Daniela Tagliafico, presentato il romanzo "Chi resta mentre il mondo scappa. Storie di confini e sopravvivenza”

MONS BALDASSARRE REINA, DANIELA TAGLIAFICO, ROBERTO MASSUCCI


Il 15 giugno al MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo (Sala Carlo Scarpa) è stato presentato Chi resta mentre il mondo scappa. Storie di confini e sopravvivenza” (Vallecchi Editore), il nuovo romanzo della giornalista Daniela Tagliafico in libreria dal 29 maggio.

La scrittrice ha raccontato la genesi del libro, frutto della sua permanenza in due luoghi simbolo dove il fenomeno immigrazione è drammatico: Ventimiglia col suo Passo della Morte dove si sfracellano molte vite di disperati e Lampedusa. Il romanzo è ispirato a due storie realmente accadute ad una barista di Lampedusa e a un poliziotto romano. Entrambi, da prospettive diverse, affrontano il tema dell’immigrazione in cui si intrecciano solidarietà e paure, accoglienza e rifiuto. L’autrice, a proposito della scelta di ambientare il romanzo nell’isola siciliana ha dichiarato: “Lampedusa è il simbolo assoluto. Sul molo Favarolo, che ormai vediamo in tutte le immagini, si sono consumate polemiche politiche, retorica della solidarietà, speculazioni, ma anche tanta umanità. Purtroppo, però, come diceva Papa Francesco e come ripete Papa Leone che a luglio andrà a Lampedusa, siamo di fronte alla globalizzazione dell’indifferenza. Sandro, il poliziotto romano del mio romanzo, cita sempre le parole del grande poeta senegalese Senghor: ‘La vera cultura è mettere radici e sradicarsi’ Vale per chi scappa, ma anche per chi resta.”

Sul tema dell’immigrazione si sono confrontati il Vicario del Papa per la Diocesi di Roma il Card. Baldassare Reina, il Questore di Roma Roberto Massucci, e il Costituzionalista e Presidente del Consiglio Italiano per i Rifugiati Roberto Zaccaria, intervistati dal Vaticanista Fabio Zavattaro. Con l’accompagnamento musicale di Stefania Tallini al piano e Franco Piana al flicorno.

Il Cardinale Baldassare Reina ha raccontato il suo viaggio a Lampedusa con Papa Francesco nel 2013 ed ha così commentato: “Siamo tutti i fratelli, tutto cambia quando tu hai davanti quelle persone e riconosci che quell’essere umano che sia un uomo, una donna, un bambino o un neonato ha la tua stessa dignità. Dobbiamo cambiare sguardo, noi siamo chiamati a cambiare lo sguardo. Quando si dà fiducia a qualcuno che proviene da un altro continente – abbattendo ogni pregiudizio – stiamo dando uno sguardo ad un altro e proprio da quello sguardo nasce una connessione che dà speranza. In questo tempo segnato ancora dalla globalizzazione dell’indifferenza è necessario imparare a cambiare sguardo, imparare a guardare gli altri come meritano di essere guardati”.

Il Questore Massucci, ricordando l’esperienza in prima linea e lo sguardo dei migranti, ha dichiarazione: “L’immigrazione non è una situazione emergenziale ma epocale. Bisogna parlare di umanità. Il processo di immigrazione è un incrocio di sguardi: quelli dei migranti che sbarcano, spesso smarriti, e quelli dei poliziotti che li accolgono, trovandosi di fronte a qualcosa più grande di loro. Da questore mi trovo spesso a dover gestire le risorse e a decidere se destinare personale all’ufficio immigrazione. Mandare un poliziotto in quell’ufficio è sempre un momento delicato, perché inizialmente quasi nessuno è felice di andarci. Eppure, dopo un po’ di tempo, molti decidono di non volersene più andare perché scoprono che il loro più grande successo professionale, più di un arresto o di una grande operazione di polizia, è il rilascio di un permesso di soggiorno. È in quel momento che un poliziotto sente di entrare davvero nella vita di una persona che si è presentata allo sportello con un numero e che, da quel numero e da una condizione di totale incertezza, torna finalmente a essere una persona con la possibilità concreta di migliorare la propria esistenza”.

