di Antonino Muscaglione
(video di Linkedin) “Solo i borghesi sopravvivono”
è l'album d'esordio dei Fidelio, duo composto da Andrea Aniello e Valerio
Martino. Le parole di Andrea Aniello e la musica di Valerio Martino si fondono
in un concept album ispirato a 'Fiorirà l’aspidistra' di George Orwell che
racconta tra ironia e malinconia il processo di adattamento alla vita borghese
e ai suoi inevitabili compromessi.
I testi intrecciano
riferimenti letterari e cinematografici con un immaginario contemporaneo legato
al lavoro, all’omologazione e all’identità individuale.
La musica è trascinante,
arrangiamenti elettronici pop che rimandano alle atmosfere create da Battiato.
In questa musica battente si inseriscono dei testi che raccontano da un punto
di vista lucido e critico il nostro presente.
Ogni brano si ascolta come si
legge il capitolo di un libro: personaggi, strade, traffico, colori,
sensazioni, situazioni legate alla vita quotidiana: chi è che non parte prima
per arrivare a destinazione ed evitare il traffico che si crea la mattina? All'interno
dell'album ci sono testi che ti fanno riflettere e al contempo sorridere.
Ogni canzone rappresenta una
tappa di questo percorso, alternando satira, disillusione e momenti più intimi,
seguendo una progressione emotiva che attraversa l’intero album. Un album fatto
da e per resilienti. I testi hanno un messaggio positivo ed evocativo in cui
risiede la centralità dell'uomo contemporaneo.
Non è un caso che Fidelio,
facendo riferimento al Fidelio di Beethoven, sia il chiaro segno della
rivendicazione del compositore tedesco che diventa uomo sociale e non musicista
da intrattenimento.
Oggi i Fidelio pubblicano il nuovo singolo estratto dall'album 'Solo i borghesi sopravvivono' dal titolo curioso 'Linkedin'. L'album è disponibile sulle piattaforme digitali di streaming. Sento contemporaneamente Andrea e Valerio per farmi raccontare come nascono le loro canzoni. Questa non è semplicemente un'intervista in cui si parla di musica, resta l'idea di andare ad ascoltare le loro canzoni, appena possibile di andarli a vedere in un live e di andare a comprare il romanzo di George Orwell “Fiorirà l'aspidistra”.
Ciao Andrea e ciao Valerio, intanto vi chiedo: com'è nata questa formazione? Chi sono i Fidelio?
Risponde subito Valerio: «Ciao Antonino, ci siamo conosciuti nel fantacalcio, in una lega fantacalcistica composta tutta da musicisti, in questo gruppo c'era anche Andrea che non conoscevo.»
Andrea aggiunge: «Ciao Antonino, io ho una formazione scientifica, sono da sempre appassionato di musica ed ero nella lega come appassionato, mi sono trasferito per lavoro negli Stati Uniti, ho visto tantissimi concerti e da lì ho cominciato a scrivere dei testi, testi che ho subito proposto a Valerio, da subito abbiamo buttato giù delle idee, non ero mai stato su un palco, ho studiato canto e da un anno e mezzo è partito tutto. Questi testi nascono da una mia esperienza lavorativa in America, come puoi vedere l'America entra nei video.»
E il nome Fidelio da dove nasce?
«Il nome Fidelio nasce da un film di Kubrick 'Eyes wide shut'. Nel film il termine “fidelio” è una parola d'ordine, è usata come password per entrare in un mondo particolarmente pericoloso.»
I vostri brani sono ipnotici, sia da un punto di vista musicale che nella ricerca dei testi. Com'è suonare insieme su un palco?
«Per me» – risponde Andrea – «è stato un esperimento totale, poteva succedere di tutto e mi sono sentito bene fin da subito grazie a Valerio e a tutta la band, loro suonano da anni, sono dei professionisti, mi hanno dato molta tranquillità.»
Aggiunge Valerio: «Andrea lo sento molto sicuro sul palco, la band suona bene, ci fa sentire tutti sicuri, certamente ci dà forza la potenza dell'idea che c'è alla base, poi tutto il resto viene da sé, da come andiamo vestiti a tutto il resto, devo ammettere che sali sul palco con pochi dubbi.»
Com'è nata questa ispirazione da George Orwell?
«Orwell è uno dei miei autori preferiti, ho letto il suo libro “Fiorirà l'aspidistra”, un romanzo bellissimo che ha cambiato il mio modo di vedere le cose, nel romanzo il protagonista rifiuta qualunque compromesso borghese, sociale, di lavoro e del sistema sociale in genere. L'aspidistra è in qualche modo una pianta che odia proprio perché simbolo della casa borghese inglese, tutti dovevano avere l'aspidistra alla finestra.»
Mi hanno colpito molti brani che sono stati pubblicati dall'anno scorso, vi chiedo: com'è nato il brano 'La svolta'?
«Ci sono brani più leggeri e pezzi più drammatici, dobbiamo ammettere che anche quelli che trattano temi più pesanti c'è una speranza, nel caso de 'La svolta', il protagonista vive di illusioni, per certi versi ha dei tratti drammatici, tragici, ma alla fine spera sempre che qualche cosa succeda, che ci sia una svolta. Questo è un denominatore comune anche con altri brani, ad esempio in “Costa” c'è sempre un sorriso dietro, non c'è mai una negatività.»
Da cosa nasce il titolo 'Solo i borghesi sopravvivono'?
«È un titolo provocatorio, è una citazione del film “Solo gli amanti sopravvivono”. Diciamo che è una constatazione, una accettazione delle vita borghese, anche in modo dispregiativo.»
Qual è la vostra musica di riferimento? Intravedo nelle vostre sonorità delle tracce di Battiato...
«Io» – risponde Valerio – «sono l'arrangiatore, produttore, i testi sono di Andrea, volevamo fosse un progetto attuale, moderno, mi sono divertito a sperimentare con l'elettronica ma che non fosse troppo pop, l'ispirazione che cogli a Battiato c'è. Poi la forza è data dai testi, il modo di scrivere di Andrea mi piace: è scanzonato ma tagliente allo stesso tempo. Devo ammette che anche sul live questo arrangiamento rende, non avevo mai lavorato con tanta elettronica.»
Nel vostro ultimo singolo dite: “Un tempo Linkedin serviva, ora è peggio di Facebook...”
«Sì, questo brano, 'Linkedin', nasce da una profonda riflessione sull'uso dei social. Inizialmente, su tutti, Linkedin era un social nato per una utilità lavorativa, poi ho notato che nel corso degli anni è cambiato, non c'è tanta differenza tra Facebook e Instagram, che in qualche modo sono diventati dei luoghi di auto celebrazione. Da lì l'idea di fare un pezzo che lo descrivesse ironicamente, tanti professionisti lo usano ma quelli che vedo, cosa che viene enfatizzata nella canzone, hanno ormai preso una deriva auto celebrativa.»


