Con “Disappearing”, i Manaus firmano il capitolo più intenso e consapevole del loro
percorso. Un album che affonda nella psichedelia non come evasione, ma come
atto di espansione: un modo per mettere in discussione la realtà, rallentare e
recuperare uno sguardo più lucido su sé stessi e sul mondo.
Più maturo rispetto al precedente lavoro, il disco chiede un ascolto attento, lontano dalle logiche dell’immediatezza. In questa intervista per Fattitaliani, la band racconta il significato della psichedelia oggi, il rapporto con la scena e il valore emotivo di un progetto nato per “dissolversi” e poi ritrovarsi.
Cosa
significa per voi fare psichedelia oggi?
Vuol dire guardare la “realtà” con occhi diversi, osservarla da un altro punto di vista. Vuol dire resistere alla velocità, rallentare per entrare in contatto con l’io reale e ciò che ci circonda. Vuol dire disertare da un sistema che pesa, schiaccia.
Quanto conta
l’esperienza d’ascolto rispetto al genere?
Direi molto. La nostra è musica intimista, crepuscolare, sicuramente non adatta al “fare festa”, si presta più ad un ascolto rilassato, attento.
Vi sentite
parte di una scena o seguite un percorso più personale?
Ci piacerebbe molto dire che dalle nostre parti si possa parlare di “scena”, intesa come quella che fu a Seattle, tanto per capirci. Diciamo che ci si dà una mano tra band per quanto riguarda l’organizzazione di live show e poco altro. Intendiamoci, esiste un fitto sottobosco di band anche molto valide, quello che sembra mancare è una consapevolezza d’insieme e chi voglia investire (passione e denaro) in questi gruppi.
Pensate che
“Disappearing” possa sorprendere chi vi segue da tempo?
Disappearing è sicuramente un album più maturo del precedente omonimo, che stupisca lo speriamo! Per noi è stato un lavoro molto importante, ci abbiamo messo dentro davvero tanto a livello emotivo.
La
psichedelia è più evasione o consapevolezza?
Più che evasione la
definirei espansione che può diventare consapevolezza. Certo parliamo del
nostro caso, per altri potrebbe essere qualsiasi cosa d’altro ed è giusto così.
A volte per ritrovarsi bisogna prima scivolare via, dissolversi, negare la
“realtà” che ti circonda.


