Questa piccola raccolta vuole dare uno spazio, una voce, una speranza anche a quei sogni, che sembrano condannati a restare demo e poi di colpo diventano canzoni, anzi ex demo.
The Andre è l’epiteto
artistico dietro il quale si nasconde Alberto, cantautore bergamasco, che ha
cantato e riscritto i più grandi successi di genere trap con la voce e la
poetica di Fabrizio De André, nascosto dagli occhiali da sole e una
felpa col cappuccio. The Andre sorprende in pochi anni pubblico e critica
grazie a scelte coraggiose e spiazzanti, tra cui l’ultima, nel 2021
quando abbandona la maschera di scena e il divertissement musicale
da lui creato, per intraprendere il suo percorso cantautorale, trampolino
verso una nuova direzione ancora tutta da vivere e da scrivere.
Intervista a cura di Domenico Carriero.
THE ANDRE, nel titolo del tuo EP ci sono tre parole: Sogni, Ex, Demo. Come si leggono queste tre parole?
In un triplo senso, perché gli ex demo sono praticamente quegli
strumenti che vengono messi in vetrina: tutti quanti li provano e poi, quando
vengono tolti dalla vetrina, vengono venduti a un prezzo inferiore rispetto al
nuovo, però sono sostanzialmente nuovi. Sono mai usati, anche se li hanno usati
un po' tutti. Tutte quante le canzoni ruotano attorno un po' al tema dei sogni,
delle cose non dette, delle possibilità non vissute e quindi “Sogni ex Demo”
sarebbero come dei sogni, che è il tema di queste canzoni, utilizzati, vissuti
un po' da tutti, ma non veramente vissuti fino in fondo.
E poi c'è il triplo senso, ossia sono delle produzioni molto minimali e quindi sono dei demo, anzi erano dei demo, adesso non lo sono più, quindi sono ex demo e adesso sono con una produzione comunque piccola, però più curata, meglio di come le avevo registrate io in questo stanzino.
Togliere, e quindi lasciare l'essenziale, è molto più difficile e complesso dell'aggiungere….
Mi ritrovo moltissimo in questo. Sono una persona fondamentalmente minimalista, però in musica mi è sempre piaciuto un po' sperimentare e quindi provare quel suono, aggiungere quello strato, provare a mettere più strumenti, quindi è stato anche un po' un esercizio per tornare a quello che mi piace veramente, cioè la musica il più possibile acustica, minimale, senza troppi fronzoli. Ci sono in totale quattro strumenti a far tanto in ogni canzone, tutti registrati da me in una stanzetta, quindi è un contesto molto scarno ed è un bel modo, secondo me, di far trasparire qual è il senso vero della canzone.
Ci puoi fare una carrellata sui quattro brani contenuti nell’EP? Partiamo da “Shanghai” in cui nomini una Iris più volte….
Iris era il nome della canzone finché il manager mi ha fatto notare che c'erano delle iris ben più famose che potevano rubare spazio alla visibilità. E' una canzone che parla di cose non dette, cioè di un grande segreto che è rimasto taciuto e che viene come confessato in questa canzone che però non si sa se arriva al destinatario: rimarrà probabilmente una cosa non detta. Il ripetersi ossessivo di dire “Iris non lo sai” è per dire tutta una serie di cose che il protagonista ha provato ma che poi non è riuscito mai a trasmettere.
Passiamo a “Stallo"….
“Stallo” è l’evolversi di questa situazione quando magari le cose sono state dette però non c'è più la volontà di trasformare queste cose dette in fatti perché nessuno si vuole sbilanciare troppo e quindi i due protagonisti in questo brano sono sempre lì sospesi.
Poi arriva “Finestra”…
La finestra è quando la situazione ormai ha avuto una sua evoluzione nel pratico, è successo qualcosa, però sempre rimane questa sensazione di non riuscire ad andare oltre, di non riuscire a viverla appieno nel modo in cui è stata immaginata prima.
E si chiude con “Frittata”….
Questo singolo, uscito un anno fa, metteva proprio in luce quel singolo momento in cui bisogna fare la scelta, cioè se rimanere con le proprie cose non dette, le proprie verità taciute, o buttarsi, lanciarle e vedere quello che succede.
Mi sembra di capire che ci sia un filo conduttore che lega i brani: sembra proprio l'evolversi di una storia…
Sì, sono tutti brani che avevo scritto in momenti molto diversi, però hanno sempre due protagonisti e c'è sempre questa situazione un po' fumosa, un po' onirica, un po' di sogno e di inespresso, che man mano negli anni ho accantonato. Essendo canzoni a cui tenevo molto, volevo farle uscire e mi sono reso conto che avevano tutte qualcosa in comune, quindi potevano costruire un qualcosa che avesse una sua sostanza, un suo filo conduttore.
Sei partito con le cover trap, poi nel 2021 hai iniziato un tuo percorso cantautorale. Verso dove sta andando THE ANDRE?
Ho sempre desiderato, fin dall'inizio, di partire da un punto, che nel
mio caso è stato quello delle cover trap, per poi poter evolvere nel tempo. E mi sembra di
essere riuscito a farlo, soprattutto nell'ultimo periodo, di essermi anche un
po' staccato da questa cosa e di andare avanti. Quindi mi immagino qualcosa che
evolve ulteriormente, cambia ulteriormente, sia nella natura, sia nei temi che
nei suoni. Qualcosa in continua evoluzione.


