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| Roberta Lidia De Stefano in “Hotel Dalida“- Foto ©Serena Serrani |
Al Teatro Biblioteca Quarticciolo, sabato 7 e domenica 8 marzo, va in scena per la prima volta a Roma Hotel Dalida, pièce teatrale ideata, diretta e interpretata da Roberta Lidia De Stefano, che indaga la figura di Dalida attraverso una lente “queer”.
Due donne, due vite alla perenne ricerca di una verità che non vedono. All’inizio in contrasto, man mano si fondono in un unico personaggio: una Tiresia contemporanea che riesce a vedere oltre il vero, ma che ancora non riesce a vedere bene dentro di sé.Una reporter di guerra si trova prigioniera in una stanza di hotel al Cairo, vicino al deserto. Non ha nessuna notizia di ciò che accade fuori da quella stanza. Non sa da quanto tempo è chiusa lì dentro. Nessuno le risponde. L’unica Voce che sente è quella di Dalida. Distorta e disturbante, questa “presenza” è quasi una tortura per lei. Se all’inizio Dalida sembra essere una nemica, ben presto la reporter si accorgerà di avere molto in comune con questa iconica artista, cercando di decifrare il senso di quello che le sta accadendo, anche attraverso le parole delle sue canzoni. Entrambe le donne hanno problemi di vista: Dalida è strabica sin da bambina, la reporter ha perso un occhio per l’esplosione di una granata. Entrambe sono fuggite dalle loro rispettive terre per inseguire una vocazione profonda e totalizzante che si antepone a tutto e tutti. Entrambe sono alla perenne ricerca di una verità assoluta da rivelare al “pubblico”, mettendo la loro vita a servizio di qualcosa di più grande, costi quel che costi. In questo lavoro, l’intuito e la visionarietà tipiche dell’artista e l’affamato bisogno di trasmettere la realtà che nutre la reporter, si fondono. Hotel Dalida è il no where/now here dove il personaggio di Dalida si spoglia da quella retorica propriamente amorosa a cui siamo abituate. La sua musica e le sue parole decontestualizzate, sono messe a servizio di qualcosa di epico: un teatro di guerra, dove realtà e rappresentazione finiscono pe combaciare e dove mourir sur scene e morire sul campo sono paradossalmente la stessa cosa.
Domenica 8, al termine della replica, medierà l’incontro con la compagnia Ornella Rosato, nell’ambito del progetto Staffetta critica (v. calendario completo).
Roberta Lidia De Stefano, attrice autrice e cantante diplomata alla Scuola d’Arte drammatica “Paolo Grassi” di Milano. Tra i tanti ha lavorato con Carlo Lizzani, Danio Manfredini, Cristina Pezzoli, Maurizio Crozza, Giampiero Solari, Francesca Della Monica, Pino De Vittorio, Dario Fo. Suona il pianoforte e il sassofono. È socia fondatrice della compagnia “le Brugole” premio “Scintille” Asti Teatro 38. Dal 2013 ad oggi, collabora come interprete e autrice con scene indipendenti e scene Nazionali: con ERT /Emilia Romagna Teatro – Teatro Nazionale collabora in molte produzioni e tournée, sia in Italia che all’estero. La sua canzone-manifesto contro il femminicidio, dal titolo Iodecidio è stata inserita nella colonna sonora della serie tv belga La Theorie du Y. Dal 2021 collabora con “Chora media”, dando voce a molti dei loro progetti. Nel 2022 vince la Menzione d’onore del “Premio Eleonora Duse” per l’Interpretazione di Kassandra di Sergio Blanco, regia di Maria Vittoria Bellingeri, pièce di cui firma anche le musiche originali. Nel 2024 assieme ad Alexandre Roccoli è coideatrice e interprete dell’assolo Di grazia (la voix du patron), produzione ERT- Espace des art Scéne Nationale di Chalon sur Saone- A Short term Effect, Menagerie de verre, Parigi. È stata selezionata dalla Fondazione “G. Cini” di Venezia come borsista per il master in musica barocca sulle Cantate buffe napoletane. Nel 2023 riceve altri due prestigiosi riconoscimenti: il premio Carnevale -Calabria cultura 2023- destinato alle eccellenze del territorio, per meriti e riconoscimenti in Italia e all’estero, ed il premio Hystrio – Mariangela Melato- Hystrio Festival. Fonda Ro.Se produzioni indipendenti, con cui produce il suo ultimo lavoro Hotel Dalida, anteprima al festival Lecite Visioni a Milano, debutto al Campania teatro festival 2025. È invitata con il suo concerto “morse d’amore” alla Notte della Taranta 2025. Nel suo lavoro confluiscono vari generi, dai classici ai contemporanei mostra un particolare interesse per la biopolitica dei corpi e la gestualità vocale. Cura regie e moduli di recitazione e voce, nelle Accademie sia in Italia che all’estero.
