di Laura Gorini
La scrittura è una forma di gnosi
La scrittura come strumento principe per una forma di conoscenza profonda di noi stessi e del mondo che ci circonda che per lei, l'autrice e poetessa Ilaria Palomba, è da vedersi come il Cosmo. L'artista è attualmente impegnata in tutta Italia per la presentazione di Restituzione, la sua più recente raccolta poetica che sta riscuotendo grandissimi consensi sia da parte della critica che dal vasto pubblico dei lettori.
Ilaria
Palomba, autrice di romanzi e raccolte poetiche, è nato prima il tuo amore per
la narrativa o la poetica?
Non saprei dirlo, scrivevo sin da bambina, ma ho pubblicato narrativa a 24 anni, un romanzo molto crudo, e poco letterario, Fatti male, una storia di sesso, droga e rave party, pubblicata in Italia per Gaffi, e tradotta in tedesco per Aufbau-verlag. Ho avuto, si può dire, dei maestri in poesia per cui è accaduto che dall’andare a capo a sentimento la lingua si sia strutturata liricamente, prima, e metricamente, poi. I maestri, nell’ordine in cui li ho conosciuti, sono: Antonio Veneziani, Alfonso Guida, Luigia Sorrentino, Silvio Raffo.
Quale
credi che sia il filo rosso che leghi ancora oggi i due emisferi?
Per me oggi la distanza è molto labile, rispetto a Fatti male, ecco, c’è un abisso. Tanto che tra le mie ultime opere: Microcosmi, Vuoto, Scisma, Purgatorio, Restituzione, vi è un profondo legame. Poesie e romanzi si intrecciano tematicamente e linguisticamente. Credo un giorno si potrà pubblicare un unico volume che va da Disturbi di luminosità a Purgatorio, includendo anche le poesie, Microcosmi, Scisma, Restituzione.
In
tempi recenti hai anche debuttato a Teatro come attrice, che esperienza è stata
e pensi di ripeterla?
Non ho mai studiato teatro, non mi definisco attrice. Ho fatto una ricerca sulla performance art al CeaQ, e due seminari di Performazione, uno con Antonio Bilo Canella e Alessia D’Errigo, tipo quindici anni fa, e un altro con Franko B e Kyrham. Lo spettacolo su Purgatorio è stato stupendo grazie a Mariaelena Masetti Zannini, attrice, regista, donna straordinaria. Spero possa nascerne un film. Un film su Purgatorio sarebbe un messaggio potente per tutti coloro che siano invischiati in dinamiche di sofferenza psichica, un messaggio contro il suicidio, direi di resistenza al dolore. Un messaggio così è necessario, anche se nessuno meglio di me può comprendere il suicidio, che è anche un segnale politico di non adesione alla violenza insita nell’umano. Eppure, eppure, la vita è di più.
Molti autori anche in passato si sono dedicati ampiamente pure alla stesura di opere teatrali, hai mai pensato anche tu di farlo appositamente?
No, ma credo possa nascere uno spettacolo da ogni mio libro, con Mariaelena ci abbiamo pensato.
In
Teatro si dice buona la prima, e in letteratura? A quanto pare no, visto che
c'è dietro un grande lavoro di editing, ti affascina questo processo o ti
annoia terribilmente?
Fatico a pensare che qualcuno possa editare i miei testi. Certo, alla fine un compromesso si trova sempre, ma io credo in realtà di poter essere l’unica editor di me stessa, al massimo, ci vorrebbe un editor di poesia, non di narrativa, per editare i miei romanzi.
Sei
di solito una persona che scrive di getto o più riflessiva?
Dipende. Restituzione di getto, Scisma 19 stesure. Brama di getto. Per Disturbi di luminosità ho impiegato dieci anni nella tessitura dei vari flussi di coscienza scritti di getto; per Vuoto tre anni, per Purgatorio anche.
E
nella vita in generale come sei?
Incostante, discontinua. Ho bisogno di sparire per lunghi periodi dal sociale, ho spesso bisogno di ritirarmi o rintanarmi in me stessa. Leggo molto lentamente. È molto difficile per me mettere confini, a volte metto muri, altre volte lascio entrare qualsiasi cosa nella mia vita.

Ilaria Palomba insieme a Laura Gorini durante la presentazione di Restituzione a La Stazione di Lonato del Garda (Bs)
Credi
che la tua scrittura rappresenti pienamente la donna che sei oggi?
La scrittura è un’alterità. Non sono la stessa che descrivo nei libri, è un alterego. Sono molto più superficiale ed emotiva di ciò che scrivo, perché quando scrivo accedo a una profondità che nel quotidiano non adopero, sarebbe eccessivamente doloroso vivere in tutto questo sentire. Fatico a stare con gli altri. Fatico a prendermi cura di me, a riconoscermi un valore. Nei libri sembra l’opposto.
Quanto
ti ha aiutato essa per cresce e guardarti dentro a fondo?
La scrittura è una forma di
gnosi.

