che li guarda con rispettoso amore. I soggetti, scelti con estrema cura e passione, sono antichi ed atavici ed il solco in cui Sesia si muove è inevitabilmente intriso di tradizione. Utilizza abilmente i colori caldi della terra, i bruni, l’ocra e poi la ruggine per porre l'accento sull’umanità dei suoi soggetti. Sostenuto dalla critica e dal pubblico, questo artista si sta imponendo sempre più sulla scena nazionale ed internazionale. Ha tenuto numerose mostre personali in Italia e all’estero.
Fabbrica Eos viene fondata a Milano all’inizio degli anni ’90. Giancarlo Pedrazzini, dopo l’esperienza presso una nota galleria milanese, intraprende il percorso autonomo nell’intento di promuovere gli artisti all’esordio guidato dall’ istintuale teoria dell’importanza dell’incontro e dalla convinzione che l’arte arrivi ad uno stadio maturo grazie alla complicità e allo scambio tra gallerista e artista. La galleria non segue una linea dogmatica nella ricerca di nuovi artisti, piuttosto un’idea: “l’Arte è 5 minuti più avanti da adesso”. Fin dall’inizio si distingue per l’attenzione riservata ad artisti emergenti e per l’apertura nei confronti di ogni campo della creatività, dal design alla fotografia, dalla musica alla pubblicità. A marzo del 2019 la galleria ha aperto un secondo spazio espositivo a Milano, con una vetrina illuminata fino a sera dove si alternano mostre personali e collettive, di fronte alla sede di Fondazione Feltrinelli e Microsoft in uno dei quartieri più in crescita della città. A dicembre 2021 e 2022 in occasione della settimana dell’arte di Miami ha organizzato mostre d’arte all’interno dell’Istituto Marangoni Miami. |
INFORMAZIONI MOSTRA SORRIDI. Mostra personale di Giovanni Sesia Dall’ 11 settembre al 10 ottobre 2026 Inaugurazione: giovedì 10 settembre, dalle ore 18.30 |


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