Con "Ocean",
Akola propone una visione della musica elettronica che guarda oltre il semplice
impatto del beat. Il nuovo singolo unisce sonorità pop house a una scrittura
che mette al centro emozioni, contrasti e desiderio di evasione, trovando un
equilibrio tra energia e introspezione. Una traccia che punta a coinvolgere
l'ascoltatore ben oltre la pista da ballo, senza rinunciare alla propria
identità.
Abbiamo
intervistato Akola per Fattitaliani
per approfondire il percorso che ha portato alla nascita di "Ocean",
parlare del rapporto tra melodia e ritmo e riflettere sull'evoluzione della
musica elettronica contemporanea.
"Ocean"
nasce pensando ai club oppure anche all'ascolto fuori dalla pista da ballo?
È un
brano pensato con l’obiettivo di accedere alla diffusione radio e all’ascolto
personale.
Non lo
vedo molto indicato al dancefloor ma, ovviamente, nessun può indovinare come
reagirà il mainstream, si può solo cercare di dare una identità alla canzone.
Questo
può essere il bello, la scoperta della direzione che prenderà il brano.
Quanto
è difficile creare musica dance che riesca anche a raccontare una storia?
Con la
sola dance non penso sia possibile, ci si deve orientare verso altre sonorità
della musica elettronica.
Un brano,
che vuole raccontare una storia, potrebbe trovarsi limitato nei confini dei
pochi versi presenti in una traccia che ha la necessità di una cassa dritta 4/4
con ritmi ben cadenzati e la struttura tipica della musica house.
Cosa
cerchi di trasmettere attraverso il contrasto tra ritmo e testo?
Mi piace
creare un equilibrio tra quello che senti e quello che provi.
Un ritmo
può farti muovere, mentre un testo può fermarti a riflettere. Quando questi due
elementi si incontrano, nasce qualcosa che va oltre la semplice musica da
ballare.
Vorrei
che ogni brano lasciasse un'emozione.
Pensi
che oggi il pubblico cerchi sempre più emozioni anche nella musica elettronica?
Sì,
secondo me oggi il pubblico cerca qualcosa che lo coinvolga davvero.
La
tecnica è importante, ma da sola non basta più. Le persone vogliono
riconoscersi in una melodia, in una voce o in un'atmosfera.
Credo che
la musica elettronica abbia ormai dimostrato di poter emozionare tanto quanto
qualsiasi altro genere.
Quanto
conta la melodia rispetto all'impatto del beat?
Sono due
elementi che devono lavorare insieme.
Il beat è
il cuore del brano, dà energia e fa muovere le persone. La melodia, invece, è
quella che resta nella memoria e crea un legame emotivo.
Se riesci
a far dialogare entrambi, hai molte più possibilità di lasciare il segno.
Ti
piacerebbe che "Ocean" venisse ricordata più come una canzone o come
una traccia dance?
Mi
piacerebbe che venisse ricordata prima di tutto come una canzone.
Se una
traccia continua a emozionare anche fuori da un club o da un ascolto su canali
specializzati, significa che ha trovato una sua identità.
Se poi
riesce anche a far ballare, tanto meglio.
Per me
Ocean è nata proprio con questa idea: unire emozione ed energia senza dover
scegliere una sola strada.
In
quali momenti della giornata immagini il pubblico mentre ascolta questo brano?
Mi piace
pensare che Ocean accompagni momenti diversi.
Può
essere il tramonto, durante un viaggio, una corsa con le cuffie o il rientro a
casa dopo una lunga notte. Non la immagino solo in un club: vorrei che ognuno
ci trovasse il proprio momento.
Quando
una canzone entra nella vita quotidiana delle persone, per me ha già raggiunto
un grande risultato.
Qual
è la tua idea di musica elettronica contemporanea?
Per me la
musica elettronica contemporanea è libertà. Oggi i confini tra i generi sono
molto più sfumati e questo permette di sperimentare senza paura.
Mi
interessa creare brani che abbiano un'identità, non seguire semplicemente una
tendenza.
Se una
traccia riesce a emozionare, sorprendere e far muovere le persone, allora ha
già fatto il suo lavoro.



