L’incontro con Stefania Spampinato nell’Arena Ceccarini di Riccione, venerdì 10 luglio, è iniziato con una sorpresa per l’attrice: il Maximo Excellence Award dell’Italian Global Series che le è stato consegnato dalla Sottosegretario al Ministero della Cultura Lucia Borgonzoni. Felice, di fronte a una platea folta ed entusiasta (“Sei il nostro orgoglio!” le hanno urlato) l’attrice ha raccontato alla giornalista Laura Delli Colli com’è nata la sua carriera internazionale.
“Da bambina - ha ricordato - vedevo in televisione ballare Heather Parisi e Lorella Cuccarini e sognavo di fare la ballerina. Ho studiato danza prima in Sicilia, la mia terra, poi a Londra e poi volevo andare dove c’era il sole e mi sono trasferita a Los Angeles. Qui ho assistito a una lezione di recitazione di un mio amico e sono rimasta folgorata: ‘Questo è quello che voglio fare!’. Ho cominciato a prendere parte a un paio di serie con ruoli piccolissimi e poi, mentre ancora facevo la cameriera o la hostess per guadagnarmi da vivere, è arrivato il provino per Grey’s Anatomy. Sono stata presa per il ruolo della dottoressa Carina, sorella del dottor Andrew DeLuca, e inizialmente dovevo apparire in appena due episodi che poi sono diventati 70 cui si sono aggiunti quelli dello spin-off Station 19, altri 27 episodi. Il personaggio Andrew DeLuca, a un certo punto, non piaceva più al pubblico ed è sparito. Io sono rimasta”.
Com’è cresciuto nel frattempo il personaggio? “Nella prima stagione era una specie di macchietta poi è diventato via via un personaggio completo, a 360°. Nel cinema succede che conosci l’arco del personaggio dall’inizio alla fine ma nelle serie no, ci devi mettere del tuo e questo condiziona la sua evoluzione”.
Ma si riesce ad incidere sul personaggio? “All’inizio no e d’altronde baciavo la terra su cui camminavo. Poi, alla terza stagione che interpretavo, mi chiedono di raccogliere dei cristalli per combattere lo stress durante la pandemia e lì ho detto no, nessun italiano lo farebbe. Così ho inviato una mail alla produzione chiedendo: ‘Fatemi cucinare la pasta o qualcos’altro’. E mi hanno accontentato”.
Com’è lavorare negli Stati Uniti? “Si lavora tantissimo, anche 14 ore al giorno con mezz’ora di pausa e con il cibo che fa veramente pena. In Italia, invece, si lavora 8 ore e si fa un’ora di pausa, durante la quale un cuoco ti cucina cose buonissime e puoi bere anche il vino che sui set americani è proibito. Questo l’ho scoperto quando in Italia ho interpretato Il giorno più bello con Alessandro Siani”.
Come sei stata scelta per il ruolo di co-protagonista nel film di Siani? “Mi aveva visto in un videoclip con Fiorello girato in Sicilia per lanciare l‘iniziativa Spiagge plastic-free del WWF, era rimasto colpito da me e mi ha voluta incontrare”.
Torneresti a lavorare in Italia? “Sì, sto aspettando che qualcuno mi dia un buon motivo per tornare. Una chiamata da Gabriele Muccino, per esempio, o di un altro regista che racconta personaggi che per me possano essere gratificanti!”
A conclusione dell’incontro, la moderatrice Laura Delli Colli, nella sua veste di Presidente del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani ha consegnato lo speciale Nastro d'Argento internazionale 2026 dedicato alla migliore coproduzione 2026, in sinergia con l'Italian Global Series, vinto dalla serie Sandokan, presenti il regista Jan Maria Michelini, l'interprete del 'Sergente Murray' John Hannah e Maria Pia Ammirati, direttrice di Rai Fiction.
L'Italian Global Series è ideato e organizzato da APA – Associazione Produttori Audiovisivi con il sostegno del Ministero della Cultura, in collaborazione con Cinecittà, con il supporto di Regione Emilia-Romagna e di APT Servizi Emilia-Romagna, dei Comuni di Rimini e Riccione e di AGIS, con il contributo di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori, Enel e Gruppo FS e VisitRomagna, diretto da Marco Spagnoli.
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