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Antonino Muscaglione per fattitaliani.it
Jungle Ciuri 2.0 (video) è il primo singolo estratto dal nuovo
album di Chicco Allotta dal titolo Segundagenie. Un brano in cui la tradizione siciliana si scontra e si fonde con la
modernità elettronica londinese, riflettendo perfettamente la dualità artistica
di un musicista che, pur vivendo all'estero, mantiene un legame conflittuale e
profondo con le proprie radici. Quella di Chicco Allotta è un'operazione
artistica audace, con
questo brano ha trasformato uno dei simboli più solari e stereotipati della
tradizione siciliana in un canto di protesta ironico e malinconico. Il brano
non si limita a citare il celebre ritornello folk di "Ciuri Ciuri",
ma lo decostruisce profondamente, trascinandolo in una dimensione contemporanea
e fortemente introspettiva.
L’architettura sonora del pezzo si rivela un viaggio
ritmico imprevedibile che muove i primi passi su un arrangiamento reggae, caldo
e avvolgente, per poi evolversi rapidamente verso le pulsazioni frenetiche
della drum&bass. Questa alternanza ritmica costituisce il cuore pulsante
dell’opera, dove una strofa quasi rappata sfocia nel grido liberatorio di
"pruvari sempri raggia" (provare sempre rabbia), ripetuto
ossessivamente come un mantra viscerale.
Sento Chicco per farmi raccontare com'è nato questo suo ultimo lavoro discografico e quali progetti ha nell'immediato.
Ciao Chicco, come stai? Sei sempre in giro con la tua musica, dove ti trovi in questo momento?
«Ciao Antonino, la musica mi porta sempre in giro, mi sono spostato da Trapani in Inghilterra nel 2014, ora però abito in Francia, nello specifico adesso mi trovo a Catania, sono stato qui per una una masterclass. Sono un musicista se devo fare quello che devo fare come piace a me, è difficile stare in Italia, non ci sono ambasciate in Sicilia, in Francia con due ore di treno sono a Marsiglia nell'ambasciata più vicina a dove abito. Ti dirò che ho notato che qui da noi la situazione è pure peggiorata, ho come l'impressione che dal vivo stia scomparendo, c'è una regressione culturale inarrestabile.»
Tu che hai il polso della situazione, fuori è diverso?
«In Inghilterra non è così, a dire il vero dopo la pandemia c'è stato qualche problema ma subito dopo c'è stata una ripresa e non si sono fermati più. A livello nazionale ad esempio la chiusura della Salumeria della Musica a Milano ha dato un segnale molto negativo. Come faccio io a tornare, a stare in Sicilia? Purtroppo succede che chi conosce la versione di te 1.0 non accetterà mai il te 2.0, non so se per invidia o altro, cosa devo fare?
C'è una cosa che mi fa arrabbiare come un animale, ho fatto questa masterclass qui a Catania, bene, non c'era un musicista tra il pubblico, abbiamo messo in piedi tre spettacoli di musica originale. Credo sia giusto ascoltare i propri colleghi per sentire dei lavori originali, ma oggi la soglia dell'attenzione è di venti secondi, se neanche i musicisti non vanno ai concerti, chi ci deve andare?»
Da cosa nasce questo progetto discografico?
«È un disco che nasce per un'esigenza: registrare e condividere la mia musica. Quando vado all'estero mi chiedono: “Chicco, dove possiamo trovare la tua musica?” Questo disco è anche per coloro che me la chiedono. Tutto nasce negli anni duemila, avevo una band, abbiamo registrato un disco, facevo venire un sacco di musicisti, si registrava in maniera estemporanea ore di jam session. Molti brani sono rimasti fuori da quel disco, così oggi, tra brani nuovi e quelli che non avevano trovato spazio nel disco, è nato questo lavoro. Questo progetto ha preso forma grazie all'intuizione di Riccardo Samperi, proprio qui a Catania, lui ha creduto in me, così mi sono auto prodotto, abbiamo trovato un ufficio stampa importante come Red & Blue di Marco Stanzani ed eccoci qui.»
