di Giovanni Zambito - A Verona due giovani si incontrano e il loro destino viene sconvolto per sempre: sanno di essere fatti l'uno per l'altra, ma un odio mortale divide le loro famiglie, rendendo inevitabile la tragedia.
È la storia di Roméo et Juliette, capolavoro di Charles Gounod, tra i compositori francesi più importanti e amati della metà dell'Ottocento, che per la sua opera si affida a un libretto fedele al testo di Shakespeare, trasformandolo in una partitura intensa e capace di restituire con grande finezza tutte le sfumature di questa storia d'amore mitica.
Alla Monnaie di Bruxelles, dove l'opera debutterà il 29 settembre, la regista Julia Burbach, insieme alla scenografa Cécile Trémolières, costruisce un paesaggio scenico poetico, in cui le emozioni possono esprimersi liberamente ma dove filtrano anche rivalità e violenza. Sul podio, al suo debutto alla Monnaie, la direttrice d'orchestra Valentina Peleggi, che in questa intervista racconta la sua lettura di un'opera "prevalentemente scura", dominata da un odio atavico mai spiegato, in cui - a differenza dei "Capuleti e Montecchi" di Bellini - l'attenzione resta tutta sulla forza e la purezza dell'amore tra i due protagonisti.
Roméo et Juliette è un’opera che il pubblico pensa di conoscere già prima ancora che inizi la musica. Che cosa bisogna invece “dimenticare” della storia di Shakespeare per poter ascoltare davvero Gounod?
Conoscere la trama è un punto di forza, non di debolezza, perché solo così si riesce a cogliere meglio le differenze, le sfumature, il taglio particolarmente intimistico che Gounod ed i suoi librettisti Barbier e Carré hanno deciso di dare a questo Roméo et Juliette.
Le grandi melodie di Gounod sono così seducenti da rischiare, talvolta, di diventare quasi autosufficienti. Come si evita che la bellezza della melodia prevalga sulla drammaturgia? In altre parole: come si dirige un’opera così bella senza lasciarsi incantare dalla sua stessa bellezza?
In Roméo et Juliette non sono solo le melodie ad essere eleganti ma vi è un'attenzione, una cura raffinatissima ai dettagli che certo invita a voler indugiare per assaporare fino all'ultimo questi momenti cosi speciali. Ma l'equilibrio del tutto, il ritmo drammaturgico è il vero architetto che da senso ai singoli dettagli, e che guida il grande respiro dell'opera.
In Roméo et Juliette l’amore nasce e cresce mentre intorno ai due protagonisti domina la violenza. Quanto c’è, nella musica di Gounod, di questa tensione fra la fragilità dell’intimità e la brutalità del mondo esterno? E dove la sente più fortemente nella partitura?
Questa è un'opera prevalentemente scura, circondata dalla tenebra. In elenco la maggior parte dei solisti sono voci maschili, e molti sono i numeri con solo coro maschile. Da qui nasce questa nuvola cupa che è pronta ad esplodere in violenza non appena la voce brillante di Stephano (che non a caso per contrasto è un soprano in trouser role) provoca la scintilla. Nessuno spiega esattamente il motivo di questo odio atavico fra le due famiglie e quasi sembra non importare. Di sicuro non importa a Gounod, che al contrario di Bellini non intitola l'opera Capuleti e Montecchi ma "Roméo et Juliette": la politica, il contesto storico e sociale è solo uno sfondo, l'attenzione è sulla straordinaria forza e purezza dell'amore di due giovani.
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| Locandina |
C’è un aspetto di Gounod che viene spesso messo in secondo piano rispetto alla sua vena melodica: la sua capacità di creare atmosfere e tensioni attraverso l’orchestra. Quale Gounod orchestrale vorrebbe far ascoltare al pubblico della Monnaie?
Gounod è un compositore incredibilmente elegante, sofisticato, attento alla psicologia dei suoi personaggi e li dipinge musicalmente anche tramite una finissima orchestrazione. Non è un caso che l'arpa, ad esempio, è collegata al mondo interiore di Juliette cosi come il timbro nostalgico del corno inglese da voce alla Juliette dei dubbi e delle paure. Ogni volta che Romeo cita Juliette, ecco che un arpeggio lontano dell'arpa ne richiama la memoria. L'orchestra costantemente sostiene il non detto dei protagonisti: i sussurri in pianissimo, le palpitazioni agitate dei sincopati, cambi repentini di armonie che fanno da eco a momenti di stupore e commozione. Stiamo lavorando con grande cura per far riemergere questo mondo orchestrale raffinato e dai contorni di una luce indiretta, quasi lunare.
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| Prove. Foto di Simon Van Rompay |
Roméo et Juliette
Opéra en cinq actes
Livret: Jules Barbier et Michel Carré
Musique: Charles Gounod
Création: Théâtre Lyrique, Paris, 27.4.1867
Équipe artistique
Direction musicale: Valentina Peleggi
Mise en scène: Julia Burbach
Décors et costumes: Cécile Trémolières
Éclairages: Fabrice Kebour
Chorégraphie: Cameron McMillan
Dramaturgie: Marie Mergeay
Chef des chœurs: Emmanuel Trenque
Distribution
Juliette: Jeanine De Bique
Kseniia Proshina (1, 4, 9, 13, 16.10)
Stéphano: Florence Losseau
Gertrude: Rehanna Thelwell
Roméo: Ismael Jordi
Airam Hernández (1, 4, 9, 13, 16.10)
Tybalt: Travon D. Walker
Benvolio: Taekyung Kwon
Mercutio: Michael Arivony
Le comte Pâris: Leander Carlier
Grégorio: Oleg Volkov
Le comte Capulet: Werner Van Mechelen
Frère Laurent: Maxim Kuzmin-Karavaev
Le duc de Vérone: Sam Taskinen
Orchestre et chœurs
Orchestre symphonique et chœurs de la Monnaie
Académie des chœurs de la Monnaie, préparée par Benoît Giaux
°MM Laureate
Production
En coproduction avec Shelter Prod et Prospero MM Productions, avec le soutien de Taxshelter.be et ING.
Avec le soutien du Tax Shelter du Gouvernement fédéral belge.