Claude Monet, lo sguardo che il mondo non capiva



di Elisa Fossati

Non tutto ciò che vale viene riconosciuto subito e la storia di Claude Monet, oggi considerato uno dei padri dell’Impressionismo, lo dimostra bene. Nato nel 1840 a Parigi, cresce in Normandia e fin da giovane mostra un talento per il disegno. Ma è con la pittura che trova davvero la sua strada.

Negli anni Sessanta dell’Ottocento inizia a dipingere all’aperto, cercando di catturare la luce così com’è, nei suoi cambiamenti continui. Una scelta che, all’epoca, non viene capita. Quando presentò il quadro “Impression, soleil levant” un critico usò proprio quella parola - “impressione” - per sminuire il suo lavoro. Da lì nacque il nome di un movimento che, allora, sembrava quasi una provocazione.

Troppo sfocato, troppo veloce, troppo diverso. Eppure Monet non si ferma, continua per la sua strada. Non seguiva le regole accademiche. Dipingeva all’aperto, inseguendo la luce nei suoi cambiamenti, cercando di catturare un attimo più che una forma. I suoi quadri apparivano incompleti agli occhi di molti, lontani da ciò che era considerato “arte”.

La sua non è stata una strada semplice. Ha vissuto momenti difficili, anche economicamente, e ha continuato a dipingere senza un vero riconoscimento. Solo col tempo il suo sguardo ha trovato spazio, fino a diventare uno dei più influenti artisti della storia dell’arte. Eppure, in quelle pennellate leggere e in quei contorni sfumati, Monet non stava sbagliando. Stava solo guardando avanti. Col tempo proprio ciò che non veniva capito diventa il suo punto di forza. Forse è questo che resta. Non sempre essere diversi significa essere sbagliati. A volte significa semplicemente arrivare prima, e non è il nostro sguardo a dover cambiare ma è il tempo che deve raggiungerlo.
Fattitaliani

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