Jessica Pratt è Lucrezia Borgia all'Opéra Royal de Wallonie-Liège. La recensione di Fattitaliani

 



di Giovanni Zambito - In scena fino al 18 aprile all'Opéra Royal de Wallonie-Liège "Lucrezia Borgia" di Gaetano Donizetti. Fattitaliani l'ha vista per voi.

L’opera Lucrezia Borgia di Gaetano Donizetti si conferma un lavoro che trova il suo cuore nella figura della protagonista: un personaggio complesso, sospeso tra potere e fragilità, capace di dominare la scena sia musicalmente sia teatralmente.


Proprio su questo piano si impone con forza Jessica Pratt (intervista), autentico fulcro della serata. Fin dal suo primo ingresso conquista per la limpidezza del canto e per la naturalezza con cui costruisce il personaggio, restituendo una Lucrezia intensa ma mai eccessiva. Nei momenti più lirici emerge la cura con cui modella ogni frase, trasmettendo intimità e malinconia; nelle pagine più brillanti, invece, la voce si muove con sicurezza e leggerezza, senza perdere eleganza. Ma è soprattutto nei passaggi più drammatici, e in particolare nella scena finale, che l’interprete raggiunge il vertice: qui l’emozione cresce poco a poco fino a diventare palpabile, coinvolgendo profondamente il pubblico. La sua è una prova completa, che unisce solidità vocale e presenza scenica.


La direzione musicale di Giampaolo Bisanti (intervista) accompagna l’opera con attenzione e sensibilità, lasciando spazio ai cantanti e mantenendo sempre chiaro il flusso del racconto. L’orchestra suona in modo armonioso e piacevole: i momenti più delicati risultano morbidi e avvolgenti, mentre quelli più intensi acquistano energia senza mai risultare pesanti. Ne nasce un insieme equilibrato, che sostiene le voci e contribuisce a tenere viva l’attenzione per tutta la durata dello spettacolo.


Meno convincente appare invece l’impianto scenico. La scenografia di Laurent Castaingt, pur partendo da alcune idee interessanti, non riesce sempre a svilupparle fino in fondo e finisce per risultare poco incisiva. Anche la regia di Jean-Louis Grinda, pur senza scelte discutibili, sembra talvolta fermarsi su soluzioni prudenti, che non danno vero slancio all’azione. Ne deriva una certa staticità complessiva, con movimenti limitati e una tensione teatrale che fatica a crescere quanto la musica suggerirebbe.


Nel complesso, una produzione che trova il suo punto di forza nella dimensione musicale e, soprattutto, nella prova di Jessica Pratt, capace di sostenere il peso emotivo dell’opera e di restituire tutta la complessità di uno dei personaggi più affascinanti del repertorio donizettiano.

Foto: ©J.Berger_ORW-Liège

Fattitaliani

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