Vorianova: l'elettro-pop in dialetto isnellese canta la libertà d'informazione

Intervista a cura di Domenico Carriero.

I Vorianova tornano sulla scena con il nuovo singolo "Ascùtimi", pubblicato il ventisei giugno come anticipazione del settimo album di inediti intitolato "Rivoluzioni", atteso per il prossimo autunno con RadiciMusic Records. Il duo siciliano fonde abilmente antiche parole del dialetto tipico di Isnello con moderne sonorità di respiro internazionale. Questa traccia rappresenta una profonda denuncia sociale contro le campagne di odio e le intimidazioni dirette ai coraggiosi giornalisti, omaggiando lo storico cronista Salvatore Cusimano. In queste domande esploriamo la lunga carriera del progetto musicale, analizzando un inestimabile patrimonio culturale fatto di impegno civile e grande amore per la propria terra.

 

Il nuovo singolo "Ascùtimi" è un grido a favore della libertà d'informazione e contro le campagne d'odio e le intimidazioni che colpiscono i giornalisti. Il brano è esplicitamente dedicato alla figura di Salvatore Cusimano, cronista storico del "Maxiprocesso". Come nasce l'urgenza di scrivere una canzone di denuncia sociale su un tema così attuale e qual è, secondo voi, il ruolo del cantautorato oggi di fronte a questi allarmi democratici?

Da sempre sentiamo forte l’esigenza di potere, attraverso la forza intrinseca delle parole e della musica, farci portavoce di messaggi che possano rompere le barriere che impediscono il vivere civile in una società. In questi giorni assistiamo ad un crescere di intimidazioni, querele temerarie, minacce e, come visto nei mesi passati, anche attentati contro giornalisti che da sempre provano a non distogliere gli occhi dalla realtà anche quando tutti consigliano di farlo. Abbiamo infatti voluto omaggiare la figura di Salvatore Cusimano, gigante della storia del giornalismo siciliano, capace da sempre di raccontare la storia con rettitudine, con la schiena sempre dritta e svolgendo il suo lavoro con abnegazione e passione da sempre. Crediamo fortemente che il ruolo del cantautore, così come quello del giornalista, sia quello di essere un cronista della sua vita ma anche dell’epoca in cui è immerso, e dunque siamo convinti che di fronte ad un importante dilagare di eventi così estremi bisogna stare dalla parte di chi interpreta l’arte come una missione civile.

La vostra cifra stilistica è inconfondibile: l'uso del dialetto isnellese unito a un suono elettro-pop di respiro internazionale. In questo brano, in particolare, si fondono strumenti mediorientali, synth e l'utilizzo del pianoforte preparato. Come riuscite in fase di arrangiamento a far dialogare una lingua così antica e radicata nel territorio delle Madonie con una sperimentazione musicale così cosmopolita?

Il dialetto isnellese accompagna da sempre la nostra produzione artistica, nasce dal bisogno di esprimerci in una lingua spontanea ma anche estremamente musicale; una lingua che racchiude secoli di storia ma che piano piano sta sparendo nell’uso quotidiano da parte dei più giovani. Abbiamo da sempre voluto essere invece più moderni nella scelta delle musiche, siamo lontani dalla tradizione popolare, la nostra è una musica che non vuole raffigurare quello stereotipo ormai in uso quando si pensa alla Sicilia, stereotipo che noi consideriamo in parte falso…Non esiste una musica propriamente siciliana così come non esiste una popolazione autoctona siciliana, noi siamo il frutto di secoli di dominazioni straniere che hanno pervaso il nostro dna fino ai nostri giorni. Le città e i paesi della Sicilia sono pieni di quartieri arabi, basti pensare alla Kasbah di Marsala per esempio o addirittura al piccolo paese di Piana degli Albanesi in provincia di Palermo…e l’elenco potrebbe continuare riempiendo pagine e pagine. Per questo la nostra musica rispecchia perfettamente la nostra identità, usare uno strumento mediorientale è qualcosa che da siciliani sentiamo molto vicino a noi, fa parte di quella meravigliosa integrazione culturale che amiamo da sempre sostenere e di cui i siciliani ne sono da sempre esempi da cui trarre ispirazione.

