La scrittrice Giuliana Vitali è tra i finalisti del Premio Nabokov 2026 con il romanzo Nata nell’acqua sporca (Giulio Perrone Editore).
Opera
d’esordio dell’autrice, il romanzo è un viaggio tra ricerca e smarrimento: racconta
la storia di Sara, una giovane donna cresciuta ai margini. La vicenda è
ambientata in una Napoli notturna, cupa, popolata dagli esclusi, una città che
nel libro supera i confini geografici per farsi spazio universale: luogo
simbolico di contraddizioni, ferite e resistenza, specchio di un disagio che
parla a molte realtà contemporanee.
Attraverso
una scrittura diretta, cruda e cinematografica, Vitali affronta temi come
identità, dipendenza, sopravvivenza emotiva ma anche tematiche a tutt'oggi
considerate tabù come la tossicodipendenza e l'aborto. Come scrive Filippo La Porta su Left: “Il romanzo racconta questa fuga, uno
smarrimento che forse troverà uno scioglimento. L’autrice per attraversare
l’inferno ha avuto bisogno – come Manzoni con Lucia – di una Alice che torna a
casa senza essere contaminata dall’orrore, e senza perdere del tutto la fiducia
nella vita”. Ancora, come scrive in una lettera all’autrice Simona
Baldelli su Il Quotidiano Nazionale: “il
linguaggio che hai usato, specialmente nei dialoghi, non ha nulla di
artefatto”.
La finale
al Premio Nabokov rappresenta perciò un importante riconoscimento per la forza
narrativa del romanzo e per la voce originale di Vitali, confermandola come una
delle autrici emergenti più interessanti del panorama letterario italiano.