Irene Petra Zani, drammaturga diplomata alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi e tradotta in inglese, francese, catalano, romeno e greco. Tra i suoi testi, In the Pink vince il Secondo Premio al Premio InediTO 2024, è finalista al Mario Fratti Award 2024 di New York, segnalato al Premo Podium 2024, Menzione Speciale al Premio Trame Contemporanee 2023, secondo classificato al conTest Amleta 2023 e selezionato per il progetto internazionale PLAYGROUND 2024/2026 di PAV e Fabulamundi Playwriting Europe. Con il testo PEITHO – Persuasione vince il bando Futuro Passato 2024 di Tinaos e CSS Teatro stabile di innovazione del FVG e il premio di produzione di FESTIL Festival 2025. Con Il bambolo (El nino) nel 2019 è due volte in residenza alla Sala Beckett – Obrador Internacional di Dramatùrgia di Barcellona e, sempre in Spagna, il testo vince il Premi Born de Residencia Teatral 2020. Lo spettacolo è rappresentato in diversi teatri della Catalogna e delle Baleari. In Italia è prodotto da Argot Teatro e Infinito Produzioni in collaborazione con PAV/Fabulamundi Playwriting Europe ed è selezionato per il Festival Todi Off 2021, per il Festival Trame d’ Autore 2021 al Piccolo Teatro Grassi di Milano e gira diversi teatri, tra i quali il Teatro Franco Parenti. Sul principio del precipizio è prodotto per Intercity Festival 2021 e Teatro delle Donne, Bastarda per il Festival MilanOltre 2017. Tra il 2018 e il 2020 fa parte degli autori/autrici del progetto Playstorm di Fausto Paravidino per il Teatro Stabile di Torino.
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“Kamikaze – spero vada meglio dell’ultima volta“ Foto ©Lorenzo Benelli
Sabato 28 e domenica 29, il mese di marzo al Teatro Biblioteca Quarticciolo si conclude con una seconda novità teatrale a Roma: Kamikaze – spero vada meglio dell’ultima volta, spettacolo scritto e diretto da Giulio Santolini, anche in scena con Daniele Boccardi. Un testo che sovverte le regole del teatro convenzionale, mettendo al centro il rapporto tra performer e spettatori. In un dispositivo scenico ludico e spietato, il pubblico diventa giudice attivo: dopo ogni breve performance, vota e decide se assegnare un premio o infliggere una punizione all’attore. Kamikaze è un’esperienza interattiva e provocatoria che riflette sui concetti di successo, fallimento, gusto e giudizio, sfidando il confine tra cultura e intrattenimento.
Auguro a questa tragedia un pubblico migliore, più rozzo, più immediatamente sincero, più vicino a godere e soffrire, un pubblico popolare [Antonio Gramsci l’Avanti 14 novembre 1920].
Fin dalla sua nascita il teatro ha avuto bisogno di almeno due elementi per esistere: l’attore e lo spettatore. Se inizialmente il confine tra i due ruoli era sfumato, un mondo in cui i rituali collettivi sfociavano nelle rappresentazioni, in cui la città si riuniva e tutti contribuivano alla fruizione del mito, con il passare degli anni e dei secoli la distanza si è fatta sempre più netta. Le abilità richieste per eseguire una partitura sono diventate sempre più complesse, è stata necessaria una separazione e il pubblico ha iniziato a esigere qualcosa. Più la società si raffinava e più gli spettatori si abituavano a sedere e a ricevere più silenziosamente ciò che il performer aveva da offrire. Se al tempo dei Duchi di Mantova un attore non gradito poteva rischiare la morte, se durante le prime recite di Moliere il pubblico poteva liberamente abbandonarsi a un piacevole amplesso per scacciare gli sbadigli o persino innescare una rivoluzione, oggi il teatro e gli spettatori si sono fatti più educati, rispettosi, forse meno pericolosi. Cosa è cambiato? Qual è il rapporto che lega una performance alla sua platea? Cosa succederebbe oggi se il pubblico avesse l’opportunità di esprimere un giudizio nell’immediato, di condannare e punire un attore che non soddisfa il suo gusto?
