A SICULIANA IL RITORNO DI GERLANDO: UN PONTE DI MEMORIA TRA SICILIA E ISTRIA

Fattitaliani

 

Zambito, Menia e Lacota con la signora Rosa, figlia di Gerlando Vasile

Guarda il video. Intervista a tre voci: il sindaco Peppe Zambito, il presidente dell’Unione degli Istriani Massimiliano Lacota e il senatore Roberto Menia (padre del Giorno del Ricordo).

A Siculiana, in provincia di Agrigento, la storia ha finalmente trovato il suo approdo. È stato inaugurato qui il primo monumento in Sicilia dedicato ai 438 siciliani martiri delle Foibe e dell’Esodo, una pagina di storia nazionale che oggi parla con voce siciliana.

Siculiana, arroccata su una collina che guarda il Canale di Sicilia, è nota come la “Città degli Sposi” per il celebre matrimonio regale tra Costanza Chiaramonte e Brancaleone Doria. Custode di un patrimonio storico che va dal maestoso Castello Chiaramonte al Santuario del Santissimo Crocifisso, il borgo si estende fino alle acque cristalline della Riserva naturale di Torre Salsa. È una terra che ha sempre vissuto di contaminazioni e aperture, un luogo dove la bellezza del paesaggio si coniuga oggi con una profonda sensibilità civile.

Tutto nasce dalla determinazione incrollabile di una donna di 92 anni, Rosa Vasile, esule fiumana che per decenni ha cercato una risposta, un luogo, una verità sulla sorte del padre Gerlando, prelevato dagli uomini di Tito nel 1945 e mai più tornato. Quella richiesta di giustizia, rimasta inascoltata per ottant’anni, ha trovato ascolto nell’incontro con il sindaco Peppe Zambito, che ha accolto una domanda di dignità rimasta troppo a lungo senza risposta, trasformando il desiderio di una figlia in una missione civile per un’intera comunità.

Dopo una cerimonia carica di commozione - segnata dal toccante abbraccio tra il sindaco e Rosa davanti al nome del padre finalmente scolpito nella pietra, e alla presenza del prefetto di Agrigento, dell’arcivescovo e delle massime autorità civili e militari della provincia - incontriamo i protagonisti di questo “ponte ideale”.

Insieme al sindaco Zambito approfondiamo il senso di questa sfida con Massimiliano Lacota, presidente dell’Unione degli Istriani (la più grande organizzazione che riunisce i figli dei martiri e degli esuli), e con il senatore Roberto Menia, “padre” della legge che ha istituito il Giorno del Ricordo.


Il Sindaco Giuseppe Zambito

Giuseppe Zambito, sindaco di Siculiana

Sindaco, l’inaugurazione di questo monumento è stata definita un atto di “pacificazione nazionale”. Qual è stato il valore aggiunto di portare una storia così complessa come quella delle Foibe e dell’Esodo in una comunità del Sud come Siculiana, e come si concilia con la vostra identità? Perché Siculiana ha scelto di onorare questa memoria?

«Siculiana ha scelto la via della verità storica e dell’onestà intellettuale. Troppo spesso si è pensato che la tragedia delle Foibe e dell’Esodo fosse una questione “di confine”, lontana dai nostri interessi. Invece, i 438 siciliani caduti in quelle terre ci dicono che quella è una ferita di tutto il popolo italiano. Inaugurare questo monumento nella nostra Villa comunale significa affermare che la memoria non ha colore politico: è un dovere civile. Abbiamo voluto trasformare un oblio durato ottant’anni in un presidio di pacificazione, dimostrando che una comunità del Sud può e deve farsi custode dell’unità nazionale».

Lei ha parlato di un “abbraccio lungo ottant’anni” e di una missione nata da un incontro personale con la signora Rosa. Cosa ha provato nel vederla accarezzare finalmente il nome del padre inciso sulla pietra del suo paese d’origine?

