Antonino Muscaglione per fattitaliani.it
'Vivi' è il nuovo singolo di Cecilia Larosa che dà il titolo all’album di prossima uscita a fine maggio, nasce da un momento particolarmente intenso della sua vita, nel suo intento trasforma fragilità e paure in energia vitale. Il brano è un invito ad accogliere la complessità dell’esistenza, traduce un’esperienza personale in un messaggio universale. La musica si apre a suggestioni internazionali, Cecilia ha elaborato con sensibilità le armonie di Seven Seconds in una chiave originale e profondamente personale. La produzione di Piero Cassano, insieme a Reizon Edoardo Benevides Costa, accompagna con grande eleganza e visione il percorso dell’artista, contribuendo a definire un suono maturo e riconoscibile, segno di una collaborazione solida e di grande valore. Sento Cecilia per farmi raccontare com'è nato questo suo ultimo lavoro e come si sta preparando, dopo una serie di singoli che lo hanno anticipato, all'uscita del primo album.
Ciao Cecilia, come stai?
'Vivi' apre un nuovo capitolo e anticipa il titolo del tuo nuovo album. Come
“vivi” questo momento?
Ciao Antonino, tutto bene! Sì… è un periodo intenso e ne sono felice. Questo singolo per me è davvero importante, perché credo che le canzoni raccontino dei periodi della nostra vita: sono come piccoli frammenti di ciò che viviamo, pensieri e appunti che con il tempo prendono forma. “Vivi” nasce proprio così. Il titolo non è casuale: per me la musica è sempre stata un punto di riferimento, qualcosa che mi ha aiutata a uscire da momenti in cui mi sentivo intrappolata. Dentro questo brano ci sono pezzi di vita, emozioni vere, ma anche tanta ispirazione. Credo che la musica non abbia né tempo né spazio: riesce a creare connessioni, a costruire ponti tra le persone. In fondo, parlo di quelle piccole sfumature che fanno la differenza, del vivere davvero e del fare scelte che mettano al centro noi stessi.
Cosa ci vuoi raccontare con questo nuovo brano?
Amo raccontare le mie emozioni, ed è qualcosa che faccio mettendo sempre alla prova la mia voce. Non è mai esibizionismo, anzi. Spesso mi sento dire: “sii meno perfetta, togli, togli, togli…”. Ed è vero, ma credo che si possa togliere davvero solo quando sai cosa hai tra le mani, quando hai costruito qualcosa di solido. A volte la ricerca della perfezione diventa quasi un filtro, qualcosa che rischia di allontanarti dalla verità. Per questo penso che il lavoro più importante sia lo studio e la consapevolezza della propria voce: conoscerla a fondo, lavorarci tecnicamente… e poi, in qualche modo, dimenticarla. È come un viaggio dentro me stessa a livello psicologico, lo studio della mia voce mi aiuta a conoscere me stessa, le mie emozioni, i miei limiti e quindi a superarli. Questa canzone è nata in un momento particolare, in cui mi sono sentita quasi “sdoppiata”: da una parte c’era Cecilia che viveva, dall’altra Cecilia che osservava, come una migliore amica. Due parti di me in contrasto. Sono una persona che ha tante aspettative su se stessa, e a volte questo può bloccarti, può persino trasformarsi in ansia. Volevo proprio raccontare quell’immagine: una persona intrappolata in un attacco di panico, con quel bisogno fortissimo di scappare, di respirare, di dire “portami via da qui, voglio volare… perché questa è la mia vita”. Le strofe raccontano quello stato più buio, quasi di smarrimento. Poi nel ritornello cambia tutto: entra quella voce più forte, più lucida, che ti dice “ascolta, puoi farcela”. È sempre Cecilia… ma è la parte che ti tende la mano e ti riporta a galla.
“Segui la meta, questa partita è la tua vita, vivi!”, come ci racconti questa frase?
Per me è fondamentale ricordarsi sempre qual è il proprio obiettivo, cosa ti fa alzare la mattina e ti dà davvero energia. Questa è la nostra vita, e troppo spesso finiamo per viverla come comparse, come se stessimo guardando da fuori… quando invece siamo i protagonisti. Le scelte non sono sempre semplici, anzi, a volte sono anche dure e fanno paura. Però è proprio lì che capisci quanto è importante metterti al centro, ascoltarti davvero e avere il coraggio di seguire la tua strada. Io sento molto questa cosa del non sprecare niente: né il tempo, né le emozioni, né gli errori. Anche quelli fanno parte del percorso e ti aiutano a crescere. È un pensiero che mi accompagna tanto, anche nella musica: ricordarmi ogni giorno che questa è la mia vita e che voglio viverla fino in fondo, in modo autentico.
