L’Ischia Film Festival 2026 entra nella sua fase conclusiva con le arene del Castello Aragonese esaurite. La giornata di ieri ha messo in dialogo il confronto su impresa e spazio urbano con racconti di solitudine, comunità e paesaggi minacciati, confermando la varietà degli sguardi ospitati dal festival.Alla Cattedrale dell’Assunta si comincia con la storia di Rise di Jessica J. Rowlands, con protagonista un bambino cresciuto in una discarica dello Zimbabwe che trova nel pugilato una possibilità di essere visto. La Rowlands ha dichiarato: “Ho raccontato lo Zimbabwe come lo porto dentro: non come viene spesso mostrato, ma come si imprime negli occhi di un bambino. Un luogo di luce, di suono, di energia, dove la realtà e il sogno convivono. Volevo sottrarmi agli stereotipi e restituire complessità: uno sguardo intimo, personale, che non nega le contraddizioni ma sceglie di attraversarle con speranza. Per me la geografia non è solo spazio, è memoria emotiva. È il modo in cui un luogo ti forma. E questo film è esattamente questo: un ritorno, ma anche una presa di posizione su come scegliamo di guardare e raccontare il mondo.”
Elia Bonacina e Selena Brocca hanno dialogato sul tema importante del saper fare artigiano verso il futuro digitale, con un’attenzione particolare al mondo del cinema: “Cultura e impresa è sempre stato il binomio che, dall’Impero romano al Rinascimento, ha tracciato l’incredibile evoluzione economica, artigiana e imprenditoriale italiana che oggi più che mai ha bisogno di essere vista e raccontata nel modo corretto. Spesso siamo più apprezzati all’estero che in Italia, dobbiamo ora creare una narrazione corretta all’interno del paese per rendere tutti consapevoli dei valori che abbiamo all’interno. Oggi non dimentichiamoci che l’Italia è conosciuta in tutto il mondo per il Made in Italy e il Made in Italy nasce nei distretti che, da nord a sud, hanno dato vita a imprese e soprattutto a marchi che in tutto il mondo vengono riconosciuti come tali grazie al lavoro di menti e mani di persone che vivono in quei territori e scelgono di investire all’interno di questi spazi. L’Ischia Film Festival, così connesso ai territori, non poteva che essere per noi un collegamento naturale. Essere all’Ischia Film Festival significa sentirsi protagonisti di un cambiamento che avviene solo perché si è in un luogo speciale con persone speciali che fanno sì di sentirsi capaci di creare un cambiamento.” Alessandra Bianco, Andrea Camesasca e Francesco Vena hanno aggiunto: “Il cinema è uno strumento importantissimo per raccontare le imprese, per promuovere una storia che attraversa più generazioni, per tramandare una narrazione familiare, perché tante imprese italiane sono figlie di una storia di sacrifici che vanno evidenziati e fatti conoscere ai più giovani. L’Ischia Film Festival è il contesto perfetto in cui senti proprio l'umanità e la presenza che rendono questa esperienza ancora più intensa.” Alla Casa del Sole, The Drowned di Alessandro Reato e Davide Negri ha seguito una fotografa senza volto attraverso Hong Kong, alla ricerca di qualcuno svanito tra milioni di sconosciuti, lasciando per strada immagini da cui le figure umane sono state ritagliate via. Reato e Negri hanno affermato: “La tensione tra la folla e il viaggio interiore è un elemento centrale. Oggi viviamo immersi in una sovrabbondanza di immagini, sempre più replicate e generate, dove l’unicità diventa fragile. Il cinema deve allora interrogarsi su come restare autentico, su quale spazio possa ancora occupare. Il nostro film racconta proprio questo smarrimento: il perdersi dentro un flusso visivo continuo e la ricerca, forse ancora incompiuta, di un centro. A seguire, il documentario We Are The Fruits of the Forest di Rithy Panh, accompagnato dalla produttrice Catherine Dussart, ha raccontato la lotta del popolo Bunong contro la perdita della terra e un clima che ne sconvolge le coltivazioni. La Dussart ha raccontato: “Il cinema, se vuole avere ancora un senso forte, deve scegliere da che parte stare: o consumare immagini, o assumersi la responsabilità di crearle davvero. Essere qui a Ischia non è solo un onore, è la prova che queste storie, anche se scomode, trovano ancora spazio. E devono trovarlo.” Con Parallel City di Ana Mărgineanu, la serata si è spostata a Timișoara, dove una donna in frantumi accudisce tre bambini afghani alla vigilia di un attraversamento di confine. Ionel Marginean ha affermato: “Essere qui è particolarmente significativo, perché questo film nasce proprio da un luogo: il quartiere che è allo stesso tempo scenario e protagonista. Il progetto ha origine da un’esperienza teatrale immersiva, dove ogni spettatore costruiva il proprio percorso. Nel passaggio al cinema abbiamo scelto uno sguardo preciso, ma abbiamo cercato di mantenere quella sensazione di attraversamento, di scoperta viva dello spazio. Questo è, prima di tutto, un film sui luoghi, su come li viviamo, li percepiamo e li raccontiamo. E portarlo in un festival così profondamente legato al tema della location lo rende il contesto ideale.” Il direttore del Festival Michelangelo Messina ha concluso: “Questo festival nasce da una scelta precisa: non celebrare semplicemente i luoghi, ma interrogarli. Perché un luogo non è mai solo bellezza, è identità e, sempre più spesso, è un’identità fragile, negata, cancellata. Raccontiamo territori che resistono, ma anche quelli che stanno scomparendo: sotto il peso delle guerre, dei disastri, o dell’indifferenza. E il cinema, in questo, non è decorazione, ma è uno strumento di testimonianza. Se queste storie arrivano qui all’Ischia Film Festival, è perché qualcuno ha deciso di guardare dove spesso si distoglie lo sguardo. E noi continuiamo a farlo, con ostinazione.” Il programma di questa sera – venerdì 3 luglio 2026 Ore 20:00 – Ultimo Film Cocktail dell’edizione, riservato agli accreditati professionali. Ore 21:30, Cattedrale dell’Assunta – “Parliamo di Cinema” con Lucia Calamaro. A seguire, Antartica – Quasi una fiaba, ambientato in una base scientifica isolata, dove il futuro dell’umanità si intreccia a tensioni affettive, etiche e ideologiche. Ore 21:30, Piazza d’Armi – Sueña Ahora di Gabriele Licchelli, Francesco Lorusso e Andrea Settembrini: quando un blackout sprofonda Cuba nel buio, desideri e visioni si impastano con i suoni della notte. A seguire, Nel buio dell’acqua di David Rodríguez de la Morena, dedicato a Mauro Morandi, ottant’anni, che dopo trent’anni trascorsi a custodire un’isola scopre che verrà sfrattato. Ore 21:30, Casa del Sole – Rahlo (Shallow Ground) di Jozo Schmuch: a Vukovar, una madre riavvolge il tempo e riabbraccia il figlio scomparso nella guerra, identico a come era partito. A seguire, Sanding Dreams di Anton Mamykin, in cui uno studente di ingegneria spaziale torna al villaggio natale per un’emergenza familiare, mettendo in pausa il sogno delle stelle per rispondere alle necessità della famiglia. Ischia Film Festival è sostenuto da: MiC Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e audiovisivo, Regione Campania – Film Commission Regione Campania, BONACINA, BPER Banca e si svolge sotto il patrocinio dei comuni di Ischia e Forio. |
Tra impresa e luoghi negati: Bonacina e le storie che interrogano il presente
03 luglio
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