«Quando ho incontrato Rosa per la prima volta ho visto nei suoi occhi non solo il dolore, ma il bisogno quasi fisico di un “luogo” dove poter ritrovare suo padre. Dirle “Eccoci Rosa, il giorno è arrivato” e vederla accarezzare quel nome sulla pietra a 92 anni mi ha commosso profondamente. In quel lungo abbraccio dopo lo svelamento ho sentito che la politica aveva finalmente compiuto il suo dovere più nobile: restituire umanità a una storia dimenticata. Non abbiamo solo inaugurato un monumento; abbiamo riportato Gerlando Vasile a casa, tra la sua gente».

Il monumento è stato affidato simbolicamente agli studenti dell’IC “Garibaldi”. Come continuerà questo percorso e come intendete onorare l’invito del presidente Lacota a visitare Trieste?

«Questo non è un punto di arrivo, ma una partenza. Affidare il monumento ai ragazzi dell’IC “Garibaldi” significa passare loro un testimone di consapevolezza. Il lavoro teatrale sulla “bambina con la valigia” dimostra che i nostri giovani sono pronti a essere ambasciatori di questa memoria. Onoreremo l’invito del presidente Lacota a visitare Trieste con estremo orgoglio: quel “ponte ideale” che abbiamo costruito oggi deve diventare uno scambio culturale costante. Siculiana continuerà a coltivare questo legame, perché solo attraverso la conoscenza della nostra storia comune possiamo costruire cittadini liberi e consapevoli».


Il Sindaco Peppe Zambito con Massimiliano Lacota

Massimiliano Lacota, presidente dell’Unione degli Istriani

Presidente, cosa l’ha colpita maggiormente dell’approccio di Siculiana alla memoria di Gerlando Vasile?

«Nel Meridione d’Italia l’approccio ai drammi dell’Esodo e delle Foibe è spesso diverso rispetto ad altre realtà del Paese: mancano quei pregiudizi ideologici che altrove ancora persistono e che si accompagnano a posizioni giustificazioniste o addirittura negazioniste. Siculiana è stata straordinaria, ha superato se stessa. La cerimonia, accurata e rispettosa, ha dimostrato come onorare i Martiri delle Foibe e le Vittime dell’Esodo rappresenti un dovere morale, soprattutto verso le nuove generazioni».

Quali passi concreti immagina per rendere stabile questo “ponte della memoria”?

«Ritengo necessario formalizzare un accordo di collaborazione stabile tra Trieste e Siculiana, dedicato all’approfondimento delle vicende storiche del Confine orientale e rivolto ai giovani. È quanto proporrò al sindaco Zambito, al quale tributeremo il massimo riconoscimento per la realizzazione di questo monumento, per noi figli e nipoti degli esuli di valore incommensurabile».

Quanto conta, per un esule, un riconoscimento fisico nella propria terra d’origine?

«Uno dei drammi di chi ha avuto un familiare infoibato è non aver mai saputo dove sia stato ucciso né dove giacciano i suoi resti. Vedere oggi il nome del padre inciso su una lapide è un atto di riconciliazione della comunità con i suoi figli dimenticati: una forma di giustizia morale dopo un lunghissimo silenzio dello Stato».


Il Senatore Roberto Menia

Senatore Roberto Menia (padre della Legge sul Giorno del Ricordo)

Che valore assume oggi, a oltre vent’anni dalla Legge n. 92 del 2004, un’iniziativa come quella di Siculiana?

«Quando approvammo quella legge dissi che si compiva un passo di verità, giustizia e riconciliazione nazionale. È esattamente ciò che è accaduto a Siculiana. A 1500 chilometri da casa, ricordando fatti di ottant’anni fa, si sono annullate distanze e tempo. È stato un atto di pietas e di unità nazionale».

L’Italia è pronta a condividere questa memoria come patrimonio comune?

«Non ho dubbi. L’Italia è una grande nazione. Chi resta ancorato a fanatismi ideologici è fuori dalla storia e dal presente».

Un messaggio alle nuove generazioni?

«I ragazzi sono stati meravigliosi. Vorrei che quella performance viaggiasse per l’Italia. A loro dico: sentitevi fieri di essere italiani e amate la vostra terra come l’hanno amata le famiglie che hanno sofferto per custodire un’italianità dolce e preziosa».


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