Ci sono brani che nascono in un preciso momento della vita ma trovano il loro significato più profondo soltanto anni dopo. È il caso di “Frammenti”, il nuovo singolo di Gioacchino Fittipaldi, una canzone che custodisce emozioni autentiche e le restituisce oggi in una veste sonora contemporanea senza tradirne l’essenza originaria.
Nel corso
dell’intervista rilasciata a Fattitaliani, il cantautore racconta il
lavoro di produzione, il dialogo creativo con Pietro Foresti e la scelta di
valorizzare la forza evocativa della chitarra e della scrittura. Un viaggio tra
influenze musicali, ricerca dell’essenziale e desiderio di mantenere viva
l’autenticità artistica, elementi che rendono “Frammenti” un brano capace di
parlare direttamente all’ascoltatore.
Hai definito
il sound di “Frammenti” come un abbraccio e un viaggio riparatore. Come avete
tradotto questa idea in studio?
In studio abbiamo lavorato sulla dinamica e sullo spazio sonoro. L''abbraccio' lo trovi nei suoni caldi, avvolgenti, che non aggrediscono l’ascoltatore ma lo accolgono. Il 'viaggio riparatore', invece, è la struttura stessa del brano: parte da un’atmosfera intima, quasi sospesa, e cresce gradualmente fino a un’apertura liberatoria. Volevamo che la musica riproducesse acusticamente quel percorso di risalita dal dolore alla luce.
Hai scelto
di mantenere intatti testo, melodia e assolo di chitarra originali. Perché era
importante preservare questi elementi?
Perché quegli elementi erano l’istantanea purissima del momento in cui la canzone è nata. Modificarli oggi avrebbe significato contraffare un'emozione sincera con il senno di poi. L'assolo di chitarra, in particolare, non è un semplice virtuosismo, ma un vero e proprio urlo emotivo che sostituiva le parole dove la voce si fermava. Preservare quell'ossatura era un atto di rispetto verso la verità di allora.
Com'è stato
il lavoro con Pietro Foresti nella produzione del brano?
Lavorare con Pietro è stato fondamentale. È un produttore che non si limita a curare i suoni, ma scava nella psicologia del brano e dell'artista. Ha capito subito la sacralità e la delicatezza di questa storia. Ha saputo valorizzare la mia visione, insieme siamo riusciti a dare una veste internazionale e moderna alla canzone proteggendone l'anima cantautorale. C’è stata una grandissima sintonia umana, prima ancora che professionale.
Quali
strumenti hanno avuto un ruolo centrale nella costruzione dell'atmosfera di
“Frammenti”?
La spina dorsale assoluta del brano è la melodia della chitarra classica, dal sapore latino. Tutto ruota attorno a questo tema e alla metrica del testo, in un incastro perfetto. È questo lo strumento che detta il ritmo emotivo della storia: non un assolo isolato, ma una presenza costante che prende per mano chi ascolta e lo accompagna lungo tutto il viaggio. Abbiamo voluto che l'atmosfera rimanesse nuda e focalizzata su questa sonorità, capace di dare un risvolto musicale più 'allegro' e trascinante, ma che al tempo stesso custodisce una passionalità perfetta per raccontare il dolore e la ricostruzione meglio di qualsiasi altro arrangiamento complesso.
Le tue
radici musicali spaziano dal rock internazionale al cantautorato italiano. In
che modo queste influenze convivono all'interno del brano?
Convivono nella struttura e nell'intenzione. Dal cantautorato italiano viene la centralità della parola, la cura del testo e la melodia vocale che deve arrivare dritta al cuore. Dal rock internazionale arriva la concezione del sound: l'uso delle chitarre, la potenza della sezione ritmica e quell'impatto sonoro epico, quasi cinematico, che serve a dare forza universale a un messaggio intimo.
Dopo tanti
anni di attività, il tuo approccio agli arrangiamenti è cambiato rispetto agli
inizi?
Sì, oggi lavoro molto più 'per sottrazione'. All'inizio della carriera hai la tendenza a voler mettere tutto: tanti strumenti, tanti passaggi, quasi a voler dimostrare qualcosa. Con l'esperienza capisci che meno cose ci sono, più valore ha ciò che resta. Oggi cerco l'arrangiamento che serve davvero alla canzone, non all'ego dell'arrangiatore. Ogni nota deve avere un motivo preciso per esistere.
Quanto conta
oggi trovare un equilibrio tra autenticità artistica e sonorità contemporanee?
È la sfida più
grande per chi fa musica oggi. Il rischio è duplice: inseguire le mode del
momento a costo di snaturarsi, oppure restare ancorati al passato diventando
anacronistici. L'equilibrio si trova usando la modernità come un mezzo e mai
come un fine. Le sonorità contemporanee devono essere vestiti nuovi per corpi
che hanno una storia vera. Se c'è autenticità alla base, la canzone regge
qualsiasi abito sonoro.


