a cura di Antonino Muscaglione
Massimo Benenato torna in libreria con 'Totò e l’eredità di
Amos', il nuovo romanzo
pubblicato dalla Franco Franchi Edizioni. Un fantasy d’atmosfera che riesce a
intrecciare l’immaginazione tipica del genere con una forte componente
introspettiva e sensibile. La storia è
ambientata a Lumia, una leggendaria città elfica dove la serenità quotidiana
viene improvvisamente spezzata da un evento inquietante: il furto delle Sacre
Rune, preziosi strumenti divinatori indispensabili per interpretare il futuro.
A quel punto il potente mago Amos, intuendo l’arrivo di una minaccia oscura,
decide di muoversi nell’ombra e affida una missione segreta all’erborista Aron
e allo stalliere Noah. Il loro obiettivo è oltrepassare i confini del proprio
mondo per chiedere aiuto agli umani. Tutte le speranze finiscono così nelle
mani di Toto, un ragazzo ancora ignaro del proprio destino, chiamato però a
dimostrare di essere all’altezza del nome che porta e dell’eredità lasciata da
suo padre, per salvare l’equilibrio tra i due regni.
Massimo Benenato, è giusto ricordarlo, è il figlio del
grande attore palermitano Franco Franchi. Lo incontro a Ficarazzi, nel
Palermitano, nella sede dell’associazione presieduta dall’amico Giuseppe
Talluto, in occasione della presentazione del suo ultimo romanzo. Durante
l’incontro, Massimo parla anche dell’eredità umana e artistica ricevuta dal
padre e di come, ancora oggi, gli incontri con il pubblico gli restituiscano il
ricordo di un uomo che, prima ancora che attore, è rimasto nel cuore di tutti. Con
divertimento racconta che spesso qualcuno gli dice scherzosamente: «Ah sì, tu
sei il figlio di Franco e Ciccio!».
Ed è proprio da questo incontro che nasce l’idea di fissare un’intervista, per farmi raccontare come è nata la scrittura di questo romanzo.
Ciao Massimo, come stai? Com'è nata l'idea di scrivere questo romanzo?
«Ciao, devo
dire che sto attraversando un bel periodo, pieno di impegni lavorativi molto
gratificanti. La mia vita si svolge tra scrittura e teatro e questo mi rende
felice.
L’idea di scrivere Toto è nata dal desiderio di condividere anche con i più giovani, quegli spunti di riflessione di natura interiore che caratterizzano tutte le mie opere. In passato ho vissuto delle esperienze spirituali molto intense, che hanno modificato radicalmente la mia visione della vita e della realtà.»
A chi è rivolto questo libro? Come immagini il lettore di 'Toto e l'eredità di Amos'?
«'Toto è l’eredità di Amos' è rivolto ai lettori che amano immergersi in storie dove la creatività non ha limiti, dove la magia e il soprannaturale sono di casa, gli intrighi all’ordine del giorno e i colpi di scena si susseguono senza sosta fino all’ultima pagina. Il lettore di Toto, a prescindere dall’età, è sicuramente una persona sensibile che sa immedesimarsi nella storia, che soffre e gioisce con i personaggi finendo per percepirli come reali. È gratificante sentirsi dire, una volta terminato il romanzo, che si sono talmente affezionati a loro da sentirne la mancanza.»
Mi piace chiedere a uno scrittore: quali sono le tue letture? Hai uno scrittore di riferimento?
«Naturalmente, quando ero ragazzo, la narrativa fantastica era la mia preferita e gli autori prediletti erano quelli che andavano per la maggiore, come Tolkien, Stephen Donaldson e Marion Zimmer Bradley. Poi, crescendo, ho iniziato a leggere anche altri generi, spaziando da Ken Follet a Dan Brown, da Hermann Hesse a Paulo Coelho. Una saga che ho adorato in particolare, oltre all’immancabile Harry Potter della Rowling, è stata quella di Padre Cadfael, della scrittrice Edith Mary Pargeter, in arte Ellis Peters.»
Qual è, se c'è, il tuo genere preferito?
«Oggi il mio genere preferito è quello di natura spirituale, testi che approfondiscono le famose domande esistenziali e cercano di contribuire alla propria crescita ed evoluzione interiore. Tra questi, voglio citare i libri di Paramahansa Yogananda, Osho, Krishnamurti e gli attuali Dalai Lama e Sadhguru.»
Qual è il tuo modo di scrivere? Ti capita di inserire dei luoghi o dei personaggi ispirati a luoghi o persone reali?
«Il mio modo di scrivere parte dagli argomenti che voglio trattare. Una volta scelti i principali, inizio a progettare la storia più adatta a inserirli, definendo soprattutto il finale, la destinazione che devo raggiungere. Dopo inizio il viaggio con un biglietto aperto, lasciando che sia la creatività a propormi le strade che conducono alla meta. Per quanto riguarda i luoghi e i personaggi, mi appoggio spesso a posti reali e persone che ho conosciuto sia in passato che nel presente.»
Toto è il protagonista della storia, in qualche modo lui si confronta con l'eredità lasciata dal padre. Quanto c'è di tuo in questo personaggio e tu come vivi l'eredità lasciata da tuo padre?
«Toto mi
rappresenta moltissimo. In lui ho inserito molto del mio carattere giovanile ma
anche di quello attuale. È un ragazzo intelligente, curioso, rispettoso,
intraprendente… anche se a volte la sua impulsività finisce per cacciarlo nei
guai. La scomparsa del padre lo cambia moltissimo, portandolo a
un’introspezione interiore notevole che lo spingerà a crescere man mano che la
storia si sviluppa. L’eredità che riceverà da Amos non è facile da gestire ma
sarà fondamentale per trovare sé stesso e quella che i giapponesi chiamano
Ikigai, la sua ragione di vita.
Per quanto mi riguarda, l’eredità lasciatami da papà la vivo con molto impegno e attenzione. È un lascito importante, fatto di gentilezza, disponibilità, onestà, rispetto e semplicità, tutti valori che, nella società di oggi, basata più sull’apparenza che sulla sostanza, richiedono tanta pazienza e accortezza per essere praticati.»
Se avessi il potere di prevedere il futuro, qual è la cosa che vorresti si avverasse?
«In futuro vorrei che lo spirito primeggiasse sulla materia, che si vivesse più da anime che da corpi, con la consapevolezza che la vita terrena è solo una tappa evolutiva di un’esistenza infinita… ma dubito fortemente che si avvererà. Questo mondo è ingannevole, chi gestisce il sistema e accecato da denaro e potere, e non si crea nessun scrupolo di coscienza nel calpestare gli altri pur di mantenere il proprio status quo.»
'Toto e l'eredità di Amos' è il primo romanzo che pubblica la Franco Franco Edizioni, come vivi questo debutto editoriale?
«Il debutto
della Franco Franchi Edizioni è un sogno che si realizza. Desideravo da tempo
creare un’attività lavorativa a sfondo culturale che, allo stesso tempo,
ricordasse mio padre. Spero di riuscire a portarla avanti nel tempo, anche se
le condizioni attuali del panorama editoriale e artistico sono tutt’altro che
incoraggianti. Incrociamo le dita!»