Il Presidente Roberto Zaccaria ha così commentato l’Enciclica “Fratelli Tutti” in relazione all’uso dei termini minoranza e remigrazione: “L’affermazione che noi siamo tutti fratelli e sorelle non è di poco conto, inoltre è importante il concetto di piena cittadinanza e la rinuncia all’uso discriminatorio del termine minoranze. Quando voi guardate il telegiornale e sentite la parola “remigrazione”, parola oscena, dovete sapere che significa “deportazione”, cioè che noi vogliamo deportare coloro che sono diversi da noi. Questo fa parte del linguaggio di alcuni partiti che si stanno affacciando sulla scena politica e che sembrano avere un’ascesa crescente. Noi però dobbiamo ricordarci che spesso, gli stessi esponenti di questi partiti si richiamano a Dio, patria e famiglia. Ma non ci si può richiamare a Dio, patria e famiglia e sostenere di voler deportare gli stranieri”.

Nel romanzo di Daniela Tagliafico corre sottotraccia il tema dell’accoglienza, accompagnato dalle diffidenze e dalle paure di chi si rapporta col “diverso”.

Mara, la ragazza di Lampedusa, da anni vede consumarsi la tragedia degli sbarchi, col loro carico di morte e dolore. Vuole scappare da quel meraviglioso scoglio gettato nel Mediterraneo e diventare un vigile del fuoco. Ma la trattengono sull’isola radici e sicurezze. La vita di Sandro, il poliziotto romano abituato ad affrontare gli ultras del calcio, cambia quando conosce un vu cumprà senegalese. Nasce un’amicizia, un rapporto fatto di aiuti, fiducia e momenti di dubbio.

L’autrice ha scelto di puntare l’attenzione su storie di italiani: i poliziotti della scientifica che lavorano all’hotspot di Lampedusa, la proprietaria dell’agenzia di pompe funebri che deve preparare una bara bianca per un neonato morto in mare, nudo, e corre a casa a prendere la tutina di sua figlia per poterlo rivestire, il parroco di Ventimiglia che soccorre i clandestini che cercano di attraversare il Passo della Morte che porta in Francia.

Non è una storia sull’immigrazione. È una storia sull’attraversare i confini e le coscienze. Con una scrittura ritmica e fresca, Daniela Tagliafico evita ogni retorica e racconta ciò che resta: i gesti minimi, le scelte che pesano, le vite che si sfiorano senza salvarsi davvero. Perché ci sono luoghi dove tutto arriva e niente se ne va intatto.

Erano presenti in platea: Adriana Pannitteri, Elisa Anzaldo, Ludovica Ciriello, Manuela Lucchini, Monica Guerritore, Paolo Di Ginnantonio, Piero Badaloni, Raffaele Genah.


Bio
: Daniela Tagliafico laureata a Torino in Scienze Politiche, allieva di Norberto Bobbio e Luigi Firpo, è giornalista dal 1982. Ha lavorato molti anni con Enzo Biagi, collaborando con lui alle trasmissioni su Raiuno dove si è occupata di politica estera e interna. Del Tg1 è stata per molti anni vicedirettrice. Nel maggio 2006 ha assunto l’incarico di Direttrice di Rai Quirinale. Il presidente della Repubblica le ha conferito l’onorificenza prima di “Cavaliere” poi di “Commendatore Ordine al merito della Repubblica Italiana”. Ha pubblicato il romanzo Le coniugazioni del Potere (Mazzanti Libri, 2020) e il saggio Re Giorgio. Dietro le quinte di una presidenza (Rai Libri, 2023). Partecipa come opinionista a trasmissioni televisive.

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