In KAMIKAZE – spero vada meglio dell’ultima volta il patto sarà sancito fin dall’inizio con un prologo che romperà fin da subito ogni barriera, fornendo un manuale di istruzioni per accedere al dispositivo. Seguiranno una serie di round in cui Giulio Santolini, insieme a Daniele Boccardi, sfideranno il gusto, la morale e la noia creando brevi performance che verranno giudicate e valutate immediatamente dalla platea. Gli spettatori saranno chiamati a seguire l’istinto e dare la loro sentenza. Al termine di ogni performance ci sarà una votazione: se la maggioranza degli spettatori sarà soddisfatta, al performer verrà dato un premio, se sarà delusa, una punizione. Finita l’esecuzione, si passerà a un nuovo round, una nuova creazione, una nuova sentenza, un nuovo premio/punizione e così via.
Quanto è importante la costruzione di un’esperienza orientata al compiacimento del pubblico? Qual è il confine fra cultura e intrattenimento? Cosa ci racconta della nostra società? La pratica dell’arte può opporsi alle rappresentazioni manipolative e offrire un modello di libertà: un modello non governato da pretese di correttezza, in cui sospendere l’incredulità decostruendo gli stereotipi, facendo esperienza di ribaltamento e anarchia.
KAMIKAZE – spero vada meglio dell’ultima volta è uno spettacolo che vuole fare comunità abitando senza sovrastrutture una piccola Agorà dove poter dare valore all’esperienza dello sguardo e del giudizio. Un manuale di istruzioni per praticare il disordine e innescare un ribaltamento di ruoli. Un gioco alla ricerca della bellezza nell’errore. Cosa significa davvero “fallimento”? Ciò che per qualcuno è sbagliato, per qualcun altro può essere affascinante, sorprendente, persino meraviglioso. Qual è il significato della parola successo? Chi stabilisce cosa è bello, cosa è arte e cosa, invece, è solo spazzatura? Possiamo cambiare punto di vista? Possiamo smettere, anche solo per un momento, di preoccuparci di cosa penseranno gli altri?
Domenica 29, al termine della replica, medierà l’incontro con la compagnia Andrea Pocosgnich, nell’ambito del progetto Staffetta critica (v. calendario completo).
Giulio Santolini è un performer, coreografo e insegnante di performing arts. Dopo aver conseguito il diploma come attore all’Accademia dello Stabile del Veneto collabora come performer per varie compagnie nazionali e internazionali fra cui: CollettivO CineticO, Enzo Cosimi, Marcos Morau/La Veronal, Sharon Fridman e Sotterraneo, con cui ha vinto 2 premi Ubu per il miglior spettacolo dell’anno (2019/2022) e di cui cura le coreografie degli spettacoli. Ha debuttato nel 2024 con la sua opera prima dal titolo “LE BACCANTI – fare schifo con gloria”.
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Crediti Hotel Dalida
ideazione e regia Roberta Lidia De Stefano
con Roberta Lidia De Stefano
testo e dramaturg Irene Petra Zani
disegno del suono e composizioni musicali Roberta Lidia De Stefano e Gerarda Avallone
disegno luci Serena Serrani
direzione tecnica Silvia Laureti
scene e costumi Roberta Lidia De Stefano realizzati da Erika Carretta e Sofia Murari
produzioni indipendenti Ro.Se/ brugole & co. / Lecite Visioni/
con il sostegno del Teatro Filodrammatici Milano/ Foyer spazio culturale/ Sementerie artistiche
Durata 60 minuti circa
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Crediti KAMIKAZE – spero vada meglio dell’ultima volta
di Giulio Santolini
con Giulio Santolini e Daniele Boccardi
dramaturg Lorenza Guerrini
sound & light designer live Daniele Boccardi
produzione La Corte Ospitale
con il sostegno di MiC, Regione Emilia-Romagna
residenze artistiche Attodue
si ringrazia CollettivO CineticO, Simone Arganini, Stefano Tumicelli, Fabio Novembrini
Durata 70 minuti circa
Tournée
12 aprile - Cremona, A piedi nudi nel parco Festival
20-21 agosto - Arzo, Festival di narrazione
17 settembre - Parma, Insolito Festival
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