IL REQUIEM DI GUERRA DI BRITTEN CON L’ORCHESTRA RAI PER L’INAUGURAZIONE DI MITO SETTEMBREMUSICA

Foto Più Luce


Il 6 settembre alla Scala di Milano e in diretta su Radio3; il 7 settembre allAuditorium Rai di Torino, con Simone Young sul podio 

«Io parlo di guerra, e della pietà della guerra. La poesia è nella pietà. Un poeta può solo allertare». Sono le parole del poeta inglese Wilfred Owen, stampate sul frontespizio della partitura del War Requiem op. 66 di Benjamin Britten, che domenica 6 settembre alle 20 alla Scala di Milano (con collegamento in diretta su Radio3) e lunedì 7 settembre alle 20 all’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino, inaugura il Festival MITO SettembreMusica, celebrando anche il cinquantenario della scomparsa del grande compositore inglese. Protagonista l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Simone Young e affiancata dal Coro e dal Coro di Voci Bianche del Teatro Regio di Torino (diretti rispettivamente da Gea Garatti Ansini e da Claudio Fenoglio), dal soprano Elena Guseva, dal tenore Allan Clayton e dal baritono Bo Skovhus.

 

Il War Requiem è un’opera mastodontica e lacerante, radicalmente antibellica, organizzata su tre piani distinti, che talvolta si intersecano. Una grande orchestra con coro e voce di soprano, che intonano il testo latino liturgico della Missa pro defunctis, e rappresentano la tradizione religiosa. Due voci maschili di tenore e baritono accompagnate da un’orchestra da camera, che cantano testi del poeta Wilfred Owen, morto sul campo di battaglia della prima guerra mondiale, che rappresentano due soldati e la cruda realtà della guerra. Un coro di bambini, accompagnato dall’organo, a simboleggiare la purezza e l’innocenza.

 

Il capolavoro di Britten si presenta musicalmente come un flusso continuo di emotività, che passa dal sacro al profano, creando forti contrasti tra la dimensione remota e atemporale della liturgia e il presente crudo e violento dei testi poetici di Owen. Il poeta inglese morì nel 1918 a venticinque anni, a una settimana dall’armistizio che pose fine alla prima guerra mondiale. Le sue poesie furono pubblicate postume nel 1920. Vent’anni dopo, il 15 novembre 1940, quando Britten aveva ventisette anni e si trovava negli Stati Uniti, la città inglese di Coventry, nei pressi di Birmingham, fu quasi interamente distrutta da un bombardamento tedesco. L’episodio divenne talmente emblematico della rovinosa violenza della seconda guerra mondiale, che nacque un neologismo: “coventrizzare”, utilizzato per indicare la distruzione totale di un luogo. Solo ventidue anni dopo, nel maggio del 1962, la città poté celebrare la sua definitiva rinascita, con la cerimonia di consacrazione della ricostruita cattedrale di St. Michael. Per l’occasione venne commissionata proprio a Britten, il più importante compositore inglese dell’epoca, un’opera sinfonico-corale: il War Requiem, che godette di fama e fortuna rare.

 

La partitura fu dedicata alla memoria di quattro militari di marina deceduti: Roger Burney, sottotenente della Royal Naval Volunteer Riserve, Piers Dunkerley, Capitano dei Royal Marines, David Gill, marinaio della Royal Navy, uccisi durante la seconda guerra mondiale; Michael Halliday, tenente della Royal New Zeland Naval Volunteer Reserve, morto suicida diversi anni dopo.

 

La personalità specificamente teatrale di Britten, che proprio con opere come Peter Grimes, Billy Budd e The Turn of the Screw aveva ottenuto i suoi più grandi successi, traspare con netta evidenza anche nel War Requiem, tanto che il paragone più frequentemente utilizzato è quello con la Messa da Requiem di Verdi, opera sacra e teatrale al tempo stesso. Ma la sostanza drammatica della pagina non è un aspetto superficiale; risponde piuttosto a un’esigenza profonda del suo autore, che è quella di conciliare la spettacolarità di un organico orchestrale e corale grandioso, con il bisogno di riflettere la dimensione più raccolta della musica da camera. Integrazione peraltro perfettamente riuscita, grazie anche alla scelta di giustapporre testi liturgici e poesie novecentesche, in una simbiosi perfetta, nella quale le due fonti traggono forza le une dalle altre.

 

A interpretare il War Requiem in occasione dei due concerti inaugurali del Festival MITO arrivato alla sua 20esima edizione, la prima firmata da Speranza Scappucci è la direttrice  d’orchestra australiana Simone Young, che dal 2022 ricopre il ruolo di Direttrice Principale della Sydney Symphony Orchestra, dopo essere stata Direttrice Artistica della Staatsoper di Amburgo e Direttrice Musicale Generale della Philharmonisches Staatsorchester della stessa città tedesca, Direttrice Principale della Bergen Philharmonic Orchestra e Direttrice Artistica di Opera Australia a Sydney e Melbourne. Simone Young è ospite regolare di orchestre come i Wiener Philharmoniker, i Berliner Philharmoniker, la Chicago Symphony Orchestra, la New York Philharmonic, la Los Angeles Philharmonic, la Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks e la London Philharmonic Orchestra, oltre che dei principali teatri del mondo, dalla Wiener Staatsoper all’Opéra national de Paris, dalla Royal Opera House di Londra alla Metropolitan Opera di New York, fino alla Scala di Milano, dove ha recentemente diretto il ciclo integrale Der Ring des Nibelungen di Wagner. È al suo debutto sul podio dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai.

 

Informazioni di biglietteria: www.mitosettembremusica.it


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