Questa canzone è un mantra. Com'è nato il testo?
Uno dei momenti chiave in cui è nato il testo è stato durante una fase di crisi personale, insieme a Reizon, che ha scritto il brano con me. In quel momento la scrittura è uscita in modo molto istintivo, quasi di getto. Spesso ci vuole tanto tempo per arrivare a un testo, ma questa volta la canzone era già lì, molto diretta, come se sapesse esattamente cosa voleva dire. Sentivo che il brano mi trasmetteva proprio questo: l’idea che una canzone possa essere utile non solo a chi la scrive, ma anche a chi l’ascolta. È qualcosa che va oltre la semplice scrittura. C’è un passaggio che per me è centrale: nessuno ha il potere di dirti, al di fuori di te, come vivere o come reagire. Scrivere questa canzone è stato un po’ come fare un viaggio dentro me stessa, ma con la sensazione che potesse diventare anche uno strumento per uscire da un momento difficile. Mi è tornata spesso in mente una frase di Eleanor Roosevelt: “nessuno può farti male senza il tuo permesso”. È quasi diventata una sorta di slogan implicito del brano, diciamo il suo nucleo emotivo.
Come riesci a trasformare fragilità e insicurezze in un messaggio universale?
Quando racconti un problema a parole, o lo trasformi anche solo in immagini, in qualche modo stai già iniziando a elaborarlo. Per me è quasi un processo curativo: una sensazione pesante diventa qualcosa di diverso, più leggero, e la scrittura di una canzone funziona proprio così. Un po’ come un lavoro manuale, ti aiuta a dare forma a quello che hai dentro. Nelle canzoni riesco a dare un’immagine alle emozioni, a trasformarle in qualcosa di concreto. Spesso scrivo seguendo proprio quello che sento in quel momento, sono felice di pubblicare presto il mio primo album, è la fotografia di un momento, c'è una coerenza, ogni brano ingloba un sentimento preciso. È un processo che per me è stato necessario, ma anche molto spontaneo, perché in qualche modo tira sempre fuori una parte di me. In questo periodo sto lavorando alla promozione del nuovo album, e come spesso accade per chi è emergente, tutto si muove in continuo divenire, con comunicazioni e decisioni anche molto ravvicinate. Io sono una persona con molte dinamiche interne: sono introversa, anche se all’esterno posso sembrare l’opposto. Mi piace costruire un racconto attraverso le canzoni, dare un filo conduttore ai brani. L’idea dell’album mi affascina proprio per questo: è come mettere insieme tanti frammenti diversi della stessa storia, ma visti da angolazioni differenti. Ci sono brani nati in modo leggero, quasi giocoso, e altri invece molto più intimi e autobiografici, che stanno emergendo sempre di più.
I tuoi brani hanno suoni, sapori e colori. Nelle copertine dei singoli che sono stati pubblicati nei mesi scorsi ho notato una predominanza di rosso. Qual è il tuo colore preferito?
Ti dirò, i miei colori preferiti sono il giallo e il verde, ma mi sono resa conto che quando voglio attirare l’attenzione o comunicare qualcosa in modo più diretto, finisco spesso per usare il rosso. È un colore che mi rappresenta molto in quei momenti. In generale mi piace sperimentare anche a livello di immagine, di base credo di avere un gusto un po’ vintage… ed è forse una delle cose che, alla fine, emerge di più di me.
Interessante il tuo modo di cantare, ci sono dei vocalizzi che sottolineano il senso di alcune parole...
Come ti dicevo, mi piace lavorare sulla voce, credo che la voce possa davvero smuovere qualcosa e mettere al centro la melodia. Perché, in fondo, studiare la voce è anche un modo per studiare se stessi. La voce ti aiuta a enfatizzare il senso della canzone, i momenti più emotivi della canzone, credo che la voce possa far sprigionare tutta la sua espressività, sia perché comunica molto di più, come rafforzativo del testo e sia perché mi aiuta come viaggio personale psicologico.
Anche stavolta non manca la collaborazione col grande Piero Cassano.
Con Piero Cassano c’è un bel
dialogo: lui porta il suo punto di vista e i suoi consigli, e io li accolgo con
grande entusiasmo, perché condividiamo lo stesso gusto musicale. Mi ricordo che
ai nostri primi incontri cantavo Beyoncé, Celine Dion… e in un certo senso è
stato proprio un mio vocalizzo, mentre cantavo quei brani, a farci entrare in
sintonia. Da lì è nato tutto in modo molto spontaneo e sincero.


