Esiste un momento preciso in cui l’arte deve tendere a diventare “politica”.
Per proiezione d’anticipo e senza
perdersi in equilibrismi.
Lo sterminio silenzioso e
programmatico delle classi sociali più povere, ad opera dell’amministrazione
americana guidata da Trump, è stato perfettamente raccontato, con puntuale
anticipo, dal progetto fotografico dell’artista americano Mark Laita.
Il nostro dovere comunitario, pur
senza scadere nell’abulia del teatro sociale, era di non fermarci a
sottolineare i primi squarci di ipocrisia, ma concepirne una edizione
teatralmente esportabile.
Arrivare - cioè - a un trattato
su: la miseria umana, la mancanza di prospettive, le vittime del Fentanyl e la
disoccupazione crescente, passando per il pop contemporaneo delle storie
estreme.
Soprattutto perché la stessa identica cosa sta cominciando ad accadere anche qui, in Italia e a Roma.
Soft white underbelly nasce prima di tutto come progetto documentaristico, dedicato ad illustrare i disagi estremi in cui versano gli abitanti di Skid Row, il quartiere al centro di Los Angeles, popolato dai senzatetto.
A ciascuno di loro sono dedicate,
ogni volta, tre interviste, distanti nel tempo, che scavano - senza pietà e
senza imbarazzi - nel loro intimo, nelle fragilità che li ha portati ad esporsi
e probabilmente a cancellarsi, come esseri umani, e nelle motivazioni profonde
che li hanno spinti così in basso.
Ogni intervista è una richiesta
di aiuto, una pretesa di attenzione, un ribadire violento la propria inutilità.
Ogni storia è un’ombra che
rischia di sparire. Per estinzione della specie.
La scelta di metterle in scena e
stravolgerle per farle diventare linguaggio
meta teatrale è la condivisione necessaria - quanto politica, appunto - di questo patimento estremo, attraverso la proposta di immedesimazione da parte di ogni singolo interprete; si sprofonda insieme e inevitabilmente negli incubi che nessuno vuole vedere: dal disagio esistenziale alla pretesa di distanza con la famiglia, dagli squilibri mentali al desiderio di esibizione ad ogni costo, dall’ambizione al suicidio alla necrofilia conclamata.
La rinascita teatrale, necessaria
ed indispensabile dopo la pandemia, aveva bisogno di gesti estremi, di proposte
che riflettessero la realtà, anziché farne il verso, di contenuti verificabili,
di esperienze, anche distruttive; per questo ho rielaborato, con l’aiuto
prezioso degli interpreti, i vari monologhi tratti da storie realmente
accadute, lasciando intravedere, tra le pieghe dell’esibizione, tutta la loro
solitudine oltre la disperazione.
Un campionario di urli contro il
mondo, un catalogo poco ragionato di malattie mentali indotte, di crepe
dell’anima, di necessità, di urli interni.
Perché non c’è niente di meglio,
a teatro e nell’arte, della comunicazione perfetta di una urgenza.
Massimiliano Vado
EMANUELA PANZARINO | LEONARDO ZARRA
SOFT WHITE UNDERBELLY
tratto da “Soft White Underbelly interviews and portraits of the human condition by photographer Mark Laita”
aiuto regia Francesca Gregori |foto di scena Beniamino Finocchiaro
produzione Educazione Sentimentale | Artemia + Rassegna dedicata alle Minoranze
con il patrocinio del Circolo Culturale Mario Mieli e il Laboratorio di Arti Sceniche
diretto da Massimiliano Bruno
drammaturgia e regia MASSIMILIANO VADO
SPAZIO DIAMANTE
sala white
8 - 11 Gennaio 2026
SPAZIO DIAMANTE
Via
Prenestina, 230/B 00176 Roma RM
giovedì e venerdì ore 20.30, sabato
ore 19, domenica ore 17
Lo Spazio Diamante propone il Biglietto
Flessibile: tre soluzioni per permettere a chiunque di venire a Teatro
Biglietto Supporter - € 19 - Biglietto
Standard - € 15 - Biglietto
Agevolato - €12


