di
Laura Gorini
Noi hair stylist siamo diventati
consulenti d’immagine a tutti gli effetti, con una forte componente psicologica
ed emotiva
Parte sempre dall'ascolto reale e concreto, mai mai invadente, quando deve iniziare a lavorare sui capelli di una o di un cliente. E lo fa sia sei si tratta di una una piega, un taglio o un colore, lei la hair stylist Beatrice Leotta, tra le voci del docu reality L'abito e l'Anima- il filo invisibile. Si tratta della a nuova produzione della società Imagine the Stars in collaborazione con Ugo Autuori, My Organics Concept Store di Beatrice Leotta, Values On srl e Armonia Film srl. La regia è affidata a Walter Garibaldi mentre l'autrice del documentario è la produttrice Monica Bartolucci.
Beatrice, come è cambiato il modo di concepire
il lavoro dell’hairs tylist oggi?
Oggi il lavoro dell’hair stylist è molto più completo rispetto al passato. Non si tratta più solo di tagliare o colorare, ma di interpretare la persona, il suo stile di vita e la sua identità. Siamo diventati consulenti d’immagine a tutti gli effetti, con una forte componente psicologica ed emotiva.
Trovare quello adatto a noi non è sempre facile.
Come si può comprendere che stiamo frequentando quello più giusto per noi?
Lo capisci quando ti senti ascoltata davvero. Quando non ti impone un look, ma costruisce qualcosa insieme a te. E soprattutto quando esci dal salone e ti senti più “te stessa”, non trasformata in qualcun’altra.
L’hair stylist diventa spesso un amico e il
confidente privilegiato di molte donne, come mai secondo te?
Perché si crea un momento intimo e protetto. Sei lì, ti prendi cura di te e ti apri naturalmente. Noi ascoltiamo senza giudicare e questo crea fiducia. È uno spazio sospeso dove è più facile raccontarsi.
Per tanti però il salone è anche un luogo di
pettegolezzo. Come si può scacciarlo non solo dal proprio ambiente di lavoro ma
anche dalla nostra vita in toto?
Dipende molto dall’energia che scegli di portare. Io cerco sempre di mantenere un ambiente rispettoso, dove si parla di crescita e non degli altri. Anche nella vita quotidiana, basta scegliere di non alimentare certe conversazioni.
In tanti, ancora oggi, lo confondono con la
curiosità che sarebbe però tutt’altro. Da che cosa deriva questa confusione
secondo te?
La curiosità è sana, è voglia di conoscere. Il pettegolezzo invece nasce spesso da insicurezza o bisogno di confronto. La linea è sottile, ma l’intenzione cambia tutto.
A proposito di confusione, quando una tua
cliente si sente confusa sul suo look come ti muovi?
Parto sempre dall’ascolto. Cerco di capire cosa non la rappresenta più e cosa invece vorrebbe comunicare. Poi propongo soluzioni che la facciano sentire a suo agio, senza stravolgerla.
Ami i tagli drastici e i cambiamenti forti o sei
più per quelli graduali?
Dipende dalla persona. Se percepisco sicurezza e
reale desiderio di cambiamento, accompagno anche scelte più forti. Ma spesso
preferisco cambiamenti graduali, che permettono di riconoscersi passo dopo
passo.



