L’ermeneutica esistenziale di Pierfranco Bruni in "A cena con Hegel" tra metafisica e superamento della sistematicità filosofica

Fattitaliani

 


Miriam Katiaka 

C'è un preciso metodo nel Pierfranco Bruni di "A cena con Hegel". Non è monografia hegeliana. Non è nemmeno biografia romanzata. È un genere che Bruni pratica da anni: il dialogo immaginario come forma di ermeneutica. La scena è dichiarata fin dall’apertura: «Una notte di luna calante, il vento tra il palmeto, il profumo di menta e citronella». In questo scenario «arriva Hegel, non come monumento del pensiero, ma come figura quasi teatrale: cappotto lungo, mezza barba, lo sguardo rivolto alla luna». 
La cena è dispositivo filosofico. Non si spiega Hegel: lo si incontra. Bruni sposta la filosofia dal trattato alla casa, dai concetti ai sensi. È già una tesi di metodo: la verità non sta nel sistema, sta nell’ospitalità. Mettere Hegel a tavola significa sottrarlo all’hegelismo e restituirlo alla vita. 
Il libro «è sostanzialmente diviso in tre parti».
Parte prima: l’incontro a Berlino, in un ristorante. Si presentano i temi: libertà, felicità, amore, vita.
Parte seconda: esplorazione della filosofia hegeliana e delle sue implicazioni per l’esistenza.
Parte terza: esplorazione della figura di Hegel, del suo pensiero e della sua personalità.
La tripartizione è dialettica senza essere hegeliana. Perché Bruni non usa Hegel per spiegare Hegel. Usa Hegel per spiegare l’uomo. E l’uomo, per Bruni, eccede sempre il sistema.
La tesi di Bruni è esplicita: «la filosofia di Hegel è troppo astratta e lontana dalla vita reale», «non tiene conto della complessità e della contraddittorietà della vita umana». È «troppo focalizzata sulla ragione» e «non tiene conto dell’importanza dell’emozione e dell’intuizione nella vita umana».
Hegel, nel dialogo, risponde: la sua filosofia «è un tentativo di comprendere la realtà nella sua totalità, e che essa è quindi necessariamente astratta e lontana dalla vita reale». La ragione è «la chiave per comprendere la realtà», emozione e intuizione sono «secondarie». 
Qui sta lo scontro ermeneutico. Bruni non rifiuta la ragione. Rifiuta la ragione che assorbe il vivente. Per Hegel lo Spirito si realizza nella Storia, e la Storia è razionale. Per Bruni la vita si realizza nell’esistenza, e l’esistenza è inquietudine. La Fenomenologia dello Spirito diventa, nella cena, Fenomenologia dell’uomo.
L’ermeneutica di Bruni è esistenzialismo personalista.
Bruni va oltre la posizione di Hegel, proponendo una visione più esistenzialista e personalista della realtà e della vita umana. È la cifra di tutta l’opera di Bruni. Da "La condizione mediterranea" a "Edificare la gioia", la sua ermeneutica è costante: il pensiero non spiega il mondo, lo abita.
In "A cena con Hegel"  (Pellegrini, pagine 184) questa ermeneutica diventa metodo. Bruni non si limita a criticare la filosofia di Hegel, ma va oltre, proponendo una propria visione della realtà e della vita umana». Quale visione? Quella che restituisce «centralità all’esperienza umana.
Hegel dice: «Il vero è l’intero». Bruni risponde: l’intero non salva il singolo. La dialettica servo-padrone spiega la Storia, ma non consola l’uomo che quella notte non dorme. La Aufhebung supera, ma non guarisce. Per questo Bruni porta Hegel «nella terra della sua infanzia»: perché l’infanzia è il luogo pre-dialettico, dove la vita non è ancora concetto. È profumo di menta, vento tra il palmeto. È corpo.
I nodi filosofici di Bruni sono: libertà, verità, mistero. Infatti  il libro esplora i temi della libertà, della felicità, dell’amore e della vita, attraverso la lente della filosofia hegeliana. Ma lo fa per dislocarli.
Libertà. Per Hegel è autocoscienza che si sa nello Stato. Per Bruni è inquietudine che si sa nel mistero. «La filosofia qui non è un sistema da decifrare, ma un gesto, un modo di stare al mondo», dice Bruni.
Verità. Hegel la identifica con l’Intero che si dispiega. Bruni la sposta nell’incontro. Lo ascolta con rispetto, ma anche con quella familiarità che nasce quando il pensiero diventa compagnia. La verità non è conclusione del sistema: è relazione. Per questo serve la cena.
Mistero. La frase che «apre un abisso» è pronunciata da Hegel stesso nel libro: «Il problema non è l’Idea, ma l’uomo». Bruni «la lascia vibrare senza forzarla». È la chiave ermeneutica: l’hegelismo ha messo l’Idea al centro, Bruni rimette l’uomo. Non contro Hegel, ma oltre Hegel. È fedeltà traditrice: prendere Hegel sul serio fino a contraddirlo per salvarlo. 
Lo stile come contenuto: la filosofia per Pierfranco Bruni entra nei sensi. 
«La profondità non è mai ostentata, arriva come una scintilla tranquilla». È la definizione dello stile di Bruni. La sua ermeneutica è estetica. Non dimostra: evoca. Non conclude: suggerisce.
Per questo il libro è un invito a ripensare la filosofia come qualcosa che riguarda profondamente la nostra vita. Hegel, nel trattato, pensa la Storia universale. Bruni, nella cena, pensa la sera singolare. Il palmeto, la menta, la luna calante non sono cornice: sono argomenti. Dicono che la ragione, se non odora, non pensa. C'è comunque una profonda visione Kierkegaardiana in Bruni.
È qui la critica più radicale all’hegelismo: il sistema ha dimenticato il corpo. Bruni lo ricorda mettendo Hegel a tavola. Un filosofo che mangia è già meno assoluto. Un Assoluto che cena è già incarnato.
Bruni è oltre la ragione. È dentro la vita. "A cena con Hegel"  è un’opera importante e originale, che rappresenta un contributo significativo alla discussione sulla filosofia hegeliana e sulla sua attualità. Ma la sua importanza non sta nell’esegesi di Hegel. Sta nell’ermeneutica di Bruni. 
L’ermeneutica di Bruni ha tre assi:
1. Personalismo. La persona eccede il concetto. «Il problema non è l’Idea, osserva Bruni, ma l’uomo».
2. Esistenzialismo. La vita è «complessità e contraddittorietà» che nessun sistema satura. 
3. Estetica. La filosofia «entra nella vita, nella casa, nei sensi». Non è solo logica: è stile afferma Bruni.
Bruni non demolisce Hegel. Lo umanizza. Lo fa scendere dalla cattedra di Berlino e lo porta nel Sud, «nella terra della sua infanzia», dove la luna calante non è Spirito Assoluto, ma luce che accompagna l’insonnia.
In questo senso "A cena con Hegel" è il manifesto dell’ermeneutica bruniana: la filosofia non deve spiegare il mondo, deve condividerlo. Non deve concludere la Storia, deve abitare una sera. E a cena, tra ragione e inquietudine esistenziale, vince sempre l’inquietudine. Perché l’inquietudine è l’uomo. E l’uomo, per Bruni, è il luogo dove la filosofia smette di essere sistema e diventa destino. Una ontologia che incontra la metafisica. Un dettaglio originale e profondo che caratterizza dunque la vera ermeneutica di Pierfranco Bruni. In questo testo come in quelli di "Verso una filosofia" o nei saggi su Sgalambro, Camus, Kafka, Cioran, Kierkegaard.

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