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| ©ES18-17 |
"E mi hanno ficiru santa. Perché li ho guardati negli occhi per la prima volta. Perché gli ho detto che con me potevano piangere e ridere e di nuovo piangere e restare omini. Il mio nome è amuri. Iu sugnu Immacolata. Immacolata Concezione".
Immacolata
Concezione è la storia di un microcosmo siciliano fatto di omertà, violenza
e presunzione, ma anche di quell’autenticità tipica della carnalità isolana. I
ruoli sociali si liquefanno tra le quattro pareti di una stanza, per poi
solidificarsi ancora una volta, appena fuori da lì.
Sicilia, 1940. Concetta, ragazza
silenziosa e innocente, viene barattata dal padre caduto in disgrazia con una
capra gravida e affidata a Donna Anna, tenutaria del bordello del paese. Lei,
estranea ai piaceri della carne e a qualunque "adulta" concezione
della vita, non oppone nessuna resistenza. Del resto nessuno le ha mai spiegato
cosa voglia dire fare l’amore, nonostante quella parola le piaccia già. Ben
presto la fama “della nuova arrivata” raggiunge tutto il paese: ma nessuno sa
di preciso quali piaceri regali agli uomini per farli impazzire così tanto.
Malgrado tutti millantino di mirabolanti prestazioni, dentro la stanza del bordello, nessuno di loro l'ha mai toccata. Concetta è vergine. Ha il dono di “sentire” l'anima dei suoi clienti; rendendo possibile la loro fragilità nascosta. Dona loro quello che nessuno sa dargli. Concetta è sicura! Crede che questo significhi fare l'amore: fare la barba o giocare a un due tre stella o offrire il petto per le lacrime del "signorotto" del paese. Non capisce perché il mestiere di prostituta susciti tanto scalpore in paese.
Ma come è possibile raggiungere un
angolo di paradiso senza pretenderlo tutto? Ogni uomo vuole Concetta tutta per
sé, come fosse un oggetto di inestimabile valore. Solo la memoria e il martirio
la renderanno indelebile. Così Concetta potrà diventare santa: quando non
apparterrà più neanche a se stessa, ma solo alla collettività; quando la sua
purezza si eleverà a coscienza; quando la sua potenza, abbandonando il corpo,
si imprimerà nella memoria; quando il ricordo di lei, affidato ai tempi che
verranno, continuerà a generare amore.
Solo allora verrà il tempo di Immacolata Concezione.
Immacolata
Concezione racconta la potenza e il culto dell’immagine che, arrivando a
disumanizzare un corpo vivente per trasformarlo in feticcio, è soggetto alla
necessità d’instaurare una relazione fondata sui desideri inespressi del
proprio inconscio. Immacolata Concezione
racconta quale terremoto possa generare l’incontro tra spiritualità e carnalità
sul piano della collettività.
Gli anni ’40 rappresentano uno
spartiacque essenziale nella storia dell’umanità. L’avvento della seconda
guerra mondiale, con tutto quello che ha causato, ha rivelato come l’essere
umano stesso sia stato brutalmente reificato e desacralizzato. Da quel momento
storico la visione stessa dell’umanità, sia nelle relazioni tra gli uomini che
nel rapporto con il potere, muterà profondamente e il concetto stesso di sacro
cesserà di avere una corrispondenza nel piano del reale.
Immacolata Concezione, ambientato alla
vigilia della guerra, racconta il punto di snodo di un sistema sociale in cui
le relazioni vorrebbero ancora essere prodotte invece che brutalmente
consumate. Sebbene raccontino un mondo in cui può esistere ancora futuro e
speranza, contengono già il germe di quella deriva malata che troverà nel
conflitto mondiale e nei regimi totalitari una possibilità d’espressione.
“Guardare attraverso i personaggi di
Immacolata Concezione è come sfogliare le pagine di un vecchio diario e
scoprire le oscillazioni più fragili delle loro anime; come avere accesso alla
memoria collettiva e storica che abita in noi e genera le nostre più antiche
passioni. Il tempo della storia è il passato che qui si fa molla per il futuro:
per riscriverne uno nuovo. E noi, spettatori del mondo di oggi, ci aggrappiamo
a qualche ultimo brandello di un passato carico di valori e speranza. Non c’è
fiducia nel progresso. Non c’è fiducia nel tempo che verrà. È solo guerra,
minaccia di guerra, guerra senza frontiere e senza regole. E noi abbiamo solo
bisogno di amore, amore e altro amore.
Joele Anastasi
VUCCIRIA TEATRO
IMMACOLATA CONCEZIONE
da un'idea di Federica Carruba Toscano
con JOELE ANASTASI | FEDERICA CARRUBA TOSCANO | ALESSANDRO LUI
IVANO PICCIALLO | ENRICO SORTINO
drammaturgia e regia JOELE ANASTASI
produzione Fondazione Teatro di Napoli - Teatro Bellini
scene e costumi Giulio Villaggio | light designer Martin Palma
musica originale “scurannu agghiunnannu” Davide Paciolla
testo musica originale Federica Carruba Toscano | aiuto regia Nathalie Cariolle collaborazione alla drammaturgia Federica Carruba Toscano
contributo drammaturgico Alessandro Lui | foto Dalila Romeo
video Giuseppe Cardaci | scenotecnica 2C Arte | opere di cartapesta Ilaria Sartini
SPAZIO DIAMANTE
sala black
8-11 Gennaio 2026
SPAZIO DIAMANTE
Via
Prenestina, 230/B 00176 Roma RM
giovedì e venerdì ore 20.30, sabato
ore 19, domenica ore 17
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