di Laura Gorini
L'abito e l'anima un racconto identitario capace di parlare sia all’occhio che all’interiorità.
Ha debuttato nelle vesti di autrice la produttrice Monica Bartolucci per il docu film, disponibile tra le varie piattaforme in streaming, anche su Prime Video. L'opera che vede alla regia Walter Garibaldi, indaga, tramite il racconto e le testimonianze di molti addetti ai lavori del settore Moda, il rapporto che vige tra ciò che indossiamo, l'abito per l'appunto, e la nostra anima.
Monica, cosa ami del Grande Schermo?
Amo la sua capacità di amplificare le emozioni. Il Grande Schermo non è solo visione, è esperienza: ti avvolge, ti costringe a fermarti e a sentire davvero. È un luogo dove le storie prendono vita in modo potente e condiviso.
Da bambina e da ragazza ne eri attratta?
Sì, moltissimo. Ricordo il fascino quasi magnetico che esercitava su di me. Non era solo intrattenimento: era una finestra su mondi possibili, su vite diverse, su sogni che iniziavano a prendere forma dentro di me.
Hai mai pensato di lavorare davanti allo
schermo?
All’inizio sì, come capita a molti. L’idea di stare davanti alla macchina da presa mi incuriosiva. Ma crescendo ho capito che il mio posto era altrove, in una posizione più creativa e decisionale.
Che cosa ti affascina del dietro le
quinte?
Il dietro le quinte è pura magia organizzata. È il luogo dove tutto nasce davvero: idee, visioni, soluzioni. Mi affascina il lavoro di squadra, la costruzione di qualcosa di complesso partendo da intuizioni spesso fragili.
Da autrice cosa ti ha convinto subito de L’abito e
l’anima?
La sua autenticità. Ho percepito subito una connessione mentre scrivevo profonda tra forma e contenuto. Non era solo un progetto estetico, ma un racconto identitario capace di parlare sia all’occhio che all’interiorità.
Oggi che rapporto hai con ciò che indossi?
Oggi è un rapporto più consapevole. Non vedo più l’abito come qualcosa di superficiale, ma come un’estensione di ciò che sono. È un linguaggio silenzioso che comunica molto più di quanto immaginiamo.
E la tua anima la conosci davvero o sei
ancora in fase work in progress?
Direi decisamente work in progress. Credo che
conoscersi sia un percorso continuo, fatto di scoperte e cambiamenti. Ed è
proprio questo movimento a renderci vivi e autentici.



