Intervista ai MotelNoire: viaggio nella "MalaMilano", la voce rock delle periferie senza filtri

I MotelNoire presentano "MalaMilano", un nuovo album rock dedicato alle periferie e all'identità urbana milanese. Arricchito dalla collaborazione con Jake La Furia, il disco racconta la realtà senza filtri né redenzione. Abbiamo intervistato la band per esplorare questo crudo viaggio musicale nato tra nebbia e notti insonni.

 Intervista a cura di Domenico Carriero


Ragazzi, siete nati artisticamente nel 1999 nelle periferie sud di Milano, descritte come una vera e propria giungla urbana. Il nuovo album "MalaMilano" è presentato come un progetto senza filtri, dedicato a chi si sente fuori posto e a chi sceglie di andare controcorrente. Come è cambiata la "vostra" Milano dalla fine degli anni '90 a oggi, e in che modo questa evoluzione si è impressa nell'identità sonora dei dieci brani che compongono il disco?

La Milano che raccontiamo in "MalaMilano" è cambiata tantissimo: è diventata più moderna, più veloce e più internazionale, ma in certi quartieri continuano a esistere le stesse contraddizioni di sempre. Noi siamo cresciuti in quella realtà e questo disco nasce proprio da lì: dalle storie di chi si sente fuori posto, di chi lotta ogni giorno per trovare il proprio spazio e di chi sceglie di restare sé stesso anche andando controcorrente. Musicalmente abbiamo cercato di trasformare tutto questo in un suono diretto, senza filtri, che mescola le nostre radici con quello che siamo diventati oggi.

Un focus obbligato è sul brano che dà il titolo all'album, "MalaMilano", che vanta la partecipazione di Jake La Furia. Essendo lui una voce simbolo e una figura centrale dell'immaginario urbano milanese, come è nata l'idea di unire il vostro approccio rock con la sua attitudine? L'esperienza maturata in passato collaborando con diversi artisti, tra cui proprio i Club Dogo, ha fatto da ponte per questo incontro musicale?

Jake La Furia rappresenta una parte importante della cultura musicale e urbana di Milano, quindi per noi averlo su "MalaMilano" è stato qualcosa di molto naturale. L'idea era quella di raccontare la città da prospettive diverse ma complementari: il nostro linguaggio rock e il suo vissuto rap si incontrano nello stesso immaginario fatto di strada, contrasti e appartenenza.

Sicuramente le collaborazioni e le esperienze maturate negli anni con diversi artisti della scena, compresi i Club Dogo, hanno contribuito a creare un terreno comune. Quando Jake ha ascoltato il brano ne ha colto subito il messaggio e il suo contributo ha dato ancora più forza e autenticità a quello che volevamo raccontare.

Avete dichiarato che la musica per voi ha sempre rappresentato una via di riscatto e un linguaggio essenziale per raccontare la realtà circostante. Nel disco parlate della sofferenza di chi è cresciuto troppo in fretta, mescolando rabbia, nostalgia, gratitudine e disillusione. Quanto è difficile, nel panorama musicale odierno, mantenere questa urgenza espressiva per dare voce a chi vive ai margini e raccontare le contraddizioni della società?

Non è semplice, perché oggi spesso tutto corre molto veloce e c'è la tendenza a privilegiare contenuti immediati. Noi però crediamo che la musica debba ancora avere il coraggio di raccontare la realtà, anche quando è scomoda. Le storie di chi cresce ai margini, di chi affronta difficoltà, sogni e delusioni meritano di essere ascoltate.

In "MalaMilano" abbiamo cercato di essere sinceri, anche perche questa canzone nasce da un racconto di Tino Stefanini ex membro della banda Vallanzasca. La rabbia, la nostalgia, la gratitudine e la disillusione che attraversano il disco fanno parte della nostra esperienza e di quella di tante persone che conosciamo. Se la nostra musica riesce a far sentire qualcuno meno solo o più compreso, allora abbiamo raggiunto il nostro obiettivo.

Raccontate che "MalaMilano" è un disco nato per strada, "tra la nebbia, i bar vuoti, le notti insonni e le domande senza risposta". Scorrendo la tracklist troviamo titoli molto evocativi come "Cadillac Blu", "Brutte abitudini" e la chiusura affidata a "Milano (sei una favola)". Al di là del singolo di lancio, in quale di questi brani inediti avete sentito maggiormente quell'urgenza di "cambiare pelle senza perdere l'anima" di cui parlate?

Probabilmente "Milano (sei una favola)". È il brano che meglio rappresenta il percorso che abbiamo fatto, sia come persone che come artisti anche perchè è l'unica canzone che parla di amore e anche del rapporto complicato con una città che a volte ti respinge e altre ti offre opportunità incredibili. È una canzone in cui convivono amore, rabbia e gratitudine.

Per noi "cambiare pelle senza perdere l'anima" significa proprio questo: crescere, evolversi e guardare avanti senza dimenticare da dove veniamo. In fondo tutto l'album racconta questa trasformazione, ma in quel brano il messaggio arriva in modo ancora più diretto e personale.

 

 


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