Qual è il primo ricordo che hai da piccolo con la musica?
«Sai, la musica è stata sempre con me, mi dicono che da piccolo ogni oggetto, ogni elemento per me era buono per farlo suonare, organi e giocattoli tra le suonare la batteria, abitavamo in un condominio e mia madre se ne guardò bene dal farmi studiare quello strumento col rischio di disturbare tutto il vicinato. Così mia madre, vedendo questa mia passione sfrenata per la musica, quasi un'esigenza, mi fece studiare pianoforte, strumento dal quale non mi sono più separato. Domani sera sarò in Francia e poi per la volta di Cipro, ho una serie di concerti come pianista e tre brani da arrangiare. Non immagino la mia vita senza musica, non potrei esistere.»
Qual è il tuo strumento preferito?
«Lo strumento preferito è quello che non suono mai per questioni logistiche: il pianoforte acustico, a volte siamo sul palco in dodici, non c'è lo spazio materiale.»
Com'è nata Jungle Ciuri 2.0?
«Questo lavoro è un'introspezione personale, parlo di
me stesso, io sono così e non disturbiamo i potenti, stiamo in giro come se
dovessimo cambiare il mondo ma non cambia niente, questo brano è contro me
stesso e il mio modo di essere siciliano.
A Palermo abbiamo vissuto anni terribili, ci sono
stati uomini che hanno provato a cambiare le cose, due fra tutti Giovanni
Falcone e Paolo Borsellino, ma ce ne sono stati tanti altri. Quando ero a
Palermo e andavo a studiare pianoforte, mi capitava di passare davanti
l'abitazione del giudice Falcone, pensa che se capitava che lui in quel momento
stava per uscite, gli uomini della scorta, facevano buttare tutti per terra per
consentire di uscire, c'era un clima strano in giro, se provavi ad andare a ballare con la ragazzina potevi incappare
in dei bulli che volevano fare dei soprusi, c'erano come delle forze contrarie
a come le cose dovevano andare. Quando ho cominciato a viaggiare, ho visto cose
diverse. La speranza l'ho trovata andandomene. Pensa che ho ho un fratello più piccolo di me, faceva
software per conto terzi, qui in Sicilia non lo pagava nessuno, se n'è andato a
Milano e adesso coordina dodici persone da remoto. A Trapani ci stavano
ammazzando, ero un sacco vuoto senza energie. Ad un certo punto mi sono
fermato, perché ero stanco. Si poteva campare sempre così?
Quando torno in vacanza a casa, già al quarto giorni mi giro i pollici. E pensare che in un posto come il nostro, col clima che abbiamo, con le risorse ambientali e culturali dovremmo essere l'Australia del Mediterraneo... lo statuto autonomo a che serve? Certe cose le abbiamo viste coi nostri occhi, ragazzi della mia età ammazzati solo perché erano nel posto sbagliato. A casa mia hanno ammazzato Mauro Rostagno, il Peppino Impastato di Lenzi, a casa mia. Ho iniziato la svolta quando me ne sono andato a Londra, non perché sia diventato ricco, ma perché mi sono realizzato, non è mai troppo tardi per trovare nuove strade, pensa che sono andato via da Trapani all'età di quarantasei anni. Sai la storia della bottiglietta d'acqua? Al supermercato mezzo litro costa venti centesimi, in un bar un euro, in aeroporto tre euro. Morale della favola: bisogna avere il coraggio di spostarsi dove si è apprezzati e valorizzati.»
Che progetti hai nell'immediato?
«La promozione è partita da poco, per adesso torno a
essere il tastierista siculo in giro per il mondo, conto di chiudere delle date
sia in Italia che all'estero, mi fa sempre piacere suonare a Milano, a Roma, i
posti ci sono ed è sempre bello suonare la propria musica.»


