Prof. Bianco: «Cruciale la gestione del paziente oncologico avanzato, non può essere affidata all'improvvisazione o alla sola sensibilità del singolo clinico, ma richiede una vera e propria competenza metodologica e interdisciplinare. È per questo motivo che la formazione avanzata, penso ad esempio, all'impostazione di percorsi accademici dedicati come i Master specifici del settore, punta a creare una rete di professionisti capace di parlare lo stesso linguaggio. Oncologi, infermieri specialisti, psicologi, farmacisti e assistenti sociali devono integrarsi in un team multispecialistico in grado di valutare la complessità clinica, relazionale ed etica del malato e della sua famiglia».
Di Marialuisa Roscino
Il cancro non è più solo una battaglia per la sopravvivenza,
ma un percorso complesso che richiede di curare la persona prima ancora della
malattia. È questa la rivoluzione culturale e clinica promossa dalle "cure
simultanee", un modello che abbatte il vecchio muro tra la terapia
oncologica attiva e le cure palliative, integrandole fin dalla diagnosi. Per
capire come questa visione si traduca nella pratica quotidiana e nella
didattica ospedaliera, abbiamo intervistato il Dott. Vincenzo Bianco, Dirigente
Medico Oncologo, Policlinico Umberto I di Roma, in prima linea nell'affrontare
le sfide cliniche e formative di questo approccio.
Dott. Bianco, oggi si
parla sempre più spesso di cure simultanee in oncologia. Qual è il cambio di
paradigma fondamentale rispetto al passato?
Con le cure simultanee in oncologia si supera l’approccio
sequenziale, vale a dire , le cure palliative o di supporto venivano attivate
soltanto dopo il fallimento o la sospensione dei trattamenti antitumorali come
la chemioterpia, immunoterapia, radioterapia , la terapia a bersaglio
molecolare. Le cure simultanee in oncologia vengono erogate con i trattamenti
oncologici attivi, sin dalle fasi iniziali della diagnosi di malattia avanzata
o metastatica. Non dimentichiamoci nei centri in cui le cure simultanee vengono
erogate in concomitanza ai trattamenti attivi, le terapie antiblastiche
risultano più efficaci e le
sopravvivenze dei pazienti migliorano.
In termini pratici e
clinici, cosa significa applicare questo modello nella corsia di un grande
ospedale come il Policlinico Umberto I?
L'attivazione del supporto terapeutico simultaneo ai
trattamenti oncologici attivi non dipende più da quanto tempo resta da vivere
al paziente, ma dall'intensità dei suoi bisogni fisici, psicologici e sociali.
ll controllo della sintomatologia legata al tumore (dolore,
nausea, astenia, dispnea….) permette al paziente di tollerare meglio le terapie
oncologiche, riducendo le interruzioni dei trattamenti e gli accessi impropri
al pronto soccorso , quest’ ultimo aspetto consentirebbe, visto l’enorme numero
di pazienti oncologici seguiti dal nostro centro e considerato che il nostro PS
risulta punto di riferimento per tutta
parte sud di Roma, di decongestionare e ottimizzare i ricoveri in area
oncologica.
Un approccio così
complesso richiede competenze che vanno oltre la tradizionale formazione medica
specialistica. Qual è il ruolo della formazione in questo settore?
Purtroppo, spesso i percorsi di specializzazione in
oncologia non includono una preparazione strutturata sulle cure
simultanee/palliative integrate in campo oncologico. La formazione in questo
settore deve garantire la conoscenza delle Metodiche di valutazione di qualità
della vita, la conoscenza dei bisogni di
salute degli individui e delle loro famiglie e l’appropriatezza e dell’efficacia
degli interventi assistenziali, la conoscenza delle principali tecniche della
comunicazione interpersonale, la conoscenza e la acquisizione dei principi
dell’etica medica e della bioetica clinica, la conoscenza della fisiopatologia
del dolore, le conoscenze teoriche e la pratica clinica necessarie per la
diagnosi ed il trattamento delle complicanze e dei sintomi in fase avanzata.
Principi farmacologici delle principali terapie oncologiche e relative
tossicità. Oggi per colmare questo gap formativo basterebbe frequentare un
master universitario di II livello dedicato.
Quali sono le
principali resistenze culturali che ancora oggi si incontrano nell'applicazione
delle cure simultanee?
Essenzialmente, ci sono tre motivi; a) le cure simultanee
vengono associate al fine vita soprattutto dai familiari e pazienti; b)
professionale, per gli addetti ai lavori spesso si confondono le cure
simultanee con la sola terapia del dolore o hospice; c) organizzativa : si cura
prima il tumore e quando non c è nulla da fare, i sintomi difatti manca un
approccio multidiscinare, il medico oncologo
indirizzato verso una formazione super specialistica (patologia d’organo) rischia di tradursi nella pratica clinica
nella sottovalutazione delle comorbidità intercorrenti, mancata gestione degli
effetti collaterali che colpiscono organi fuori dal proprio campo e talvolta
ritardi diagnostici , senza contare una vera e propria dipendenza
multidisciplinare con la costante necessità di consultare altri specialisti.
In che modo, il
modello delle cure simultanee ridefinisce il rapporto e la comunicazione tra il
medico, il paziente e la sua famiglia, soprattutto nei momenti di scelta più
complessi?
Da una comunicazione a tappe, a una comunicazione
continuativa, il passaggio tra intento curativo e palliativo non è vissuto come
un "abbandono" da parte del paziente, poiché il team è già presente
(medico oncologo, medico palliativista, psicologo, e via dicendo).
Pianificazione anticipata del percorso terapeutico contestualmente viene
migliorata la fase di elaborazione della prognosi da parte dei familiari e del
paziente.
Quanto incide oggi la
carenza di personale o la frammentazione organizzativa nella reale applicazione
di questo modello all'interno delle strutture sanitarie pubbliche italiane?
La carenza di personale sanitario e la frammentazione
organizzativa incidono in modo critico e penalizzante, impedendo a quasi i due
terzi dei pazienti oncologici di accedere tempestivamente al modello di
Simultaneous Care (cure simultanee). Ancora una volta, come spesso accade da
molti anni, esiste un grosso divario regionale tra Nord-Centro e Sud Italia.
Quali strumenti
specifici o scale di valutazione precoce, a Suo avviso, sarebbe importante
utilizzare insieme all'equipe per intercettare il momento ideale in cui
affiancare le cure palliative a quelle oncologiche?
A prescindere dagli strumenti e scale che sono nelle
disponibilità degli operatori, l 'equipe multidisciplinare da subito deve
prendere in carico il paziente e pianificare un programma terapeutico che tenga
conto dei bisogni del paziente di ordine fisico, psicologico e relazionale.



