Etichetta/distribuzione: Mantide Urbana
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Il disco prende forma in uno stadio di coscienza incarnata che si manifesta solo nell’ascolto continuo della produzione. Suoni, immagini e parole generano esperienza nella relazione. L’ascoltatore abita lo spazio e lo percepisce come il mondo.
https://youtu.be/89vX6jAttco
L’INTERVISTA
In che momento avete capito che “Impero” sarebbe stato un concept album?
Le cose sono dentro agli esseri umani. Ogni essere umano è abitato dal proprio Dio.
Il titolo suggerisce una dimensione ampia: cosa rappresenta per voi “Impero”?
Uno stato emotivo. Impero è una condizione necessaria per comprendersi e capire quando arrendersi, senza rinunciare ad Esse-re, nel mondo.
Quanto è importante la voce narrante nel vostro linguaggio?
E’ l’idiosincrasia, una versione istintiva, profonda e insofferente verso cose, situazioni o persone.
Avete lavorato prima sui testi o sui suoni?
Sulla nostra condizione mentale. Quando facciamo musica, viviamo uno stadio di allucinazione controllata dialogando con la coscienza. Se è libera da ancoraggi non mente. Alimenta percezione. Apre la porta sensoriale alle visioni, ai suoni, alle parole. All’abitare lo spazio.
Quanto ha inciso la pausa pandemica sul disco?
Impero è pandemia e finzione.
“Impero” è più un disco o un’esperienza?
Impero è pandemia, finzione e preghiera.