Il singolo anticipa "Rivoluzioni", il vostro settimo disco di inediti in uscita in autunno per RadiciMusic Records. Sappiamo che le dodici tracce saranno dedicate a figure che hanno lasciato il segno nelle lotte per i diritti umani e la giustizia sociale, da Mimmo Lucano e Giuseppe Gatì, fino alle mamme di Lampedusa e alla piccola Hind Rajab. Cosa vi ha guidato nella scelta specifica di queste storie per rappresentare la vostra idea di "rivoluzione"?

Continuando sulla scia del precedente album dove ci interrogavamo sui tempi “scueti” (inquieti) che stavamo attraversando, è venuto facile andare alla ricerca di quelle figure umane che tanto hanno dato e continuano a dare per contribuire ad una idea di rivoluzione sociale di cui pensiamo si abbia tanto bisogno in questo delicato momento storico. Rivoluzione non è un ritorno circolare al punto di origine, ma un cambiamento radicale che porta ad un sovvertimento profondo, una rivoluzione che implica un cambiamento strutturale. E allora le dodici canzoni vogliono proprio celebrare la figura esemplare di uomini e donne che hanno lasciato un solco profondo in questo cambiamento. Abbiamo voluto altresì mettere in luce il lavoro di giovani attivisti meno conosciuti, come Giuseppe Gatì, prematuramente scomparso, che tanto ricorda quei ragazzi che stanno spendendo la loro vita a favore della causa palestinese (anche se la sua causa è stata contro la mafia e gli interessi della politica in Sicilia); ci sono poi le mamme di Lampedusa che accomunate dallo stesso cuore di Mimmo Lucano provano a dirci in che modo essere umani su questa unica terra che abitiamo; infine ci sono tutte le altre storie che hanno ispirato le nostre canzoni, ognuna con un messaggio specifico da lasciare e con una piccola parte di vita umana che non vorremmo si dimenticasse.

I Vorianova sono nati alla fine degli anni '90 per proteggere l'identità di Isnello e contrastarne il lento spopolamento. Guardando ai vostri oltre venticinque anni di carriera, partiti dal Folk Studio di Isnello fino ad arrivare a riconoscimenti importanti come la Targa Tenco 2021 o il recente Premio della Critica "Massimo Cotto", sentite che il vostro obiettivo di tramandare questo profondo linguaggio poetico stia facendo breccia anche nelle nuove generazioni?

Di sicuro assistiamo in questi mesi ad una sorta di “revival” dei dialetti in musica, in un certo senso oggi più che mai le nuove generazioni sentono il bisogno di riconoscersi ed appartenersi all’interno di una specifica identità regionale; è un modo forse per sentirsi unici nella globalità o forse è solo un modo per non nascondere ciò di cui prima ci si vergognava. Il problema a nostro avviso è che oggi ci si affidi a dialetti che nella vita quotidiana forse non esistono nemmeno, sono dialetti italianizzati, non hanno quella difficoltà di comprensione che un dialetto tipico e originale può avere appunto per l’uso di terminologie disparate e poco comuni. Per cui a volte si rischia di identificare il dialetto siciliano con quello che spesso ascoltiamo in tv, nei film, nei brani musicali delle classifiche radiofoniche, quando la realtà è che esistono milioni di dialetti all’interno di una stessa regione e questi sono quelli che non venendo più valorizzati cominciano il loro lento ma inesorabile declino verso la loro definitiva scomparsa. Ecco perché la nostra la consideriamo una missione per salvaguardare il patrimonio linguistico della nostra Isnello.

"Ascùtimi" esce oggi accompagnato da un video ufficiale, aprendo ufficialmente la strada al nuovo progetto discografico. Considerando la forte carica emotiva e politica di questo brano, come intendete portare questa energia nei vostri prossimi live e cosa sperate che arrivi in modo più forte a chi vi "ascolterà" da oggi in poi?

Il nostro pubblico è sempre stato di nicchia, pronto ad ascoltare con grande attenzione sia i testi che le musiche, non abbiamo mai voluto seguire le mode musicali del momento. Ma ci piacerebbe che nei nostri live si muova una grande onda comunitaria di ribellione e rivoluzione che abbracci i giovani e meno giovani, che possa arrivare tutto il senso di questo disco ispirato dalle figure umane che vorremmo portare con noi come bandiere da seguire, tutti assieme, per combattere contro tutti i pregiudizi, le ingiustizie sociali, contro la mala informazione, contro i diritti umani calpestati.

 


Fattitaliani

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