Nella fotografia, l’immagine di una strada si confonde con il riflesso del giornale che l’autore, al momento dello scatto, sta leggendo dietro la vetrina di un bar: si chiama NEFFIE, Neuro-Estetica Fotografica, un nuovo linguaggio visuale proposto da Alberto Sanna, un artista che è anche ingegnere nucleare e direttore del Centro di Ricerca dell’Ospedale San Raffaele “Tecnologie Avanzate per la Salute e il Ben-Essere”. O viceversa.
In questo approccio alla fotografia confluisce infatti tutta la sua esperienza di uomo e di scienziato. Dalle prime foto giovanili delle scritte sui muri di Milano, con l’intento di documentare le dinamiche artistiche e sociali dei graffiti metropolitani, al recupero di quella passione nel contesto delle competenze acquisite durante la vita professionale e con il supporto delle tecnologie utilizzate al servizio della medicina, Alberto Sanna continua la sua indagine di natura scientifica, artistica e sociologica. Attraverso l’obiettivo, il materiale non è più la realtà ma – nella civiltà dell’immagine - sono le dinamiche della percezione visiva e la relazione che essa è in grado di creare tra chi fotografa - l’Osservatore Primario - e il/gli Osservatori Secondar i- ovvero chi guarda le fotografie (e vede, cosa vede davvero).11 opere NEFFIE sono esposte alla Design week negli spazi 5VIE (20-26 aprile, via Cesare Correnti 14; orario: 10,30-20) per condividere con gli spettatori questa avventura.
Spiega l’ing. Alberto Sanna: “Subissati dagli stimoli visivi della quotidianità, stiamo perdendo il gusto di vedere, che non significa guardare, ma leggere ciò che le immagini ci narrano. Con la Neuro-Estetica Fotografica, che magnifica una realtà quotidiana aumentata, offertaci incessantemente dai riflessi che non vogliamo vedere, voglio stimolare una serie di meccanismi cognitivi ed emotivi e creare consapevolezza nell’Osservatore che la Fotografia è ciò che accade in noi in reazione all'ambiente circostante, anche senza l'uso della tecnologia. L’obiettivo è verificare che questa tipologia di immagine NEFFIE aiuti a leggere (o meglio come preferisco dire, a intel-leggere nel senso di leggere tra gli elementi visuali) la realtà attorno a noi con occhi diversi, anche non i nostri. La mia sfida nella sfida è che in futuro le fotografie NEFFIE siano identificate come tali con questo esatto termine, proprio come oggi l’autoscatto materiale di una volta si identifica con il nome selfie. L’auspicio è che le fotografie NEFFIE abbiano miglior sorte dei selfie, che vivono per un istante soltanto nell’immaterialità della rete per essere subito dopo sepolti nelle tombe digitali delle memorie elettroniche”.


