Lo sfogo di Scialpi sui social non è uno dei tanti post polemici destinati a evaporare nel rumore della rete.
È, piuttosto, il grido amaro di un autore che rivendica il proprio percorso, la propria dignità artistica e, soprattutto, il diritto a essere ascoltato. Al centro della vicenda c’è una canzone proposta tempo fa a Patty Pravo, rimasta senza risposta, nonostante – sottolinea Scialpi – la sua convinzione di essere “un autore di primo livello”.Parole dure, che chiamano in causa non solo un rapporto mancato tra artista e autore, ma anche una riflessione più ampia sul sistema musicale italiano, sui suoi silenzi, sulle sue gerarchie non dichiarate.
Nel suo messaggio, Scialpi non risparmia nulla: parla apertamente di delusione personale, di una stima tradita, arrivando a mettere in discussione lo spessore artistico di Patty Pravo alla luce del suo atteggiamento umano e professionale. Un passaggio particolarmente forte riguarda il riferimento alla “rinascita” della cantante, attribuita dall’autore più alla fortuna che a un reale percorso artistico, con un accenno – controverso e doloroso – alle cadute personali legate alle sostanze.
È un attacco frontale, certo, ma anche il segno di una ferita aperta.
Eppure, al di là della polemica, c’è la musica. E quella musica, ascoltata senza pregiudizi, colpisce.
Il brano proposto da Scialpi appare sorprendentemente aderente all’universo di Patty Pravo: una scrittura che sembra cucita addosso alla sua vocalità, ai suoi chiaroscuri interpretativi, a quella sensualità malinconica che da sempre è il suo marchio. Musicalità elegante, contenuti maturi, un impianto narrativo che dialoga con la storia artistica della cantante, senza nostalgia sterile ma con consapevolezza. Non un esercizio di stile, bensì una proposta autentica, che avrebbe potuto – e forse potrebbe ancora – trovare spazio in un contesto importante.
E qui il tempismo diventa cruciale.
Patty Pravo è attesa al prossimo Festival di Sanremo, palcoscenico che più di ogni altro amplifica scelte, esclusioni e decisioni. Sanremo non è solo una vetrina: è un moltiplicatore di narrazioni, un luogo dove il passato dialoga (o si scontra) con il presente. In questo scenario, la mancata risposta a una proposta artistica così mirata assume un peso diverso, quasi simbolico.
Dall’altra parte, Scialpi guarda avanti. È in preparazione un tour per il 2026, segno di una volontà chiara di rimettere al centro il proprio percorso, la propria voce, la propria identità artistica. Non quella dell’ex enfant prodige o dell’icona pop degli anni Ottanta, ma quella di un autore che chiede riconoscimento per ciò che scrive oggi.
Ma tornando alla polemica, la vera domanda è se il silenzio sia ancora una risposta accettabile in un mondo artistico che dovrebbe fondarsi sul dialogo. Perché ignorare una proposta non significa solo dire “no” a una canzone, ma a volte negare la dignità di un confronto.
Che sia quella di Patty Pravo o di qualcun altro, lo dirà il tempo. Ma una cosa è certa: quando un brano “suona giusto”, ignorarlo non lo rende meno vero. E forse, prima o poi, qualcuno dovrà ascoltarlo davvero.

