
Precarious Moves © Carlo Valtellina
Si è conclusa la tredicesima edizione di ORLANDO, che ha registrato quest’anno un coinvolgimento di pubblico intenso e davvero inaspettato.
In 6 giorni di programmazione, quasi 4 mila presenze distribuite su 20 appuntamenti in 10 diversi luoghi della città di Bergamo, con ospiti nazionali e internazionali arrivati da contesti e paesi differenti, per interrogare a fondo le geografie sessuoaffettive del presente.
I numeri di ORLANDO di quest’anno non raccontano soltanto una straordinaria partecipazione, ma il desiderio concreto di abitare spazi di confronto, immaginazione e possibilità condivise.
È stata un’edizione incredibile – dichiara Elisabetta Consonni, direttrice artistica di ORLANDO. E non lo diciamo come formula di rito di fine Festival: ORLANDO ha accolto un numero inatteso di persone nuove: i programmi, gli incontri, i luoghi attraversati, le relazioni nate hanno disegnato, giorno dopo giorno, una geografia affettiva e politica condivisa. Portiamo con noi la radicalità, la rabbia, l’amore, le domande aperte e tutta la forza nata in questi giorni e chiudiamo questa edizione con la sensazione nitida che qualcosa sia appena cominciato. Un grazie profondo va alle artiste e agli artisti, alle persone che hanno preso parte al Festival, come volontarie e come pubblico, alla rete di collaborazioni, alleanze e complicità che ha reso possibile tutto questo. ORLANDO esiste perché continua a essere uno spazio attraversato e costruito collettivamente.
Promosso dall’associazione culturale Immaginare Orlando e Laboratorio 80, ORLANDO ha esplorato il tema delle geografie sessuoaffettive come risposta urgente al contesto politico e sociale del momento, che tende a opporsi al dialogo su consenso, affettività e sessualità. Una presa di posizione necessaria, che vuole esplorare il campo di possibilità nell’ambito delle relazioni fra individui, in un mondo come quello attuale dove diritti, sensibilità e soggettività sono sempre più a rischio.
I protagonisti di questa edizione sono stati il coreografo e performer viennese Michael Turinsky, artista con disabilità motoria, che ha aperto il Festival con la prima nazionale Precarious Moves, un lavoro incentrato sulla possibilità di muoversi e sulla spinta all’azione politica. La compagnia spagnola di Pere Jou e Aurora Bauzà con A Beginning, un’opera per cinque performer che ha esplorato il rapporto tra movimento, voce e luce. Il coreografo, danzatore e attivista sardo di base a Bruxelles, Matteo Sedda, con Fuck me Blind, un duo ispirato a Blue, il film-testamento di Derek Jarman, che racconta una ricerca segnata dalla sua esperienza con l’HIV. Gioele Peressini con La forma del maschio, performance che indaga la repressione delle mascolinità non conformi durante il periodo fascista. Diana Anselmo con Pas Moi, tornata per presentare l’ultima tappa del suo lavoro di ricerca sulla discriminazione verso le persone sorde. L’artista italo-inglese Thomas Valerio, con Star. Live from ORLANDO e Loud! di Collettivo Amigdala, che, sviluppatosi nei mesi di marzo e aprile, ha avuto un esito performativo proprio all’interno del Festival. Infine, la performance riservata alle scuole Sono solo parole di e con Daniela Arrigoni e Daniele Pennati, che ha esplorato l’universo delle parole per interrogarsi sul tema del cambiamento del linguaggio e di senso.
I momenti di riflessione attraverso letture performative hanno visto Woke! Contro la nuova grammatica reazionaria, una produzione di Sherocco Festival che ha raccontato l’attacco ai diritti di uguaglianza e alle democrazie attraverso le voci di persone impegnate nella ricerca, nell’arte, nella cultura e nell’attivismo e Un insieme di risvegli, l’esito performativo di un percorso intrapreso dall’autrice Giulia Scotti con testi inediti ispirati dalla vicenda di Gisèle Pelicot.
Tra i laboratori e le installazioni, Carmen Pellegrinelli, regista teatrale, con Magia Lesbica ha proposto il tema della stregoneria intrecciata al lesbismo. L’installazione artistica Civico 1 all’interno del dormitorio Il Galgario, a cura di Silvia Briozzo e Barbara Boiocchi, progetto territoriale nato da un laboratorio teatrale, poetico e grafico (che si svolge tutto l’anno) che ha coinvolto il gruppo delle donne Over60, le partecipanti di Spazio Irene e il gruppo di Tantemani, in collaborazione con la Fondazione Diakonia, strumento operativo della Caritas Diocesana Bergamasca.
Piazza della Libertà si è come sempre configurata “centro del Festival”, accogliendo, quest’anno, l’istituzione fantastica dell’artista Tea Andreoletti: SOTTOBANCO. Scuola autogestita di educazione sessuo-affettiva in risposta al dibattuto decreto che mira ad ostacolare l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole.
Anche per la 13° edizione è tornato ORLANDO SHORTS, la rassegna di cortometraggi alla sua settima edizione. La selezione è stata curata da un gruppo di persone under 25, al termine di un percorso di incontri che ha rappresentato uno spazio di confronto collettivo su identità di genere, violenze, esperienze e narrazioni legate alla comunità queer. Tra i film che hanno animato di questa edizione: La grotta dell’orso (Arkoudotrypa) di Stergios Dinopoulos e Krysianna B. Papadakis e Lo sguardo misterioso del fenicottero (La misteriosa mirada del flamenco) di Diego Céspedes.
Wild Wheels è stata la grande festa di ORLANDO animata dal sound di DJ Adam was Eve, DJ Mirella e dalla performance di Isaura Spanking. La festa è stata pensata per esplorare nuove vie e lasciarsi sorprendere dal disorientamento attraverso un mezzo di trasporto davvero speciale: i pattini a rotelle.
Anche quest’anno ORLANDO si è infine dimostrato uno spazio culturale accessibile. L’impegno ha previsto un’attenzione specifica all’accessibilità digitale, adeguando il sito orlandofestival.it alle linee guida WCAG 2.2 e l’accessibilità economica attraverso il sistema “Pay What You Want”, ovvero “paga quello che vuoi”.
Domenica 17 maggio si terrà inoltre l’extra Festival “Corpi digitali, relazioni post-umane”, laboratorio a cura del collettivo Ippolita promosso e organizzato da GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo in collaborazione con Festival ORLANDO. Per prenotazioni e informazioni è possibile consultare il sito orlandofestival.it
Festival ORLANDO è un festival queer internazionale di cinema, danza, teatro e incontri, rivolto a un pubblico eterogeneo. Portando a Bergamo esperienze artistiche di valore il Festival trasforma la città in uno spazio di incontro in cui superare le frontiere degli stereotipi e allargare l’orizzonte delle possibilità. Film, spettacoli, esposizioni e laboratori compongono il ricco programma della manifestazione che si sviluppa su una rete di relazioni, scambi culturali e partnership nazionali e internazionali.
Il progetto prende il nome dall’omonimo romanzo di Virginia Woolf ed è un esempio concreto di come le differenze (siano esse culturali, di genere, di provenienza geografica o di orientamento affettivo) siano indispensabili per la costituzione di una identità culturale, plurale, viva e in trasformazione costante.
