Da oggi, martedì 12 maggio, è in libreria “Scrivere il Cielo. Poesie al contrario”, il nuovo libro di Roberto Vecchioni, edito da Einaudi per la collana I Coralli.
La vita di Roberto Vecchioni (foto Amilcare Incalza) si dispiega in versi attraverso un viaggio al contrario: dalla voce luminosa della vecchiaia a quella incantata del ragazzino che scrive le prime liriche sui quaderni di scuola.
Sessanta e più anni di poesia che - spiega l’autore - «io, distratto e disordinato come sono, li ho conservati tutti, spesso in fogli sbiaditi, in scatole e cassetti diversi, salvandoli da cinque o sei traslochi. Non mi è passata per la testa, se non raramente, l’idea di pubblicarli. E, cosa ancora più strana, non sono andato mai a rileggerli. Sapevo che c’erano, da qualche parte, e mi bastava».
Le poesie scritte nell’arco di un’intera esistenza – quasi tutte inedite – dialogano tra loro in un duetto infinito: come se l’uomo di oggi parlasse al ragazzo di ieri, e il ragazzo rispondesse.
Ne nasce una voce sola, intima e unica, capace di attraversare il tempo e di restituire la vita nella sua sostanza più vera: memoria, musica, morte, desiderio, destino.
Le poesie sono raggruppate in periodi, ciascuno preceduto da una nota introduttiva di Vecchioni sulla genesi e l’evoluzione della forma poetica negli anni.
Si comincia dall’ultimo approdo: un’età matura che Roberto Vecchioni racconta senza maschere. «Quanto mi resta, sentinella, per navigare, scuotere, grattare?».
Risalendo indietro negli anni incontriamo le donne amate: «Voglio vivere nella perenne attesa di un amore negato come il cantante che sono, che trema a ogni prima di non avere fiato» e il Vecchioni civile e ironico, capace di trasformare il disincanto in gioco e l’intelligenza in leggerezza: «Abbiamo perduto ben altre battaglie, faremo quadrato, triangolo e riga infinita». Sono gli anni del confronto, del gesto pubblico, in cui l’introspezione diventa voce collettiva e si apre al mondo.
Ancora più indietro, all’inizio, si affacciano i primi versi: giovani e impetuosi, nutriti di classici e di mito. Sono pagine febbrili, attraversate da visioni, gioie e smarrimenti, in cui già si riconosce una voce che non smetterà mai di interrogare la vita: «Chissà perché, come relitto a mare, l’uomo placido avanza».
Lungo il viaggio, poi, non manca certo la musica: arpe, mandolini, chitarre, cori che affiorano nei versi come in una partitura parallela.
Seppur in forma poetica, ricorrono alcuni temi cari al cantautore: l’amore in primis, il sogno, il doppio, la necessità di andare oltre l’ovvio, il dolore, il destino, la politica e la profonda passione per l’Antico come chiave interpretativa della realtà.
A questa urgenza di catturare “giorni sovrapposti ai giorni”, di cogliere un “lampo inatteso” si accompagna l’amore per la metafora che non è – spiega Vecchioni - «una semplice figura di pensiero che nasconde qualcos’altro. La sua bellezza non sta nella traduzione: è proprio nel simbolo, nella sua universalità aerea, nell’immediato intendimento dell’uso di quell’immagine e non di un’altra. Questa disposizione parallela tra la realtà che viviamo e il codice per esprimerla è per me l’essenza del linguaggio poetico, che spiazza, dismette la ragione, elegge il sentire al ruolo del comprendere. Basterebbe questa annotazione a intendere la differenza formale tra poesia e canzone, dove il simbolo è spesso usato ma rimanda subito al significato reale, ed è certamente più elementare».
In questo viaggio a ritroso, Roberto Vecchioni ci ricorda che la poesia in fondo «può essere ovunque, è la poetica che cambia. È poesia tutto ciò che ci con-muove, che fa brillare in noi un’emozione (il bacio o l’addio in un film), che ci dà un brivido o ci scatena dentro un moto inarrestabile».
Roberto Vecchioni presenterà Scrivere il Cielo. Poesie al contrario mercoledì 13 maggio alle 18.30 a Milano presso la Feltrinelli di Piazza Piemonte in dialogo con Agnese Pini, venerdì 15 maggio alle 13.30 al Salone del Libro di Torino (Sala Oro) con Tommaso Labate e martedì 19 maggio alle 18.30 a Roma presso la Libreria Nuova Europa I Granai con Massimo Gramellini.
Prosegue inoltre il tour teatrale “Tra il Silenzio e il Tuono” prodotto da DM Produzioni, che sarà a Roma (18 maggio, Teatro Brancaccio), Legnano (21 maggio, Teatro Galleria), Genova (27 maggio, Teatro Ivo Chiesa) per poi continuare in estate nelle arene, nei teatri e nelle piazze più belle d’Italia. Lo spettacolo prende il nome dall’omonimo libro (“Tra il silenzio e il tuono”, Einaudi 2024) e unisce musica e racconto: nella prima parte è dedicato ai brani dell’ultimo album “L’Infinito” (2018, Etichetta DME), per poi lasciare spazio ad alcuni classici del suo repertorio. Roberto Vecchioni è accompagnato dalla “band storica”, costituita da Lucio Fabbri (pianoforte e violino), Massimo Germini (chitarra acustica), Antonio Petruzzelli (basso) e Roberto Gualdi (batteria).
Roberto Vecchioni è uno dei padri storici della canzone d’autore in Italia. È stato professore di greco e latino per molti anni, attualmente insegna Contemporaneità dell’antico all’Università IULM di Milano. Presso Einaudi ha pubblicato Viaggi del tempo immobile (1996), Le parole non le portano le cicogne (2000), Parole e canzoni (2002), Il libraio di Selinunte (2004), Diario di un gatto con gli stivali (2006), Scacco a Dio (2009), Il mercante di luce (2014), La vita che si ama. Storie di felicità (2016), Lezioni di volo e di atterraggio (2020) e Tra il silenzio e il tuono (2024). Sua è la traduzione del Prometeo incatenato di Eschilo andata in scena a Siracusa nel maggio 2023. È ospite fisso di In altre parole, trasmissione condotta da Massimo Gramellini su LA7. Nel 2024 ha ricevuto il Premio Speciale Città di Viareggio, e nel 2025 il Premio Internazionale Flaiano alla carriera.
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