Rome Chamber Music Festival, la musica come incontro tra generazioni. Intervista al fondatore Robert McDuffie



Rome Chamber Music Festival 2026: 18–21 giugno al Teatro Argentina, da Vivaldi ai R.E.M. con Mike Mills e Chuck Leavell tra gli ospiti internazionali. Fondato nel 2003 dal violinista Robert McDuffie, già vincitore di un Emmy Award e nominato ai Grammy, nonché fondatore del Center for Strings presso la Mercer University di Macon in Georgia, il Festival si conferma uno degli appuntamenti più attesi del panorama musicale internazionale, capace di fondere tradizione e innovazione in un dialogo artistico senza precedenti. L'intervista di Fattitaliani a Robert McDuffie.

Dopo ventitré edizioni, cosa rappresenta oggi il Rome Chamber Music Festival per lei, sia artisticamente sia umanamente? E come è cambiato il rapporto con la città di Rome nel corso degli anni?

Roma è una citta che ho sempre amato e dove resto sempre volentieri. In questa città c’è sempre qualcosa da scoprire.

All’inizio il festival e stato creato principalmente per ringraziare la citta che aveva ospitato me e la mia famiglia. In quel periodo la mia scuola non era ancora nata ma dopo la sua fondazione nel 2007 anche il festival si è trasformato ed ha iniziato la sua missione didattica. Da allora, il Festival e diventato più rilevante e significativo. Da quando sono diventato un insegnante la missione è cambiata ed ho voluto appoggiare i nuovi talenti provenienti da tutto il mondo.

L’edizione 2026 si svolgerà al Teatro Argentina dal 18 al 21 giugno: quali sono i temi, gli incontri musicali o i momenti che considera più significativi di questo programma?

Questo programma è una riflessione della mia vita musicale. È un’edizione più personale direi.

Presenteremo musica “rock” visto che sono cresciuto con musica rock del Sud o Southern rock. Da adolescente l’ascoltavo sempre e fa parte di me. È una parte indelebile. Aggiungerei che fare questo tipo di musica a Roma è veramente un sogno che si realizza per me.. Inoltre presenteremo brani di musica barocca. Sebbene non sia io a suonare, ho voluto scegliere i migliori artisti ed esperti che si esibiranno. Ho invitato Rachel Ellen Wong, David Blekovski, Ivano Zanenghi.

Il festival ha sempre puntato sull’incontro tra grandi interpreti affermati e giovani talenti. Quanto è importante oggi creare spazi di dialogo e mentorship nella musica classica?

Non dimenticherò mai il mio incontro con Yehudi Menuhin. La sua conoscenza, la sua saggezza. Le sue preziose parole mi hanno aiutato molto e fatto crescere come musicista:

Posso solo sperare che i giovani prendano un gioiello di conoscenza da uno di noi.

Lei è conosciuto non solo come violinista, ma anche come promotore culturale. In un’epoca in cui la musica classica cerca nuovi pubblici, quali pensa siano le sfide principali per mantenere vivo l’interesse delle nuove generazioni?

L’unico modo per rispondere è fare finta di essere Re per un giorno.

Le uniche persone che possono salvare la musica classica sono gli stessi musicisti e non gli amministratori. Sono i musicisti stessi che dovrebbero assumere la posizione amministrativa per una questione di sopravvivenza. Certamente devono sapere come funzionano gli istituti musicali (con un sorriso) ed ecco perché nella mia scuola vengono insegnate materie che indirizzano i musicisti su  come gestire e fare crescere la propria carriera, invece di far affidamento su qualcun altro che lo faccia per loro.

Creando questa scuola ho realizzato il mio sogno e spero quello dei miei studenti.

Nel suo percorso artistico ha collaborato con compositori contemporanei e attraversato repertori molto diversi. Come riesce a conciliare tradizione e innovazione nella costruzione dell’identità del festival?

Prima di tutto volevo celebrare la musica americana ed ho deciso di presentarla introducendo compositori americani.

Ma allo stesso tempo volevo mantenere la musica tradizionale.

Ho scoperto che combinare le due diversità ed interpretare realtà musicali nuove e diverse mi ha addirittura migliorato come artista.

Per esempio, ho proposto la musica di Philip Glass. È stata sicuramente una sfida che ho amato. Ritengo che unire musica innovativa con sfumature tradizionali sia una bella combinazione che il pubblico apprezza.

Dopo tanti anni di carriera internazionale, c’è ancora qualcosa che la sorprende quando sale sul palco? E cosa spera che il pubblico romano porti con sé dopo questa nuova edizione del festival?

È sempre un grande onore esibirsi in teatri importanti come a Roma il Teatro Argentina.

Devo ammettere però, che ogni volta che salgo su un palco e mi esibisco entro in un mondo mio, isolato dall’ambiente che mi circonda. Come se mi allontanassi per trovare la concentrazione e poi immergermi nella mia musica.

Spero che il pubblico romano apprezzi il talento di tanti giovani musicisti provenienti da tutto il mondo che si esibiscono  nella loro città.

 ***

Roma si prepara a vivere un’esperienza musicale unica: il Rome Chamber Music Festival torna trionfante per la sua 23ª stagione, dal 18 al 21 giugno 2026, nello storico Teatro Argentina, ormai consacrato come la casa ufficiale della rassegna. Fondato nel 2003 dal violinista Robert McDuffie, già vincitore di un Emmy Award e nominato ai Grammy, nonché fondatore del Center for Strings presso la Mercer University di Macon in Georgia, il Festival si conferma uno degli appuntamenti più attesi del panorama musicale internazionale, capace di fondere tradizione e innovazione in un dialogo artistico senza precedenti.

Fin dalla sua nascita, il RCMF ha conquistato pubblico e critica grazie a una proposta distintiva: unire l’eleganza della musica da camera alla vitalità delle sonorità contemporanee. Una visione che oggi trova la sua massima espressione in una stagione che promette di superare ogni aspettativa, intrecciando il rigore dei grandi compositori europei con l’anima vibrante della musica americana e l’energia iconica del rock.

Il Teatro Argentina, uno dei luoghi più affascinanti e prestigiosi della Capitale, diventa ancora una volta il palcoscenico ideale per questo incontro tra epoche e linguaggi. Qui, la bellezza architettonica si fonde con una programmazione audace, capace di attraversare i secoli e abbattere ogni barriera stilistica.

Quattro serate, quattro viaggi sonori distinti ma profondamente connessi. Si parte il 18 giugno con un percorso che dal Barocco luminoso di Antonio Vivaldi e Georg Friedrich Händel conduce all’intensità emotiva di Samuel Barber. Il 19 giugno è dedicato alla voce e alla melodia, con atmosfere che spaziano dal calore di Heitor Villa-Lobos al lirismo avvolgente di Johannes Brahms. Il 20 giugno, energia e contaminazione dominano la scena, con le suggestioni di Béla Bartók e le pulsazioni jazz di George Gershwin.

Gran finale il 21 giugno, in una serata destinata a lasciare il segno: la musica da camera incontra il rock and roll in un’esplosione di suono e libertà creativa. Protagonisti d’eccezione Mike Mills, membro fondatore dei R.E.M., e Chuck Leavell, storico tastierista dei Rolling Stones e degli Allman Brothers Band. Un incontro straordinario che incarna perfettamente lo spirito del Festival: abbattere i confini, sorprendere, emozionare.

Accanto ai grandi nomi, il Rome Chamber Music Festival continua ad investire nel futuro, affiancando artisti affermati e giovani talenti provenienti dai suoi Programmi per Giovani Artisti. Un laboratorio vivo di idee e collaborazioni, sostenuto da una fondazione no profit attiva tra Italia e Stati Uniti, che promuove la crescita delle nuove generazioni attraverso audizioni, formazione e masterclass.
Più di un festival, un’esperienza immersiva dove la musica diventa linguaggio universale e spazio di incontro. A Roma, per quattro giorni, il passato dialoga con il presente e il futuro prende forma sul palcoscenico.

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Info e biglietti: https://romechamberfestival.org/
RCMF è sui social – facebook.com/romechamberfestival / instagram.com/romechamberfestival/

Fattitaliani

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